Timothée Chalamet continua a essere l’idolo della Generazione Z

Timothée Chalamet continua a essere l’idolo della Generazione Z

Di Giulio Zoppello
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Con Wonka Timothée Chalameth ha messo un altro mattoncino su quel percorso che ad oggi lo vede senza ombra di dubbio come l’attore simbolo della Generazione Z, il volto più iconico per quel pubblico, che non lo ha mai visto dentro cinecomics o altre operazioni simili. Eppure, nonostante questo, l’attore franco-americano rimane una delle ultime, vere star cinematograficamente intese, sopravvissute alla trasformazione dell’industria, del pubblico, di come vanno le cose oggigiorno dietro le quinte. Wonka, da questo punto di vista, appare assolutamente perfetto per stargli addosso.

Molto più del “Lolito” del XXI secolo

Timothée Chalamet è diventato il nuovo Lolito 2.0. In molti fanno confronti con Johnny Depp, che però aveva un’altra presenza, un’altra capacità metamorfica, ma soprattutto è stato attore feticcio, creando con Tim Burton una diade indissolubile che fece la fortuna di entrambi. Depp soprattutto, è sempre stato molto legato al fascino della rockstar dannata, Chalamet invece è molto più simile a ciò che fu DiCaprio agli inizi, visto che già negli anni ‘90, bene o male, imporsi in mezzo a tanti fusti fu qualcosa che saltò all’occhio. Questo soprattutto contando quanto per entrambi a lungo, la popolarità nel pubblico teen al femminile, abbia rischiato di oscurare il talento recitativo. Perché Chalamet è un bravissimo attore, lo ha dimostrato confrontandosi con ogni genere, lavorando con i registi più diversi, e anche quando un film non è piaciuto, lui è riuscito comunque ad uscirne vincente o se non altro non colpevole. La sua stessa identità, la sua stessa fisicità, così antitetica rispetto alla narrazione maschile e contemporanea, quella dei chad, dei gym boys, lo rende più che metrosexual, sostanzialmente efebico. Qualcuno ha sfoderato il termine preraffaelitico. Timothée Chalamet è stato lanciato senza ombra di dubbio da Lady Bird della Gerwig, dove fin da subito ha mostrato di avere due requisiti fondamentali: la faccia giusta e una gamma recitativa in perfetto equilibrio tra credibilità e la capacità di trasmettere ogni possibile emozione, anche la più estrema. Guardando la sua carriera, leggiamo i nomi di registi come Guadagnino, Villeneuve, Allen, Michod, Cooper, ma soprattutto vediamo commedie romantiche, film di genere, film storici, ora anche musical con Wonka, fantascienza. Lì dove Jesse Eisenberg, Tom Holland, persino nei primi anni uno come Robert Pattinson hanno fallito, Timothée Chalamet è riuscito: non farsi schiacciare dalla sua prima immagine, continuare un percorso artistico non schiavo della visibilità ma semplicemente della sua volontà di crescita come interprete.

Un interprete capace di cambiare in continuazione

Tutto sta nell’atteggiamento” disse una volta Howard Hughes, parlando della relazione tra immagine pubblica e privata, della responsabilità della celebrità. Chalamet anche in questo è perfetto esemplificazione della concezione dell’immagine di sé per la Generazione Z. Ciò che comunica è che ama essere famoso, ama essere una star, e anche per questo adora personaggi eccentrici, sopra le righe, a cui si presta con quel fisico magro, molleggiato. Una diretta conseguenza, naturalmente, è che il nuovo Paul Atreides di Dune non è che abbia tantissimi fan nel mondo maschile, di cui rappresenta la negazione dei canoni più classici, più conservatori. Chiamami col tuo nome da questo punto di vista è la prova suprema, di fatto è già diventato un film icona per la comunità LGBTQ che non a caso lo ha eletto a proprio rappresentante, in virtù proprio di quel ruolo, quell’Elio Perlman, a cui poi vanno aggiunte le sue interpretazioni nei panni di personaggi incredibilmente diversi l’uno dall’altro. Fatto ancora più interessante, è stato capace anche di essere caratterista, in grado anche in pochi minuti di dare vita ad un’identità ben precisa per tanti dei piccoli personaggi che ha interpretato in film come Don’t Look Up, The French Dispatch, Evening Sun, Hostiles. Rimane ora da comprendere come e quanto durerà tutto questo, se la sua iconicità rimane connessa alla sua ancora verde età, visto che bene o male, e questo anche Di Caprio ad un certo punto lo comprese, non si può essere Lolito per sempre. Questo con buona pace delle quarantenni e cinquantenni che gli salterebbero letteralmente addosso. Wonka da questo punto di vista, con la sua identità di musical per il pubblico teen, può veramente aiutarlo a trovare una strada in più, aprirgli le porte di un genere, che ha fatto la fortuna di tanti teen Idol prima di lui, quando hanno deciso che quel vestito gli andava ormai un po’ stretto.

QUI trovate la recensione di Wonka

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