Oscar 2023: le nostre previsioni sulla vittoria finale

Oscar 2023: le nostre previsioni sulla vittoria finale

Di Giulio Zoppello

Raramente la notte degli Oscar è stata tanto in bilico, tanto discussa, tanto aperta ad ogni possibile esito, tanto da poter dire che sì certo, ci sono dei favoriti o delle favorite, ma non si può dare assolutamente nulla per scontato. I 95esimi Academy Awards arrivano forti di una ventata di novità, con film che anche solo pochi anni fa non sarebbero mai stati considerati papabili per una statuetta ed invece eccoci qui, tra pellicole di genere, cinecomic, colossal, action e distopia. Gli Oscar si sono sempre adeguati al cinema, mai il contrario, e per quanto abbiano risentito di alcune politiche fin troppo aziendalistiche, dell’essere troppo schiavi dell’umore popolare o della convenienza piuttosto che della qualità artistica, rimangono un appuntamento imperdibile. Quello che segue è un pronostico con cui cerchiamo di capire chi alla fine salirà sul palco per esprimere i propri ringraziamenti.

L’allargamento dei nomi papabili per la vittoria finale oggettivamente ha portato più confusione che altro, ha anche però aumentato l’incertezza e quest’anno di opere che si contendono la statuetta di Miglior Film ce ne sono almeno tre che sono avanti rispetto agli altri. Parliamo di EEAAO (Everything Everywhere All At Once) che è il caso cinematografico dell’anno, un film di genere (anzi un film di generi) anarchico, folle, divertentissimo e pittoresco. Le valanghe di premi ricevuti lo indicano come probabile vincitore, ma occhio a Gli Spiriti dell’Isola di McDonagh che è piaciuto in modo incredibile alla critica. Più indietro Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale, e la coppia Spielberg-Cameron. The Fabelmans e Avatar 2 sono due film completamente diversi, ma accomunati dall’essere forse poco in linea con ciò che in prospettiva si vuole offrire al pubblico. TÁR e soprattutto Elvis possono sperare nel colpaccio, mentre Top Gun: Maverick a parte l’importanza sul mercato non appare una scelta sensata. Simile la situazione per quello che riguarda la regia. I due Daniels di EEAAO sono in pole position, tallonati dal solito McDonagh ma occhio al “Senor Spielbergo”. Al re dei sogni non è che si può negare qualcosa all’infinito, questo film molto personale, molto viscerale, è oggettivamente un gioiello di regia, bisognerà capire quanto il suo credito possa valere agli occhi dell’Academy. La Miglior Sceneggiatura? Stessa situazione: EEAAO, Gli Spiriti dell’Isola e poi Spielberg. TÁR e Triangle of Sadness hanno poche speranze, come del resto gli altri candidati (Top Gun candidato onestamente appare un filo strano).

Dove la gara però appare veramente avvincente e in bilico è sulle statuette che riguardano i singoli artisti. Quella di Miglior Attore Protagonista è una sorta di rebus difficilissimo da sciogliere, perché ogni candidato ha dalla sua dei meriti artistici notevoli. Austin Butler ha svolto un lavoro straordinario nell’interpretare Elvis Presley colmando i leggeri difetti del film di Baz Luhrmann. Volto giovane, pulito, di prospettiva, può rappresentare anche un investimento per l’industria. Contro però ha un rivale che nessuno vorrebbe avere: il redivivo Brendan Fraser di The Whale. Il film di Aronofsky potrà essere stato anche fonte di polemiche, ma lui ha commosso il mondo, la sua è una storia di redenzione e rinascita meravigliosa e sappiamo tutti quanto ad Hollywood piacciano finali di questo tipo. Se pensate a The Wrestler sempre di Aronofsky con Mickey Rourke fate bene, tranne che per il finale, perché Fraser è amato e rispettato da tutti. Colin Farrell, Paul Mescal e Bill Nighy per quanto apprezzati, appaiono troppi indietro. Sul fronte femminile la situazione non è diversa, bene o male è una corsa a due tra Cate Blanchet nel torbido TÁR e Michelle Yeoh in EEAAO. Leggermente avanti la seconda, anche per un discorso di inclusività e novità, perché underdog come si dice in questi casi. Tutti amano gli o le underdog no? Andrea Riseborough meriterebbe di essere una terza papabile ma la sua candidatura per To Leslie ha indispettito troppo l’ambiente per la modalità “democratiche” con cui è arrivata. Ana De Armas, sontuosa in Blonde, paga un film troppo anti-americano, Michelle Williams in The Fabelmans appare non abbastanza forte.

Passando alle statuette per le Non Protagoniste, pure qui è un duello all’ultimo sangue. Angela Bassett con Wakanda Forever potrebbe fare la storia e anche l’interesse di chi vuole nobilitare i cinecomic per rilanciare le sale e lisciare il pubblico. È un dato di fatto questo, va accettato, senza nulla togliere ad un’attrice di grande spessore. Però Jamie Lee Curtis appare lanciatissima nel solito EEAAO, a discapito della più meritevole forse: Kerry Condon in Gli Spiriti dell’Isola. Hong Chau e Stephanie Hsu non hanno molte cartucce da sparare almeno in teoria. Il film di McDonagh spera di portarsi a casa il Non Protagonista: o Brendan Gleeson o Barry Keoghan. Ke Huy Quan però rimane una forza della natura, ha vinto di tutto per EEAAO e pure lui è un simbolo di rivincita pari quasi a Brenda Fraser. Judd Hirsch e Brian Tyree Henry sono nettamente sfavoriti. Per il resto, vale la pena indicare come Miglior Film Straniero Niente di nuovo sul Fronte Occidentale, che a noi non aveva molto impressionato, al contrario di EO, The Quiet Girl e Close. L’unico che lo sfida apertamente forse è Argentina, 1985. Questa è però la sezione più incerta da sempre, difficile essere precisi, le sorprese sono sempre state tante. Sull’animazione, scegliere Red appare impossibile, il Pinocchio di Del Toro è troppo autoriale per l’Academy forse, al contrario de Il Mostro dei Mari, del toccante Marcell the Shell e di lui, Il Gatto con gli Stivali 2. È il migliore di un terzetto di grande qualità, ma chissà se l’Academy sarà dello stesso parere…

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