Il Ghost Rider con Nicolas Cage, sedici anni dopo (FantaDoc)

Il Ghost Rider con Nicolas Cage, sedici anni dopo (FantaDoc)

Di DocManhattan

È il 16 marzo del 2007. Il tuo istinto, ma soprattutto quanto visto fino a quel momento in trailer, poster e foto ufficiali, praticamente qualsiasi cosa, ti dice di non fidarti. Di non comprare quel biglietto, perché quello, beh, non è il Ghost Rider che ti piace così tanto nei fumetti. Fast forward: inizio febbraio, anno 2023. Con la scusa che è apparso sul catalogo di Disney+, l’altra sera l’hai rivisto, il primo Ghost Rider con Nicolas Cage. Ed è bastato davvero poco, giuri, un attimo, per farti rimaterializzare davanti agli occhi tutto lo sconforto provato allora, perché ovviamente il tuo istinto aveva ragione: quello non era Ghost Rider. Segue: cosa è andato storto (quasi tutto), cosa c’è da salvare (c’è?), che effetto fa rivederlo oggi, travolti come siamo non da un insolito destino ma da un fiume in piena di pellicole Marvel.

Ghost Rider film Nicolas Cage

GLI ANNI DI ELEKTRA E DI RALPH MALPH

Innanzitutto va ricordato che quando arriva in sala, nel 2007, con il suo chopper demoniaco e una raccolta di improbabili e in seguito memabilissime espressioni di Nicolas Cage, quel Ghost Rider è già tremendamente in ritardo. Un progetto che era in ballo sin dai primi anni Novanta, dai tempi del furore del secondo Ghost Rider a fumetti – come e perché fosse nato un nuovo Ghost Rider con la moto ispirata a quella di Kaneda in Akira, per chi volesse approfondire, l’ho raccontato qui – e che era stato riportato in pista solo dopo il clamoroso successo dello Spider-Man di Raimi.

Columbia/Sony vuole bissare, e tra ritardi vari e cambi di interprete alla fine mette in cantiere con l’allora Marvel Entertainment un film interpretato da Cage, e scritto e diretto dal Mark Steven Johnson di Daredevil. E già qui: il Daredevil di Johnson, quattro anni prima, ti era piaciuto poco. Nel frattempo, il sottogenere dei superfilm sembrava finito a raschiare il fondo del superbarile con cose come Elektra e Catwoman.

In realtà l’MCU era dietro l’angolo e quest’ultimo e la trilogia che Nolan avrebbe tirato fuori dal successo del suo Batman Begins avrebbero dato nuova linfa e nuovo smalto (e tanti, tanti soldi) al tutto, ma ancora non lo sapevamo. E Ghost Rider aveva tutta l’aria di essere uno degli ultimi sorsi di un mercato a fine sbronza.

Ghost Rider film Nicolas Cage Peter Fonda

CI SONO DIAVOLI SOLI

Ad analizzarne i singoli elementi, di cose che avrebbero potuto farti contento, da vecchio lettore Marvel qual eri, ce n’erano tante. Si partiva dal concetto delle generazioni di diversi Ghost Rider, con la prima versione western del personaggio. C’era Peter Fonda, nientemeno che il Capitan America di Easy Rider, nei panni di Mefisto (qui Mefistofele, ma non sottilizziamo).

Ma bastarono quei primi minuti, quel montaggio e quegli effetti da videoclip degli Evanescence, per farti capire come stavano le cose. E allora il dramma esistenziale delle versioni juniores di Johnny Blaze e Roxanne (il personaggio di Eva Mendes), raccontato con l’eleganza di un episodio filler di Beverly Hills 90210, ci porta a ‘sto benedetto patto col diavolo, con un corredo di fulmini e tuoni simulati da tragedia greca e un Fonda fonatissimo come uno dei Pooh e vestito come una delle suore di Sister Act. Non era un prologo: era una dichiarazione d’intenti.

