Atsushi Ohkubo parla di Fire Force, Soul Eater e del loro legame

Atsushi Ohkubo parla di Fire Force, Soul Eater e del loro legame

Di Marlen Vazzoler

Atsushi Ohkubo è un fumettista giapponese conosciuto soprattutto per due fumetti d’azione: Soul Eater di cui sono state vendute 19.6 milioni di copie nel mondo, ed En En no Shōbōtai (Fire Force), entrambi adattati per il piccolo schermo con delle serie animate.

Nato e cresciuto a Shibuya, Tokyo, si è diplomato alla Tokyo Animator Academy. A 20 anni, dopo aver concluso gli studi, ha lavorato per due anni come assistente di Rando Ayamine per la serie GetBackers:

“All’inizio non mi piaceva molto la scuola e in classe ero piuttosto smemorato. Tuttavia, ero abbastanza bravo a disegnare. Volevo usare il mio talento per raccontare storie e guadagnarmi da vivere.
Dopo la scuola, ho frequentato una scuola per mangaka. All’inizio ho lavorato come assistente di Rando Ayamine, il creatore di Get Backers. All’epoca mi occupavo principalmente delle trame”.

Crescendo il suo manga preferito è stato Dr. Slump e Arale di Akira Toriyama, che ha letto e riletto in continuazione fino a ridurre a pezzi i suoi volumi. Oltre a quel manga non ha letto molte altre opere, tra i suoi titoli preferiti però troviamo anche Yotsuba!. Ha una predilezione per i film horror e le pellicole di David Lynch. Un altro filmmaker che ha avuto grande influenza su Ohkubo è Tim Burton:

“Sì, mi piace molto questo regista, che riesce a creare mondi emozionanti, gotici e umoristici.
In effetti, si può dire che sono cresciuto con due autori: Akira Toriyama e Tim Burton. Anche David Lynch è un regista che mi piace molto.”

Il cinema ha influito sia il suo modo di narrare le sue storie che il design dei suoi personaggi. Pensiamo a Harry Potter e a Soul Eater:

“Devo dire che non ho letto i libri ma ho visto i film. Devo ammettere che ero piuttosto frustrato dopo aver visto il primo film di Harry Potter, perché pensavo che non si spingesse abbastanza in là. Così ho ripreso alcune delle idee, ma ho voluto aggiungere più follia al concetto di scuola soprannaturale.”

Nel maggio del 2020, sul 23° volume di En En no Shōbōtai (Fire Force) ha dichiarato:

“La storia è anche nella sua fase finale, e ho intenzione che questo sia il mio ultimo manga, quindi vi prego di accompagnarmi fino alla fine”.

L’anno scorso nel 13° numero di Weekly Shōnen Magazine, dove è stato pubblicato l’ultimo capitolo del manga, sull’ultima pagina è stata pubblicata una nota del dipartimento editoriale ha chiesto ai fan di:

“Attendere con impazienza il prossimo lavoro di Atsushi Ohkubo”.

Questa è però una frase di rito che gli editori tendono a scrivere al termine di un’opera.

Nel dicembre 2020, nel corso di questa intervista, ha detto che dopo Fire Force vuole scrivere altri manga basati sulla commedia, visto che le sue radici risalgono a Dottor Slump, e ha aggiunto che pensa che non scriverà storie fantasy per un po’:

Le sue opere

Nel dicembre 2000 ha vinto il secondo premio al 3rd Enix New Century Manga Grand Prix, un premio manga organizzato da Enix (ora Square Enix), con 一善の骨 pubblicato nel numero di marzo del 2001 su Monthly Shōnen Gangan.

Nello stesso anno sulla stessa rivista inizia la pubblicazione della sua prima opera serializzata: B. Ichi, a cui seguono nel 2004 Soul Eater con cui ottiene il successo mondiale. Mentre lavorava a Soul Eater sulla stessa rivista ha realizzato lo spin-off dal 2011 al 2014 come opera spin-off Soul Eater Not! di cinque volumi. Entrambe hanno ricevuto un adattamento animato televisivo.

Dal 23 settembre 2015 al 22 febbraio 2022 sulla rivista Weekly Shōnen Magazine ha pubblicato Fire Force, raccolto poi in 34 volumi, passando da una rivista mensile a un settimanale.

Sorprendentemente, non ho trovato la transizione molto impegnativa. Semmai, penso che disegnare mensilmente sia piuttosto difficile. L’unica differenza è che per il mensile devi fare una consegna. Se si aspetta fino all’ultimo minuto, bisogna affrettarsi. Per il settimanale, il carico di lavoro è sicuramente maggiore, ma è più facile stabilire un ritmo. Lunedì farò questo, martedì farò quest’altro. Quindi, entrambi hanno i loro pro e i loro contro.

Nel marzo dello stesso anno Fire Force aveva 18 milioni di copie in circolazione in tutto il mondo.

In Italia il 31° volume è uscito per Planet Manga il 12 gennaio.

In un mondo in cui le persone si trasformano in mostri di fuoco sono state costituite unità speciali di pompieri per far fronte a immani minacce. L’Ottava Brigata di Tokyo è una di queste… e Fire Force racconta la sua storia!

Abbiamo avuto il piacere d’incontrare il Maestro alla conferenza tenutasi a Lucca Comics And Games, grazie a Planet Manga.

