Lo sciopero degli attori americani è ormai quasi certo

Lo sciopero degli attori americani è ormai quasi certo

Di Marco Triolo

Ne abbiamo già parlato di recente, e ora sembra proprio che ci siamo: lo sciopero del sindacato SAG-AFTRA, che rappresenta, tra gli altri, gli attori americani, è praticamente certo. La deadline dei contratti cinematografici e televisivi è appena scaduta senza che si sia raggiunto un accordo con gli studios e le piattaforme streaming dopo cinque settimane di trattative, e il comitato per la negoziazione ha votato all’unanimità per raccomandare che il Consiglio di Amministrazione indica uno sciopero. Il Consiglio si riunirà oggi, giovedì 13 luglio, alle 9 del mattino ora locale, per decidere ufficialmente se procedere o meno con lo sciopero.

Come abbiamo già detto, uno sciopero degli attori sarebbe devastante per l’industria hollywoodiana, già bloccata parzialmente dallo sciopero degli sceneggiatori, ancora in corso. Se scattasse anche lo sciopero SAG-AFTRA, sarebbe la prima volta in quarant’anni per il sindacato degli attori. Un “doppio sciopero” di sceneggiatori e attori non avviene invece dal 1960, quando il presidente di SAG-AFTRA era il futuro presidente USA Ronald Reagan.

In un comunicato ufficiale, SAG-AFTRA scrive:

Dopo oltre quattro settimane di contrattazione, la Alliance of Motion Picture and Television Producers (AMPTP) – l’entità che rappresenta i principali studios e streamer, inclusi Amazon, Apple, Disney, NBCUniversal, Netflix, Paramount, Sony e Warner Bros. Discovery – si dimostra ancora riluttante a offrire un giusto accordo su questioni chiave che sono essenziali per i membri SAG-AFTRA.

AMPTP risponde dicendosi “profondamente delusa” dalla volontà di SAG-AFTRA di non estendere le trattative:

Questa è una scelta del sindacato, non nostra. Nel farlo, ha rifiutato la nostra offerta storica di aumenti di paghe e residuali, aumenti sostanziali delle pensioni e dei contributi sanitari, copertura delle audizioni, periodi di opzioni per le serie accorciati, un’innovativa proposta sulla IA che proteggerebbe l’immagine digitale degli attori, e altro.

Fran Drescher, presidente di SAG-AFTRA, ha definito queste proposte “un insulto e una mancanza di rispetto verso i nostri enormi contributi a questa industria”. E ha aggiunto:

Le compagnie si sono rifiutate di trattare in maniera significativa su determinati argomenti e su altri ci hanno completamente boicottato. Finché non negozieranno in buona fede, non potremo iniziare a raggiungere un accordo.

Stop alle produzioni

Variety interviene sulla questione con un articolo in cui evidenzia come Hollywood stia reagendo, o abbia già reagito, alla prospettiva di uno sciopero, sostanzialmente accelerando le lavorazioni di alcuni progetti – come la stagione 2 de Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere, le cui riprese si sono concluse qualche settimana fa nonostante lo sciopero degli sceneggiatori, e la serie Sky Mary & George – in modo da chiudere tutto prima di perdere gli attori.

Altri progetti sono stati meno fortunati: la serie di Alien, scritta da Noah Hawley, è in fase di pre-produzione in Thailandia, così come la terza stagione di The White Lotus. Le lavorazioni de Il Gladiatore 2 e Mortal Kombat 2 dovranno fermarsi, e così The Day of the Jackal, la serie con Eddie Redmayne e Lashana Lynch ispirata a Il giorno dello sciacallo di Frederick Forsyth.

Complesso il caso della quarta stagione di Emily in Paris, la serie Netflix con Lily Collins le cui riprese, già spostate dalla tarda estate a ottobre per via dello sciopero degli sceneggiatori, potrebbero essere ulteriormente ritardate. Questo costerebbe alla serie un cambio di location, dato che lo studio parigino Cité du Cinema, dove normalmente viene girata, è stato prenotato per le Olimpiadi dal primo dicembre 2023 al primo ottobre 2024.

Al contrario, Those About to Die, la serie di Roland Emmerich sui gladiatori, in fase di riprese a Cinecittà, dovrebbe proseguire. Tutte le scene con Anthony Hopkins, iscritto a SAG-AFTRA, sono state girate, e per il resto si tratta di una produzione europea che, a parte un paio di membri del sindacato nel cast principale, dovrebbe poter proseguire la lavorazione (a patto di non coinvolgere gli scioperanti nelle riprese).

Resta il fatto, come puntualizza Variety, che diversi attori sia nel Regno Unito che in Australia sono iscritti al sindacato americano, avendo lavorato negli Stati Uniti. Sarebbero disposti a rischiare il futuro della loro carriera in USA violando lo sciopero? E anche chi non è iscritto potrebbe decidere di scioperare in solidarietà con i colleghi.

Se lo sciopero verrà indetto, i 160 mila membri di SAG-AFTRA smetteranno subito di lavorare. Sarà una bella botta per l’industria del cinema, ma forse AMPTP si convincerà finalmente a negoziare.

Fonte: The Hollywood Reporter

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