The Mandalorian 3: la recensione del primo episodio, The Apostate

The Mandalorian 3: la recensione del primo episodio, The Apostate

Di Marco Triolo

Sembra incredibile che siano passati più di due anni dal finale della stagione 2 di The Mandalorian, uscito su Disney+ il 18 dicembre 2020. Nel frattempo, abbiamo fortunatamente ritrovato Mando e Grogu in tre episodi di The Book of Boba Fett, uno spin-off talmente raffazzonato e poco interessante che Jon Favreau ha scelto di inserirci ben due episodi esclusivamente incentrati su Din Djarin e un finale di stagione in cui, addirittura, riuniva quest’ultimo e Grogu, reintegrando lo status quo di The Mandalorian in una serie diversa da The Mandalorian. Una mossa stranissima, talmente bizzarra che Favreau si è sentito in dovere di spiegare ai fan che non avevano visto The Book of Boba Fett che avrebbero dovuto per lo meno guardarsi un recap.

E ora eccoci qua: The Mandalorian riparte ufficialmente con il primo episodio della stagione 3, diretto dal veterano della serie Rick Famuyiwa. Una stagione che rappresenta una bella sfida per Favreau e compagnia, perché, dopo il finale della seconda, è venuto a mancare il MacGuffin fondamentale della serie, ovvero la missione di Mando per consegnare Grogu a Luke Skywalker. Quei tre famigerati episodi di The Book of Boba Fett hanno ricostruito lo status quo fondante della serie, ma si è trattato di un’arma a doppio taglio: da un lato è una mossa comprensibile, perché The Mandalorian non potrebbe esistere senza l’accoppiata Mando/Grogu. Dall’altro va di fatto ad annullare due stagioni, come se tutte le fatiche fatte da Mando finora fossero state inutili. È una sensazione molto strana, evitata accuratamente negli episodi di Boba Fett, ma che in questa première emerge prepotente.

The Apostate è infatti un episodio che sembra vagare senza meta, incerto sul da farsi. Sì, Mando ha già una missione chiara in testa e l’episodio si premura di lanciare il nuovo MacGuffin – il ritorno a Mandalore – ma sembra volerla affrontare nel modo più contorto possibile. Il vero problema, però, è che, in quanto inizio di stagione, The Apostate non offre nulla di nuovo sul menù. Il primo episodio della stagione 2 introduceva un nuovo personaggio, Cobb Vanth (Timothy Olyphant), e dava al Mandaloriano una missione precisa e spettacolare – far fuori il drago Krayt. Questo primo episodio, al contrario, è un nemmeno troppo lungo (36 minuti) riassunto dello status quo, in cui Mando incontra personaggi già visti, si caccia in situazioni famigliari e prepara il terreno per quello che verrà. Il tutto servito da effetti visivi che sembrano di qualità lievemente inferiore rispetto a quanto ci aspettiamo dal gioiello delle serie di Star Wars: la sequenza iniziale vede l’irruzione di un mostro nemmeno lontanamente paragonabile alla resa del drago Krayt già citato.

The Mandalorian comunque si è meritata il beneficio del dubbio: non tutti gli episodi finora sono stati all’altezza della sua fama, ci mancherebbe, ed è lecito aspettarsi che, dopo questa reintroduzione all’universo di Mando, i prossimi decolleranno verso il livello a cui ci aveva abituati l’eccezionale stagione 2. Ma resta il fatto che dal primo episodio della serie dopo oltre due anni ci aspettavamo qualcosa di più, una prova di forza che, invece, non è arrivata. Iniziare una stagione tanto attesa con un episodio di passaggio, senza particolari guizzi stilistici o narrativi, non è un bel biglietto da visita. E di certo non fa nulla per dissipare il timore che, dopo l’apoteosi della stagione 2, Mando abbia perso la “via”, quel singolo obbiettivo che ha dato slancio e compattezza alle prime due stagioni.

Soprattutto, c’è da sperare che la serie recuperi la sua struttura fortemente verticale e non diventi troppo orizzontale, che non poggi con troppa forza sulla mitologia dei Mandaloriani. Il bello di The Mandalorian era la sua natura seriale, il fatto che ogni missione fosse una deviazione, e il fatto che si muovesse ai margini della mitologia di Star Wars, mantenendo i piedi per terra (figurativamente parlando). Ora bisognerà recuperare quell’equilibrio, e per scoprire se Jon Favreau ci riuscirà non resta che vedere i prossimi episodi.

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