Favino si scaglia contro il cast americano di Ferrari, rispondono Mads Mikkelsen e il produttore

Favino si scaglia contro il cast americano di Ferrari, rispondono Mads Mikkelsen e il produttore

Di Marco Triolo

La polemica della settimana, scatenata da Pierfrancesco Favino durante la Mostra di Venezia, prosegue. Tutto è partito da una considerazione fatta dall’attore durante la conferenza stampa di Adagio, il nuovo film di Stefano Sollima. Favino ha detto:

I Gucci avevano l’accento del New Jersey non lo sapevate?

Ovviamente a proposito di House of Gucci di Ridley Scott, film del quale aveva già parlato in passato. L’oggetto del contendere, però, è ora il Ferrari di Michael Mann, presentato in concorso alla Mostra qualche giorno fa. Per Favino, è un film che così non si doveva fare:

C’è un tema di appropriazione culturale, non si capisce perché non io ma attori di questo livello [i colleghi di Adagio, Toni Servillo, Adriano Giannini, Valerio Mastandrea] non sono coinvolti in questo genere di film che invece affidano ad attori stranieri lontani dai protagonisti reali delle storie, a cominciare dall’accento esotico. Se un cubano non può fare un messicano perché un americano può fare un italiano? Solo da noi. Ferrari in altre epoche lo avrebbe fatto Gassman, oggi invece lo fa Driver e nessuno dice nulla. Mi sembra un atteggiamento di disprezzo nei confronti del sistema italiano, se le leggi comuni sono queste allora partecipiamo anche noi.

Queste dichiarazioni (via Ansa) hanno scatenato un dibattito, che ha coinvolto altre personalità del cinema. A partire da Mads Mikkelsen, a Venezia per presentare il film Bastarden di Nikolaj Arcel. In conferenza, Mikkelsen ha risposto a una domanda dando fondamentalmente ragione a Favino, e riflettendo sulla questione che secondo lui è alla base di scelte come questa, ovvero il doppiaggio:

Favino ha ragione, gli americani hanno avuto molto più spazio nei film italiani che non il contrario. Anche se Favino è apparso diverse volte in film americani, non possiamo assolutamente fare un paragone. E poi nel film su Gucci, per amor di Dio, gli attori sono bravi, ma non sono italiani. A parte il fatto che è meglio stendere un velo pietoso sul film, non è certamente il modo migliore per dipingere una famiglia.

Mikkelsen ha poi aggiunto (via Repubblica):

Farei una premessa: se in Francia, in Germania, in Italia e in Spagna smettessero di doppiare i film in tutte le lingue, questo potrebbe essere un elemento importante per affrontare il problema. Ma finché continuano col doppiaggio, a chi importa quale sia la lingua, la cultura, d’origine? Non ho mai capito perché fate questa cosa, per me folle. Abbiamo visto Tom Cruise interpretare un ufficiale nazista con un leggero accento tedesco e poi diventare americano in piena regola, da lì in poi. Puoi farlo in questo tipo di film, in altri invece li rende meno credibili.

L’opinione di Salvatores

Nel dibattito si è intrufolato anche Gabriele Salvatores, che ha voluto dire la sua (via Ansa):

Credo che Favino abbia fatto bene a dire questa cosa, però il problema è che la situazione è molto più complicata di quanto sembri, e comune. Ad esempio, in Schindler’s List Steven Spielberg ha preso un attore americano che interpreta un tedesco. Certo su certe icone italiane, come un film su Giorgio Armani con un attore americano, certo che è sbagliato.

Salvatores ha poi parlato della “tendenza degli americani a rendere ridicole certe nostre realtà”:

Ci vedono un po’ come “caratteristici”, in una certa maniera sbagliata. Però è un discorso talmente complesso, perché poi va tenuta conto anche la distribuzione internazionale.

La risposta di Andrea Iervolino

Infine, sulla questione è intervenuto Andrea Iervolino, uno dei produttori di Ferrari, che ha risposto direttamente a Favino in un comunicato, in cui si legge:

Caro Favino, negli ultimi trent’anni, il cinema italiano non ha creato uno star system riconoscibile nel mondo. Restando chiuso a collaborazioni internazionali che in un mondo globale ritengo al contrario utili alla crescita del settore.

Gli altri Paesi non americani hanno avuto invece un approccio diverso e forse vincente dando vita e luce a: Banderas, Bardem, Cruz, Cassel, Cotillard, Kinnam, Mikkelsen, Schoenaerts, Kruger che sono oggi nomi internazionalmente riconosciuti con un notevole e comunque discreto valore.

In Italia al contrario proprio per valorizzare e lanciare talent italiani, bisogna fare film internazionali, inserendo nel cast un mix di attori stranieri e nostrani. Solo così i talenti italiani, che sono tantissimi e non tutti ancora scoperti, possono iniziare ad avere visibilità a livello mondiale per poi essere protagonisti di film che potrebbero costare intorno ai 100.000.000 dollari come Ferrari. Il cinema italiano deve guardare oltre il proprio Paese e mettere in campo sinergie con l’industria internazionale che vuole investire sulle icone del made in Italy

Film come Ferrari che vengono distribuiti in 150 paesi nel mondo promuovono profondamente l’Italia e il genio italiano nel mondo dando lustro e visibilità al nostro Paese. Per rilanciare il cinema italiano, quindi la produzione Made in italy e di conseguenza gli artisti devono realizzare film con storie che parlano a tutto il mondo, con star internazionali che lavorano fianco a fianco con i nostri talenti e con le nostre maestranze locali con l’unica finalità di valorizzare quanto meritano le storie italiane e gli attori italiani”.

Solo per fare un esempio in linea: nel nostro film Modigliani diretto da Johnny Deep, Riccardo Scamarcio sarà uno dei protagonisti principali, e sarà affiancato da Al Pacino e tanti altri, ma ovviamente non è un film che costa cento milioni, ha un budget molto più modesto e quindi può sperimentare una formula a cast misto che darà molta luce e visibilità a Scamarcio e a tutti gli altri attori non internazionali che faranno parte del cast.

QUI potete leggere la nostra recensione di Ferrari da Venezia 80.

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