Uno dei concetti fondamentali del romanticismo tedesco è il Sehnsucht, lo “struggimento” interiore rivolto a qualcosa o qualcuno che si brama intensamente, e che spesso si rivela irraggiungibile. Il cinema di Christian Petzold, uno dei più grandi registi europei in attività, è attraversato proprio da questa tensione verso il desiderio, da un senso di mancanza che consuma lentamente i personaggi. Se già il bellissimo La donna dello scrittore ne era pervaso, Undine e Il cielo brucia valorizzano ancora di più l’importanza del Sehnsucht per il cineasta tedesco: non a caso, i due film appartengono a una trilogia di carattere tematico (quindi priva di connessioni narrative) sulla solitudine e i rapporti interpersonali, dove gli elementi hanno un ruolo centrale.
Stavolta, però, Petzold approccia la storia con la vaga leggerezza di una commedia, almeno in principio. Il protagonista è Leon (Thomas Schubert), giovane scrittore che ha appena finito il suo secondo romanzo, ma l’editore non ne è soddisfatto. Con l’amico Felix (Langston Uibel) va in vacanza in una località balneare sul Mar Baltico, dove conta di rielaborare il libro per migliorarlo. Felix deve invece preparare il suo portfolio per entrare in un’accademia di belle arti, e comincia un progetto fotografico sulla spiaggia, inquadrando i bagnanti che osservano il mare. Nella casa dove soggiornano c’è anche Nadja (Paula Beer), che fa un lavoro stagionale nel villaggio dall’altro lato del bosco, e intrattiene una relazione con il bagnino Devid (Enno Trebs). La frustrazione di Leon condiziona il suo atteggiamento verso gli altri, soprattutto Nadja e Devid, dato che l’imberbe autore è chiaramente infatuato della ragazza. Intanto, un colossale incendio distrugge i boschi della zona, avvicinandosi sempre di più.
Mentre Undine ruotava attorno all’acqua, Il cielo brucia opta invece per il fuoco, ma la funzione degli elementi non cambia: essi determinano la sorte degli amanti, ne consumano la passione, e finiscono paradossalmente per separarli proprio quando li uniscono. La natura, troppo a lungo ignorata, è evocata da Petzold come una forza che pretende la nostra attenzione, anche al costo di distruggerci. Gli incendi restano sempre fuori campo, e gli stessi protagonisti si raccontano delle fandonie per illudersi di essere al sicuro, ma la minaccia è evocata proprio da quel cielo in fiamme che dà il titolo al film (in originale Roter Himmel, “cielo rosso”). Ciononostante, Petzold ci mette un laconico umorismo che allevia gran parte della storia, e guarda al cinema di Rohmer (Pauline alla spiaggia, Il raggio verde, Racconto d’estate…) per narrare una storia di isolamento e attrazione nel periodo estivo.
Ci troviamo però nel nord della Germania, e il contesto influisce sui toni: il pallido sole del Baltico stinge anche le interazioni fra i personaggi, rendendole asciutte, controllate, forse colme di sentimenti repressi. Spiazzano i lunghi dialoghi che degenerano in brevi schermaglie verbali, come pure il comportamento snervante di Leon, che non sembra portare da nessuna parte. Ben presto, però, ci rendiamo conto che Il cielo brucia gioca proprio su questo tema: il ritratto di un giovane uomo che affronta la vita solo come spettatore, e si nasconde dietro al lavoro per evitare le attività fisiche, i rapporti sociali e qualunque situazione che lo esporrebbe all’attenzione del prossimo. Leon, frenato da una sottintesa insicurezza verso il suo stesso corpo, è testimone delle vite altrui, senza mai esserne protagonista. Ecco che ritorna quel senso di mancanza tipico del Sehnsucht, e che l’estate può accentuare per contrasto, come nei film di Rohmer o nelle opere di Cesare Pavese, menzionate da Petzold come fonte d’ispirazione.
C’è però un riferimento letterario più esplicito, citato da Nadja in una scena del film, ed è il grande poeta tedesco Heinrich Heine. I versi de L’Asra, poesia del 1846, suonano delicati e profetici quando la ragazza li declama nel corso di una cena: “Mi chiamo Mohamèt, nacqui nell’Yemen, son degli Asra, quei che muoiono quando sono innamorati”. È proprio lì che possiamo trovare la chiave di questo cielo in fiamme, il suo potere distruttivo sugli amori e sulle coscienze. Si brucia più in fretta da innamorati, quando la passione è più intensa, ed è l’assenza della persona amata a nutrire lo slancio creativo dell’artista. Alla fine, il Sehnsucht è ciò che permette a Leon di ritrovarsi non solo come scrittore, ma come uomo.