Cinema

Dopo 50 anni, Robin Hood è ancora insuperabile

Pubblicato il 10 novembre 2023 di Giulio Zoppello

“Robin Hood e Little John van per la foresta” la conosciamo tutti o quasi a memoria, bastano due note e si parte. Robin Hood di Wolfgang Reitherman compie 50 anni e lo fa in splendida forma, come simbolo di quel corso Disney degli anni ’70, che se da un lato non fu sempre costante cronologicamente, dall’altro ha avuto in questo e altri titoli delle pietre miliari. Ma certo, questo film è ancora oggi un caso a parte.

Un piccolo gioiellino arrivato un po’ a sorpresa

Doveva essere “Renart la Volpe” all’inizio, che Walt Disney aveva già in mente fin dai tempi di Biancaneve, ma Disney sapeva di correre un rischio enorme, dato il clima ancora di sospetto verso i cartoni animati e la censura che rischiava di abbattersi su di lui. Decise quindi a malincuore di fermare tutto in corso d’opera, cosa che poi avrebbe ripetuto nei decenni a venire. Nel 1968 infine, su suggerimento di Card Walker, Disney decise che bisognava fare un film animato sul leggendario arciere di Sherwood, a dispetto dell’opposizione del disegnatore Ken Anderson, suo uomo di fiducia. Era del resto un periodo in cui gli animali antropomorfi erano sulla cresta dell’onda e questo gli suggerì anche una soluzione in linea con le sue necessità economiche dell’epoca. Robin Hood potrebbe essere definito infatti il trionfo del riciclo o comunque di una capacità di ottimizzare costi e tempi, che in questo film raggiunse vette onestamente pericolosissime. Per riuscire a rientrare nei costi e nei tempi, il character design, i movimenti, così come tanti numeri di ballo di Robin, Little John e degli altri personaggi antropomorfi, furono sostanzialmente copiate quelle di Pomi d’ottone e manici di scopa, La Bella Addormentata nel Bosco, Cenerentola, Il libro della giungla, Gli Aristogatti e Biancaneve e i sette nani. Eppure, nonostante questo, Robin Hood aveva il suo cuore non nella parte visiva (che comunque si rivelò soddisfacente) ma nelle musiche, nei dialoghi, nello spirito ribelle ed irriverente con cui seppe prendere un grande personaggio e farne una sorta di rockstar. Erano del resto gli anni ’70, la stessa industria dell’intrattenimento sapeva che il pubblico cercava altro, in particolare i giovani erano ormai distanti dai gusti di vent’anni prima. Disney, approvando la sceneggiatura di Larry Clemmons, sapeva che aveva tra le mani un film che forse alla critica non sarebbe piaciuto, ma al pubblico? Piacque eccome questo Robin Hood, andò sopra i 35 milioni, fino a diventare un classico per l’infanzia per l’home video nei decenni a seguire.

Robin Hood fu fortemente influenzato da film come I Racconti dello Zio Tom e soprattutto Robin Hood e i compagni della foresta, live action Disney, ma il tono divertito non poteva non far riferimento alla decostruzione di genere che gli spaghetti western, i fagioli western, così come diverse parodie di quegli anni, avevano riservato ai generi più gloriosi. Da questo punto di vista, la colonna sonora di Roger Miller, coadiuvato per alcune tracce da Johnny Mercer, Floyd Huddleston & George Bruns non può essere definita se non come una delle più indovinate ed iconiche della Casa di Topolino. Le scene diventate iconiche sono tali per la capacità parodistica con cui si faceva un po’ a pezzi il vecchio genere medioevale, quello che proprio in Robin Hood aveva avuto uno dei fulcri principali. La volpe che ne interpretava le vesti era molto simile allo sgargiante Erroll Flynn di La leggenda di Robin Hood del 1938, così come a Douglas Fairbanks che nel 1922 aveva dato il meglio di sé nei panni del fuorilegge. Buddy Movie genuino con la coppia volpe-orso che spadroneggiava, regalava risate immense, ma era anche un film sull’importanza dell’amicizia, su una lotta anti-sistema che vedeva il comico Principe Giovanni e il corpulento Sceriffo lupoide sulla graticola. Ser Biss, Crucco e Tonto, aggiunsero qualcosa di chapliniano, una comicità slapstick che era perfetta per dare ritmo, energia e dinamismo ad un film che ancora oggi, a 50 anni di distanza, fa letteralmente scassare dalle risate. L’antropomorfismo animale di casa Disney grazie a questo film sarebbe durato ancora a lungo, si sarebbe sedimentato, tanto che ancora oggi Robin Hood vede i suoi personaggi tra i più riusciti ed amati di questo filone. Di certo c’è che se guardiamo a come certa cinematografia animata contemporanea ha saputo andare oltre i cliché rigidi della stessa Disney, viene da pensare che il primo elemento di decostruzione sia paradossalmente partito 50 anni fa, a Sherwood.