Ghost Rider film Nicolas Cage 1

JOHNNY PARRUCCHINO

Stringere un patto col diavolo non è questa grande idea, in effetti. Così come non lo è stato se è per questo sostituire il giovane Johnny Blaze del passato (l’allora 27enne Matt Long, inespressivo come un fotomodello delle pubblicità dei profumi, ma in fondo innocuo) con quello del presente interpretato da Nicolas Cage e da un vistoso compagno di viaggio sintetico sulla testa. Ma è quello che Ghost Rider fa per la restante ora e mezza di pellicola. Cioè, oltre a farti ascoltare dialoghi improbabili da fiction RAI del periodo, e ad affogare la bellezza della fotografia dei film ancora girati su pellicola in uno stagno di filtri pesantissimi già ai tempi, figurati adesso.

La scena del rovinoso salto in moto che introduce il Blaze del presente è assemblata così male per montaggio, non-espressione di Cage, musica e smorfie delle comparse, che gli schiaffi con cui Donal Logue cerca di rianimare Johnny privo di sensi se li sente direttamente in faccia lo spettatore. Poco dopo, Cage dice ai suoi amici di cambiare canale e passare a un documentario sulle scimmie urlatrici: è una delle battute involontariamente autoironiche più belle del cinema degli anni Zero.

[INTERVALLO]

Ghost Rider film Nicolas Cage 3

Sopra, alcuni significativi momenti della tua esperienza con questo rewatch, raccontati attraverso i fotogrammi del film. Sotto, a titolo di esempio, uno dei bellissimi dialoghi della pellicola:

“Cosa cerchi di dimostrare?” “Che sono io.” “In che senso?” “Che guido la moto”. “Certo che sei tu, amico, se no chi altro dovrebbe essere?”

Mark Steven Johnson alla tastiera, signore e signori.

Ghost Rider film Nicolas Cage 1

E OK, ORA PROVIAMO IL DIFFICILE

Ma, davvero, è sparare sulla Croce Rossa. Che Ghost Rider sia un film brutto, con diverse punte di imbarazzante spesse come i basettoni del figlio del diavolo Blackheart (Wes Bentley), o che questo Johnny Blaze sia un imbecille con grossi problemi a relazionarsi con il prossimo senza sembrare un merluzzo essiccato lo sanno pure i muri, non c’è bisogno di ribadirlo. Semmai ha senso, come detto, vedere se c’è qualcosa che si salva. E c’è?

C’è. Ancher se per vedere finalmente un teschio in CGI soppiantare la vitrea sofferenza interiore a cui dà corpo Nicolino nostro tocca sciropparsi prima la bellezza di 42 minuti di questo strano mash-up tra un episodio di Streghe e una sitcom.

Però quando succede, succede. E sarà pure la CGI di due decenni fa, al servizio di un filmaccio e con la doppia voce-scherzona del protagonista, ma vedere quel teschio fiammeggiante in un live action era e incredibilmente resta figo. Non risolleva neanche per sbaglio le sorti dell’opera, ma cavolo, sembra direttamente un Ghost Rider disegnato da Saltares, Texeira o Adam Kubert nei primi anni Novanta che prende vita.

Ghost Rider film Nicolas Cage 1

E allora a quel punto hai smesso di seguire il resto, lo scontro con Blackheart e i suoi balordi, Johnny che richiama la moto col fischio come Giovanni la sua bici quando deve recuperare le 500 lire del carrello in Chiedimi se sono felice. Hai impermeabilizzato occhi e orecchie a quei dialoghi allucinanti, al Carter Slade di Sam Elliott che sembra Mauro Corona, e ti sei goduto solo quel fuoco digitale, manco fosse lo showreel di una società che si occupa di CGI ed è in cerca di nuovi clienti. Solo quello e le catene, il chopperone supermetal, la corsa-galoppata al fianco dell’ex Ghost Rider, come se tutto il resto non contasse. Perché in effetti è così.

Stacco. La storia scivola in avanti di altri cinque anni, al secondo film, Ghost Rider – Spirito di vendetta (Ghost Rider: Spirit of Vengeance), in cui per aumentare il livello di tamarragine si arriva a far mingere fuoco al protagonista.

ghost-rider-spirit-of-vengeance-urination-scene

No, sul serio. Letteralmente. Come solo il cane di Nightmare 4. “Non puoi vivere nella paura”, si ripete per tutto il tempo il Johnny Blaze di Cage, nel primo Ghost Rider. Beh, aspetta.

(Detto ciò: Feige, li portiamo Danny Ketch e Johnny Blaze nell’MCU, ché sarebbe anche ora?)

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