Aspettando Silent Night, un ripassino sul Vendicatore, l’eroe per eccellenza dell’America

Aspettando Silent Night, un ripassino sul Vendicatore, l’eroe per eccellenza dell’America

Di Giulio Zoppello

Torna John Woo, lo fa con Silent Night, un film che abbraccia i topoi del genere action classico, compresa l’autocitazione, rispolverando il tema della vendetta anzi del Vendicatore. Dal punto di vista cinematografico è e rimane uno dei più importanti ed utilizzati dalla narrazione americana, che lo ha declinato in una miriade di possibilità, capaci ancora oggi di venire riprese e rielaborate, senza mai invecchiare. Un personaggio, quello del Vendicatore, che ci dice molto, moltissimo anche della società americana, della sua visione della violenza e soprattutto della giustizia.

Il legame della figura con Lo Straniero Senza Nome

È molto difficile trovare un’origine nel personaggio del Vendicatore, che ha avuto declinazioni molto diverse, ma è indubbio che bisogna chiamare in causa soprattutto Lo Straniero Senza Nome, che tutti connettiamo a Clint Eastwood, ma che nella realtà ha avuto inizio con Alan Ladd e il suo Shane in Il Cavaliere della Valle Solitaria, uno dei più importanti western di tutti i tempi. Sergio Leone, John Ford, Robert Aldrich, John Houston e tanti altri da lì sarebbero partiti per donarci i loro capolavori. Dalle grandi praterie ci si sposta nelle grandi città, che non sono meno violente, meno infide, dei verdi pascoli dove non era la legge a rendere gli uomini uguali ma la sei colpi creata dal signor Colt. Gangsters, detective, poliziotti, diventano ora eroi ora villain, nelle grandi metropoli dove il crimine è più o meno organizzato, con una polizia che quando non è corrotta, sovente è impotente. Proprio il tema del portatore di distintivo che piega la legge alle necessità di una vendetta è un altro grande must della cinematografia che, con Il Giustiziere della Notte, avrebbe consegnato Charles Bronson ad un’iconicità mai più venuta meno e fornito un archetipo che è sopravvissuto fino ai nostri giorni. In Silent Night lo stesso Woo riprende quell’iter di trasformazione di un uomo mite, civile, assolutamente distante dalla violenza e dalle armi, in un angelo vendicatore senza pietà. Il film ha avuto diversi remake, reboot, sequel abbastanza evitabili, con cui soddisfare anche il sadismo di quella parte del pubblico, soprattutto americano, che non crede nella giustizia dello Stato, ma in quella fai da te, nell’occhio per occhio dente per dente. Inutile dire che tutto questo poi si è sempre unito in modo profondissimo all’amore per le armi, veleno ed assieme antidoto della società americana, della sua visione della libertà come qualcosa di assoluto. Qualcosa di slegato dal concetto di Stato e legislazione, ma connesso profondamente a quell’individualismo, che proprio il vendicatore dal punto di vista cinematografico, ha sempre rappresentato.

Diversi volti per un rituale identico

Di Charles Bronson abbiamo parlato, sarebbero venuti Kevin Bacon, Ryan Gosling in Drive, Steven Seagal avrebbe conosciuto l’apice della sua fama con film commerciali d’azione iper-violenti in cui quasi sempre doveva vendicarsi. Lo stesso dicasi anche per Jason Statham fino ad arrivare a John Wick, ad una saga partita proprio da una vendetta che dal punto di vista dell’espressività e della coreografia, ha cambiato tutto, quasi come fece John Woo negli anni ‘80. A Better Tomorrow, the Killer, tantissimi dei suoi capolavori visivi, hanno sempre avuto proprio nel concetto di vendicatore, il proprio cuore. Questo unito al tema anche della redenzione, che quasi sempre si incrocia con i proiettili che dalle mani del protagonista, seminerà la morte presso criminali, individui esecrabili, impuniti per quello che riguarda la legge. Capolavori come Leon, avrebbero anzi messo proprio i poliziotti dalla parte dei cattivi. Se guardiamo ad un cinecomic tra i più leggendari, come Il Corvo, anche lì il Vendicatore si sostituisce alla mano dell’uomo, diventa prolungamento del giudizio divino e quindi insindacabile. In tutto questo, occorre anche sottolineare come un personaggio quale “The Punisher” della Marvel, portato con risultati alquanto discordanti per ben tre volte sul grande schermo, abbiamo trovato nella serie televisiva, pur con notevoli variazioni rispetto al ciclo fumettistico, un’elaborazione ulteriore proprio della figura del Vendicatore, di quanto alla fin fine, il concetto di vendetta è quello di giustizia siano assolutamente distanti. Eppure, nonostante questo, che sia ambientato durante l’Impero Romano o nella frontiera americana, nelle giungle di cemento asiatiche ed europee, la figura del Vendicatore rimane impareggiabile per fascino ed energia, questo nonostante la ripetitività dell’iter. Quest’ultimo è quasi sempre connesso anche ad un’auto miglioramento che richiama alla mente la dualità dell’essere umano, il nostro abbracciare spesso e volentieri, quando se ne presenta la necessità o occasione, qualcosa di sopito, di inconfessabile, di oscuro.

Silent Night arriverà nelle nostre sale il 30 novembre, distribuito da Plaion Pictures.

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