Ollie Cross (Tye Sheridan) è un paramedico alle prime armi ancora non in grado di gestire al meglio le proprie emozioni in momenti di stress, il che vuol dire, dato il suo lavoro, molto spesso. Al contrario, il suo partner, il ben più esperto Questo contrasta notevolmente con Rutkovsky, interpretato da Penn, sembra ormai diventato insensibile alle sofferenze dei pazienti, anzi, a volte forse crede di potere decidere chi, come e quanto aiutare (o non aiutare).
Per Cross questo lavoro è una tappa di passaggio. Vive in una stanza minuscola in un appartamento affollato di Chinatown, sta stringendo i denti in attesa di provare ad entrare alla facoltà di medicina. Vuole fare esperienza nel mondo reale, ma è anche motivato da senso di colpa per non essere riuscito a salvare sua madre dal suicidio.
“Black Flies” è un film diretto da Jean-Stéphane Sauvaire che si presenta come una monotona rappresentazione della vita dei paramedici nelle strade ruvide di New York. Nel film, interpretato da Sean Penn e Tye Sheridan, la storia si concentra principalmente su
Cross, un giovane aspirante medico desideroso di acquisire esperienza nel mondo reale mentre studia per l’ingresso alla facoltà di medicina, vive in una stanza minuscola in un appartamento affollato di Chinatown. La sua decisione di diventare paramedico sembra essere motivata da un senso di colpa per non essere riuscito a salvare sua madre dal suicidio.
Il film è strutturato in modo episodico, con Cross e Rutkovsky che affrontano notti di emergenze legate alla violenza armata, abusi domestici, dipendenza da droghe e senza tetto. Nonostante il lavoro estenuante e stressante, Cross continua a cercare di fare la cosa giusta, a differenza del suo cinico partner Rutkovsky, che sembra aver perso ogni compassione.
Commento:
Black Flies è interessante nel suo tentativo di esplorare l’impatto psicologico che l’incessante esposizione alla violenza ha su Cross. Il film gioca con l’idea che il protagonista possa essere incline all’allucinazione, mostrando la città costantemente avvolta da luci lampeggianti simili a sirene di ambulanza, un effetto che ricorda il cinema di Terrence Malick.
Tuttavia, nonostante i suoi momenti intensi, il film non riesce a trovare una vera identità. Mentre Sauvaire cerca di immergere gli spettatori nell’orrore e nella sofferenza che affliggono i paramedici, questi elementi sembrano spesso eccessivi e mancano di una motivazione narrativa chiara. Scene di violenza grafica e tormento sembrano essere presentate solo per il gusto voyeuristico di certi spettatori, anziché per contribuire alla trama.
Inoltre, il film sembra mancare di sviluppo dei personaggi e di contestualizzazione. La trama episodica e la mancanza di approfondimenti sui problemi sociali collegati alla professione dei paramedici lasciano gli spettatori insoddisfatti. La performance di Penn, seppur solida, non riesce a compensare queste carenze.
Black Flies si concentra così tanto sulla brutalità e sulla sofferenza che non lascia spazio per la profondità e la sostanza. Alla fine, il film sembra vittima della stessa insensibilità e vuoto emotivo che cerca di mettere in luce. In quanto tale, risulta una visione impegnativa anche per gli standard del Festival di Cannes.