Ray Liotta: da Quei bravi ragazzi a Cocainorso, una carriera da duro autoironico

Ray Liotta: da Quei bravi ragazzi a Cocainorso, una carriera da duro autoironico

Di Marco Triolo

Per tutti era Henry Hill, il gangster protagonista di Quei bravi ragazzi, uno dei capolavori di Martin Scorsese. Eppure, nel corso della sua lunga carriera, partita dalla soap opera Destini nei primi anni ’80, Ray Liotta è apparso in due film dei Muppets, I Muppets venuti dallo spazio e Muppets 2 – Ricercati. Ha doppiato un episodio di SpongeBob SquarePants e interpretato se stesso in un cameo vocale in Bee Movie, prendendosi amorevolmente in giro. Insomma, Ray Liotta duro, sì, ma duro autoironico, capace di vedersi da fuori e non prendersi troppo sul serio. Ma, soprattutto, attore in grado di spaziare senza troppo clamore dal gangster movie alla commedia. Solo che lo ricordano pochi, perché Liotta era un attore che lavorava per sottrazione, non certo un istrione alla De Niro o Pacino.

Cocainorso, il film di Elizabeth Banks che noi vedremo il 20 aprile, e che rappresenta forse il suo ultimo ruolo di alto profilo al cinema (ma ne arriveranno altri tre!), dimostra una volta per tutte questo lato autoironico e consapevole dell’attore. Nel film, Liotta interpreta il boss della droga Syd White, che sta cercando il suo carico di cocaina perduto e in parte fagocitato da un orso bruno nella foresta di Chattahoochee–Oconee. La qualità della sua recitazione, quel volto duro e quegli occhi gelidi, si prestava incredibilmente bene alla commedia, come vedremo anche nel film di Banks.

Ray Liotta era nato a Newark, New Jersey, nel 1954. Il suo cognome tradisce un’origine italiana, ma Liotta aveva invece origini scozzesi e fu adottato dopo essere stato abbandonato in un orfanotrofio. Dopo essersi laureato in belle arti all’università di Miami, iniziò a recitare a New York nella soap opera Destini. Dopo tre anni lasciò il cast della serie e si trasferì a Los Angeles, per intraprendere una carriera cinematografica.

Il successo arriva molto presto, con ruoli in Qualcosa di travolgente (1986) di Jonathan Demme e soprattutto L’uomo dei sogni (1988), un vero e proprio cult negli Stati Uniti. Nel film, incentrato su Kevin Costner, Liotta interpreta il fantasma del giocatore di baseball Shoeless Joe Jackson. Ma la svolta arriva l’anno seguente, con Quei bravi ragazzi. Il ruolo di Henry Hill gli resta appiccicato addosso, al punto da spingerlo a cercare ruoli diversi per evitare il typecasting. L’attore ha dichiarato:

Non passa giorno che non senta qualcuno menzionare Quei bravi ragazzi, a meno che io non stia a casa tutta la notte. Ha definito chi sono, in un certo senso.

Eppure, al di là di un arresto per guida in stato di ebbrezza nel 2007, per tutta la vita Liotta ha difeso un’immagine privata molto diversa da quella incarnata sullo schermo. Ha raccontato di essere stato “solo in una rissa in tutta la mia vita… in seconda media. Eppure tutti pensano che io sia un pazzo”. In un’altra occasione, ha detto:

La gente ha un sacco di preconcetti sul mio conto. Al contrario, se osservate i miei ruoli, Henry Hill era la persona più gentile in Quei bravi ragazzi. Ero una brava persona anche nella commedia Heartbreakers – Vizio di famiglia. Ed ero un padre molto dolce per Johnny Depp in Blow.

Eppure tutti lo ricordiamo nelle parti più dure, come in Fuga da Absolom, Narc – Analisi di un delitto, Hannibal, Killing Them Softly, The Iceman e l’eccezionale Cop Land. Liotta aveva una teoria a riguardo:

I cattivi si imprimono nella memoria della gente. Se pensate a De Niro o Pacino, non citereste Lettere d’amore o Papà, sei una frana. Anche nel caso di Brando, pensereste a Il padrino o Un tram che si chiama desiderio. Sono i personaggi più spigolosi a essere ricordati.

Come attore, Ray Liotta è sempre stato profondamente consapevole di questo, e per tutta la carriera ha ricercato parti che lo aiutassero a non cadere mai completamente nello stereotipo di se stesso. Eppure, quella sua immagine così forte e memorabile lo ha portato spesso ad approfittare dello stereotipo per ragioni puramente economiche. Ha ammesso, ad esempio, di aver accettato il ruolo di Tommy Vercetti nel video game Grand Theft Auto: Vice City “solo per soldi”.

Negli ultimi anni lo avevamo però visto anche in Storia di un matrimonio di Noah Baumbach, ruolo che gli aveva fruttato un Film Independent Spirit Award con il resto del cast. Lo avevamo apprezzato anche in Black Bird, la serie Apple TV+ di Dennis Lehane, accanto a Taron Egerton, e nel prequel de I Soprano, I molti santi del New Jersey, addirittura in un doppio ruolo. A parte qualche caso, come il sequel direct-to-video La notte non aspetta 2 e la sua comparsata in Hannah Montana, oltre a qualche thriller “alimentare”, Ray Liotta è riuscito a tenere in piedi una carriera florida e variegata fino alla fine. Tra alti e bassi, certo, tra ruoli memorabili e altri meno, certo. Ma sempre con la classe che lo ha contraddistinto e la rara capacità di non farsi trascinare in basso dai ruoli:

Non credo sia una buona cosa personalizzare [i ruoli]. Se lo fai, è limitante. Gli attori che personalizzano [i ruoli] sono quelli che sembrano sempre gli stessi in ogni film che fanno. Non penso [alla recitazione] come a un qualcosa di psicologicamente profondo che mi insegni qualcosa su me stesso.

Cocainorso, che Universal Pictures distribuirà nel nostro paese il 20 aprile, è dedicato alla sua memoria. L’attore è stato omaggiato con una stella postuma sulla Hollywood Walk of Fame. Partecipando alla cerimonia, Elizabeth Banks ha detto:

Quando un attore del calibro di Ray ripone la sua fiducia su di te come regista, è un dono. Ma Ray mi ha dato molto di più. Il rispetto di Ray nei miei confronti, come regista e suo capo sul set, ha significato tutto per me, perché se riesci a dirigere Henry Hill puoi fare quel c***o che ti pare in questa città.

Amen.

Per saperne di più su Cocainorso:

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