La Storia: la fiction Rai ci insegna quanto sia importante non dimenticare gli orrori della guerra

La Storia: la fiction Rai ci insegna quanto sia importante non dimenticare gli orrori della guerra

Di Gian Marco Novelli

Siamo solo a fine gennaio ma La Storia si è già candidata ad essere una delle produzioni italiane più forti del 2024. Nata come adattamento dell’omonimo romanzo di Elsa Morante, La Storia si propone di ripercorrere gli orrori dell’Olocausto e le terribili cicatrici psicologiche lasciate sul popolo italiano, una volta terminato il secondo conflitto mondiale. Alla Rai sembrava, quindi, opportuno collocare gli 8 episodi della fiction nel mese simbolico della memoria, per tale ragione la messa in onda su Rai 1 è stata anticipata dalla distribuzione su Rai Play di tutti gli episodi.

Gli ascolti televisivi sono stati inevitabilmente influenzati da tale decisione, infatti, La Storia era partita con quasi 5 milioni di telespettatori ma ha chiuso a 3,4 milioni; un peccato per una fiction che avrebbe meritato ben altri numeri, occorre però sottolineare l’ottimo andamento avuto su Rai Play dove la serie è stabilmente tra le prime posizioni delle fiction più viste. La Rai e la produzione sono stati in grado di coinvolgere nel progetto tanti grandi attori come Jasmine Trinca, Valerio Mastandrea, Elio Germano ma anche di dare spazio a moltissimi giovani, tra questi Francesco Zenga, Lorenzo Zurzolo e il piccolissimo Mattia Basciani.

Dobbiamo sempre ricordare questa terribile pagina di storia

Quando nel 1974 Elsa Morante pubblicò il romanzo – da cui è tratta la fiction – aveva un unico obiettivo: non permettere a nessuno di dimenticare quell’orribile pagina di storia italiana (e mondiale). Il romanzo colse assolutamente nel segno, riuscendo a vendere in un anno oltre un milione di copie e imponendosi come un fenomeno culturale. La serie tv ripropone fedelmente tutto ciò che l’autrice scrisse, permettendo al pubblico però non solo di immaginarsi i volti di quei personaggi ma di vederli in carne e ossa. La Storia non è una fiction con un racconto teso a risparmiare i dettagli più cruenti del secondo conflitto mondiale, ma anzi li esplicita in tutti i suoi orrori; la Rai lo aveva già fatto ne L’amica Geniale (la cui quarta e ultima stagione è attesa per il 25 novembre 2024), ma con La Storia ha inevitabilmente alzato l’asticella della crudeltà mostrata. Fin dal primo episodio veniamo infatti proiettati nella vita di Ida (Jasmine Trinca), una maestra di scuola elementare che tenta in ogni modo di nascondere le proprie origini ebree. Una sera subisce uno stupro da parte di un soldato tedesco, da quest’orribile evento nascerà il secondo figlio della donna: Useppe.

Il primo si chiama, invece, Nino (Francesco Zenga) ed è un ragazzo affascinato da Mussolini e dal fascismo, ma l’essere chiamato in guerra gli farà comprendere davvero gli orrori perpetrati durante l’Olocausto. Nel corso di un bombardamento la casa di Ida rimane distrutta e per tale ragione la vedremo viaggiare, fino a giungere in un accampamento dove risiedono molti sfollati. La presenza fissa nella vita della donna è l’oste Remo (Valerio Mastandrea), ma nel suo viaggio incontrerà le personalità più disparate come l’ebreo e anarchico Davide, il comunista Giuseppe e la prostituta Santina, interpretati magnificamente da Lorenzo Zurzolo, Elio Germano e Asia Argento; loro segneranno in modo incredibile la vita di Ida (e quella dei suoi figli), essendo infatti i testimoni più forti degli orrori della guerra, capace di lasciare traumi anche una volta terminata.

La tragica storia di Ida

Quella di Ida non è una vita facile e questo La Storia ce lo mette in chiaro fin dal primo episodio, quando la donna subisce uno stupro da parte di un soldato tedesco; tale evento rappresenterà solo il primo di una lunga serie di traumi per lei. Ida ci viene presentata come una donna forte e allora perché nel finale la vediamo perdere completamente la ragione, fino a passare gli ultimi anni di vita in un ospedale psichiatrico? Semplice, la guerra ha lasciato su di lei delle cicatrici non visibili e a livello psicologico e la situazione è assolutamente degenerata una volta terminato il conflitto, con la donna che ha dovuto patire la fame – arrivando a cibarsi delle cose più improbabili –  e soprattutto la morte di entrambi i propri figli. Dopo la perdita di Nino, Ida cerca in tutti i modi di reagire al dolore così da mostrarsi forte davanti al piccolo Useppe. Quest’ultimo, però, si ammalerà di epilessia e la protagonista arriverà persino a saltare dei giorni di lavoro (cosa difficile in quegli anni, specie per una donna) pur di stargli accanto, permettendogli al tempo stesso di vivere una vita il quanto più possibile normale; quando però Ida trova Useppe in casa senza vita, la vediamo crollare definitivamente. È come se in quell’istante fosse morta anche lei, e qui – oltre una grande sceneggiatura –  il merito va attribuito all’enorme talento di Jasmine Trinca, capace con un solo sguardo di mostrare la distruzione psicologica di una persona. Una scena potentissima, che per quanto ci riguarda la consacra come una delle attrici più talentuose della sua generazione. Lei stessa ha dichiarato di aver interpretato uno dei ruoli più importanti della propria carriera:

Per me Elsa Morante è un nume tutelare, ho chiamato mia figlia Elsa in omaggio a lei. La storia è il mio romanzo d’elezione, e sono di Testaccio il quartiere dove è ambientata gran parte della trama. Sentirsi offrire un ruolo come questo è qualcosa che aspetti per tutta la vita.

Se non l’avete ancora fatto vi consigliamo di recuperare su Rai Play gli 8 episodi de La Storia, perché quanto accaduto non deve essere assolutamente dimenticato, né tantomeno ripetuto (come purtroppo sta avvenendo in ben due parti del mondo).

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