The Boogeyman: la recensione di Roberto Recchioni

The Boogeyman: la recensione di Roberto Recchioni

Di Roberto Recchioni
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Dal 1974, anno di pubblicazione di Carrie, a oggi, ci sono stati una cinquantina di film che hanno trasformato le parole di Stephen King in immagini, portandole sul grande schermo cinematografico. E questo senza contare i film televisivi, le serie, le miniserie e altri prodotti derivativi. Tra questa mole infinita di produzioni ci sono opere straordinarie come Misery, Stand by me, Christine, il già citato Carrie, Il miglio verde, The mist, il Pet Sematary originale, La zona morta e, ovviamente, quel tanto discusso Shining di Stanley Kubrick (film capolavoro ma adattamento molto discutibile).

Poi ci sono un certo numero di prodotti di medio livello, come è naturale che sia a fronte di una quantità di materiale tanto ampia, opere non particolarmente significative ma, tutto sommato, realizzate dignitosamente. Infine, c’è parecchia spazzatura che distorce la maniera in cui percepiamo la qualità complessiva delle trasposizioni kinghiane. È un luogo comune dire che “i film tratti da Stephen King sono brutti” e, come ogni luogo comune, non rispecchia pienamente la realtà. Ma, come ogni luogo comune, nasce da ragioni concrete: ci sono molti film tratti dallo scrittore del Maine che sono davvero pessimi. Questo significa che non basta mettere il nome di Stephen King su una locandina cinematografica per convincere il pubblico della qualità del film, perché certe volte trovi il capolavoro, certe volte trovi The Dark Tower, o Dolan’s Cadillac, o I sonnambuli, o The Mangler, o Brivido (diretto dal Re in persona, oltretutto).

E veniamo a questo The Boogeyman di Rob Savage, che non ha nulla a che spartire con la serie cinematografica dei primi anni duemila quasi omonima, Boogeyman, ideata da Eric Kripke (il creatore di Supernatural). Il film è invece tratto da un racconto di King pubblicato nella celebre antologia del 1978, A volte ritornano, una delle più saccheggiate dal cinema e dalla televisione (ventidue gli adattamenti cinematografici e televisivi tratti dai venti racconti in essa contenuti). Ora, chiariamo una cosa: Il baubau (questo il titolo italiano dato al racconto) non era la storia migliore contenuta in quella antologia. Neanche una delle migliori. Era poco più di un divertente riempitivo che, all’epoca, poteva vantare una certa originalità ma che oggi, dopo decine di film e romanzi sullo stesso tema, è invecchiato molto male. Qual è questo tema? Il classico uomo nero che vive negli stanzini e sotto il letto dei bambini e che ama cibarsi della loro paura. Quindi, si può fare una colpa a Rob Savage e ai suoi sceneggiatori (Scott Beck, Bryan Woods, Mark Heyman) di non aver partorito un film particolarmente originale? No, non si può.

Si dovrebbe, invece, apprezzare il fatto che non si sono limitati a portare a schermo un fedele adattamento di quel polveroso materiale originale, ma hanno provato a dargli nuovo senso, irrobustendolo con un discorso metaforico sul lutto, su come lo si affronta e su che tipo di traumi provoca. E se state iniziando a pensare che The Boogeyman è un adattamento di Stephen King in salsa elevated horror, non sbagliate poi troppo. La verità è che Rob Savage è tutto tranne che uno scemo o uno sprovveduto (e il suo Dashcam lo dimostra ampiamente) e ha capito che, a fronte di una produzione piccola e di un racconto originale troppo scarno, la prima cosa che doveva fare era non prenderle e mettersi al riparo da situazioni involontariamente imbarazzanti. Così costruisce un film che, prima di tutto, si concentra sulla psicologia dei suoi personaggi, dando piena fiducia a un trittico di bravi attori (il Chris Messina di Newsroom, la stella nascente Sophie Thatcher che forse avete intravisto in The Book of Boba Fett e, soprattuto, la giovanissima e bravissima Vivien Lyra Blair, che si era già fatta notare nel ruolo della principessa Leia Organa in Obi-Wan Kenobi), che lo ripagano con ottime e credibili performance. Il resto è mestiere e acume: un mostro che si vede pochissimo, delle situazioni di tensione classiche ma ben costruite, alcuni momenti visivi molto ispirati, un uso molto parco di jumpscare e una bella fotografia. Rimanere sul semplice, fare poco per sbagliare poco, e portare a casa il risultato.

Quindi, a che categoria ascriviamo questo The Boogeyman negli adattamenti cinematografici di King? Non ai capolavori o ai film particolarmente degni di nota, ovviamente, ma neanche alla spazzatura. La pellicola di Rob Savage è un film molto dritto, molto onesto, molto misurato, che non rischia nulla ma che non sbaglia neanche nulla. Forse avrebbe avuto bisogno di un budget più consistente per brillare davvero o di un regista più irresponsabile, ma alla fine non offende i fan di King e intrattiene gli appassionati di horror. Date le premesse, difficile chiedergli di più.

The Boogeyman arriverà nelle sale italiane l’1 giugno 2023.

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