Nel mondo degli appassionati di cinema, il dibattito su quanto sia utile e quanto dannoso il sito aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes è inesauribile. Chi non è un cinefilo sfegatato, al contrario, usa tranquillamente il sito, che ormai ha alle spalle 25 anni di storia, per decidere se andare a vedere o meno un film.
Resta il fatto che alcune critiche sono giuste. Rotten Tomatoes semplifica all’eccesso il discorso critico, assegnando un marchio al film: “Rotten”, cioè “Marcio”, in caso di una percentuale inferiore al 60%, “Fresh”, cioè “Fresco”, se al di sopra del 60%, “Certified Fresh” se al di sopra del 75%. Ma le falle nel sistema sono sempre più evidenti. Da un lato c’è il fenomeno del “review bombing”, che prende in causa solamente la percentuale determinata dalle recensioni del pubblico – separata da quella della critica professionale. Questo avviene quando, per ragioni che non hanno di solito nulla a che vedere con il film, alcuni utenti si accaniscono contro lo stesso, ricoprendolo di recensioni negative per far abbassare la percentuale.
Dall’altro c’è un fenomeno, emerso di recente, che mette seriamente in discussione l’affidabilità del sito e lo colpisce dove più fa male: la raccolta di recensioni di critici professionisti. Secondo un’indagine di Vulture, l’agenzia di marketing Bunker 15 avrebbe pagato dei critici per far alzare la percentuale di un film che seguiva, Ophelia, rilettura di Amleto interpretata da Daisy Ridley. Il film era stato inizialmente accolto con un 46%, ma Bunker 15 avebbe reclutato una serie di critici poco conosciuti, che spesso si pubblicano da sé ma che, comunque, fanno parte del pool di critici selezionati da Rotten Tomatoes, offrendo loro 50 dollari per scrivere una recensione positiva. Il punteggio finale si è così alzato al 62%, passando da “Rotten” a “Fresh”.
Ovviamente tutti negano. Bunker 15 ha dichiarato al New York Magazine:
Abbiamo centinaia di recensori nella nostra lista di distribuzione. Un piccolo gruppo ha creato un sistema specifico secondo cui i filmmaker li possono sponsorizzare o pagare per far loro recensire un film.
La colpa viene dunque scaricata verso produttori e registi. Eppure, un’e-mail inviata da un dipendente di Bunker 15 a un potenziale recensore nell’ottobre 2018, a proposito di Ophelia, dice il contrario:
È un film Sundance e la sensazione è che sia stato trattato un po’ duramente da alcuni critici (sono certo che il colpevole sono state le aspettative fuori scala), perciò i team coinvolti pensano che trarrebbe vantaggio da nuovo input da parte di critici diversi.
Rotten Tomatoes ha detto di prendere “molto seriamente l’integrità” dei suoi punteggi e non tollera “alcun tentativo di manipolarli”. Eppure, quei tentativi sembrano esserci già stati ed essere andati a segno.