For All Mankind è una serie che – se non lo fate già – dovreste proprio seguire

For All Mankind è una serie che – se non lo fate già – dovreste proprio seguire

Di DocManhattan

“For All Mankind” sono le ultime tre parole che si leggono sulla targa lasciata sulla Luna dalla missione Apollo 11 nel luglio del 1969: “We Came in Peace for All Mankind”, siamo venuti in pace per tutta l’umanità. For All Mankind è, ovviamente non per caso, anche il titolo di una serie di fantascienza di Apple TV+, parte del sempre più nutrito catalogo di serie validissime di questa piattaforma di cui però, anche e soprattutto perché Apple le spinge poco e niente, sembra non parlare quasi nessuno. Lo scorso 12 gennaio, oltre che la prima stagione di Monarch: Legacy of Monsters – di cui si parla un pochino di più, ma solo perché c’è il bubùsettete di Godzilla – si è chiusa anche la quarta di For All Mankind. Una serie nata da un’intrigante what if? – cosa sarebbe successo se i primi uomini a metter piede sulla Luna fossero stati cosmonauti sovietici, e non astronauti della NASA? – e che stagione dopo stagione accelera, portando la corsa allo spazio, letteralmente, un po’ più in là.

For All Mankind

VERSO L’INFINITO E OLTRE

Ed è forse questo il primo dei tanti pregi di For All Mankind. È una serie facile da recuperare, nonostante questo voglia dire adesso vedersi 40 episodi e dedicargli altrettante ore della vostra vita, perché la storia cresce e con essa si sviluppano le sue trame. E invecchiano, decennio dopo decennio, i suoi protagonisti. Il che è la ragione per cui, nelle foto della stagione 4, vedrete Joel Kinnaman truccato come i genitori di Marty McFly. L’epopea della corsa alla conquista della Luna, e poi di Marte, e poi di altre risorse del sistema solare da parte della NASA e della Roscosmos, con un terzo incomodo rappresentato a un certo punto dai privati, muta non solo la storia dell’esplorazione spaziale, ma il mondo in cui si svolge la vicenda.

Un passato alternativo della Terra in cui l’impatto sulla tecnologia, le relazioni internazionali, la politica planetaria di una realtà in cui l’Unione Sovietica non si dissolve e la NASA continua a ricevere fondi a profusione dal governo USA, è semplicemente enorme. Un impatto che si declina in tutta una serie di differenze, via via più sostanziali, rispetto a quanto ci raccontano i nostri libri di storia. La verosimiglianza dei fatti della prima stagione – tra le righe c’è anche una spiegazione del perché qui i russi sono arrivati prima degli americani sulla Luna – ambientati a fine anni 60 e pieni di volti e progetti realmente esistiti, lascia il campo nelle stagioni successive a uno scenario ucronistico fatto di basi lunari e trivellazioni di altri corpi celesti.

For All Mankind

IL FUTURO, DECENNI FA

Una Storia con la S maiuscola, e tutta da scrivere, in cui si mescolano vicende personali, amori, trionfi, vendette e meschinità dell’essere umano, ma anche in cui oltre allo spionaggio nascono insperate collaborazioni con il “nemico”. Il tutto alimentato da uno spirito d’avventura che, esattamente come la storia e i suoi interpreti, ti trascina a ogni decennio/stagione un po’ più in là. Con tanto di cliffhanger da finale di stagione che, se non avete mai visto For All Mankind e doveste decidere di recuperarla adesso, non vi faranno fortunatamente soffrire come è successo a chi ha dovuto aspettare un anno intero tra una stagione e la successiva.

E lo so, e posso scrivervelo, in totale onestà, perché fino a tre mesi fa avevo solo sentito parlare – piuttosto bene – di For All Mankind, ma non ne avevo visto neanche un singolo episodio. Poi l’ho fatto, e non sono riuscito più a staccarmene finché non mi sono rimesso in pari e ho potuto seguire, nelle ultime settimane, la quarta stagione a cadenza settimanale.

Per tanti aspetti, le ultime due stagioni mi hanno ricordato Battlestar Galactica, soprattutto sul fronte delle fazioni, delle alleanze e dei cambi di casacca di alcuni personaggi. Non è un caso, del resto, che molti sceneggiatori e registi di For All Mankind vengano dalle serie di Star Trek o proprio da Battlestar Galactica (Naren Shankar, David Weddle, Sergio Mimica-Gezzan…). Lo stesso vale per uno dei creatori della serie, Ronald D. Moore, a cui l’idea per questo show è venuta in mente una volta che si ritrovò a pranzare con l’ex astronauta Garrett Reisman. Moore ha lavorato sia a BSG che a vari capitoli di Star Trek.

For All Mankind

TRA BATTLESTAR GALACTICA E FARGO

Non fraintendetemi, però: For All Mankind è una serie estremamente moderna. Gli ultimi episodi di questa quarta stagione, “Brazil” e “Perestroika”, sono costruiti su una tensione alla Better Call Saul. Gli altri due creatori della serie che hanno affiancato Moore, Ben Nedivi e Matt Wolpert, hanno del resto in curriculum serie apprezzate e con i piedi ben piantati a terra come Fargo e American Crime History.

Insomma, che vi piacciano la storia dell’esplorazione spaziale, la fantascienza o più semplicemente le storie su quello che l’umanità può fare quando si trova di fronte a infinite possibilità ed enormi rischi, amerete anche voi For All Mankind. Ah, sì, dimenticavo: se quel signore con gli occhiali dell’ultima foto – il capo della NASA Eli Hobson – vi ricorda Marv, il ladro di Mamma, ho perso l’aereo, è perché è proprio lui, Daniel Stern.

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