 

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Perché ha scelto di disegnare un manga sui pompieri?

Ci sono tanti manga del genere shonen, ma volevo scrivere qualcosa di nuovo. Nel genere shonen ci sono tantissimi eroi nel ruolo del personaggio principale, quindi cercavo un personaggio vicino all’eroe che fosse anche vicino a noi, come idea. Di conseguenza pensando al fatto che non ci sono stati finora dei manga che parlassero dei vigili del fuoco, ho deciso di utilizzare questa figura come protagonista della serie. E poi mi piacciono le loro uniformi.

È stato influenzato in qualche modo influenzato dalla situazione attuale degli incendi, e dell’ecologia, e anche sui disastri ecologici per fare poi Fire Force? [Nell’estate 2022 la Francia, l’Australia e gli U.S. sono state vittime di diversi incendi, ndr.]

Ovviamente i problemi ambientali sono tantissimi, come l’aumento della temperatura o gli incendi diffusi. Sono una cosa che fa paura. Di conseguenza quando ho pensato al concetto degli incendiari, e dell’uso del fuoco, una persona che prende fuoco è qualcosa fa paura. Quindi si vede il lato negativo del fuoco ma allo stesso tempo utilizzo nella mia opera le fiamme come un potere, rendendolo qualcosa di positivo. Quindi qualche riferimento ci può essere.

Sia in Soul Eater che in Fire Force, riesce a combinare atmosfere dark, personaggi sexy e ironia e questo mix si riflette bene nei personaggi. Come riesce a creare immaginari visivi così ricchi e variegati? Da dove viene la sua ispirazione?

Ci sono ovviamente dei punti di riferimento, come Dragon Ball o Dr. Slump & Arale del maestro Akira Toriyama, ma il mio obiettivo è quello di divertire il pubblico, per poterlo fare bisogna utilizzare la parte comica, quella sexy e quella dark, quindi è un po’ l’unione di queste tre.

In Fire Force il fuoco è un potere che consuma ma anche che salva. Ci ho visto un po’ una metafora della posizione del mangaka, dove si possono creare mondi diversi, ma in ci si può anche consumare. Ci può parlare un po’ della sua esperienza lavorativa, dei suoi lati positivi e negativi e di come è cambiato il lavoro di mangaka dal suo debutto a oggi?

Dal debutto a ora non è cambiato molto. Di fatto lavoro, torno a casa e dormo, questa è la mia vita. Ovviamente in cui alcuni momenti non ce la faccio più, e adesso mi trovo un po’ in questa condizione. Sono tanti che si distruggono a causa del lavoro. Siccome sono un tipo che non riesce a sostenere questo ritmo, ho bisogno di riposo. Quindi mangio, dormo e riposo.

Nel 2009 in un’intervista francese aveva parlato più in dettaglio della sua giornata tipo:

“In una normale giornata di lavoro, passo il tempo a realizzare il Nemu (il nemu è una sorta di storyboard). Ho quattro assistenti e mezzo che mi aiutano molto. [Per quanto riguarda il mezzo] in realtà, ho un apprendista che sto formando. Al momento, conta come una metà (ride)”.

A questo punto Lucca sta contribuendo a questo riposo? Questo viaggio in Italia fa parte del lavoro duro o si sta godendo questa città?

Fa parte del riposo. Mi sto divertendo.

Nelle sue opere vediamo spesso il tema della follia al centro dell’universo narrativo. Può dirci qual è la sua definizione di follia?

Principalmente ritengo sia insicurezza. Ovviamente si parla di shonen manga, ma per shonen manga non si intende più un pubblico di ragazzi adolescenti, ma li leggono anche donne e uomini. Quindi il tema più che altro è “l’animo agitato dei bambini” ma principalmente è l’insicurezza che c’è nelle persone.

Qualche anno fa aveva dichiarato tra le pagine di un suo volume che Fire Force sarebbe stata la sua ultima opera come mangaka. Ci conferma il suo ritiro o se ha qualche altro piano per il futuro?

Adesso sono indeciso, è vero l’ho detto. Anche dopo Soul Eater c’è stato un momento in cui dopo aver dato il massimo, ho pensato di smettere. Quindi, si effettivamente l’ho detto ma adesso sono un po’ indeciso su cosa fare. Penso di poter fare altre cose. Adesso ci sono queste macchine che disegnano automaticamente, quindi ho pensato anche a quello.

Nel corso della scrittura di Fire Force, si è fatto condizionare da Soul Eater? Quanto è stato complicato passare da uno scenario all’altro?

Sì, sono stato sicuramente condizionato da Soul Eater.
Quando ho finito Soul Eater, il tema era l’importanza della vita, quindi è stato una sorta di gioco della morte in cui i personaggi prendono delle anime.
In Fire Force, ho creato un mondo completamente diverso, ci sono la Luna e il Sole che sono opposti.
In questo si salvano le vite umane nel precedente si ammazzano. Quindi da una parte c’è stata la facilità di spostarsi sul tema opposto, dall’altra è stato difficile perché è un tema completamente diverso.

Quali sono state le maggiori difficoltà e piaceri nella scrittura di Soul Eater e di Fire Force? Quali sono i suoi personaggi preferiti?

La parte mi è piaciuta di più è stato disegnare lo scontro tra Black Star e Mifune in Soul Eater e per quanto riguarda Fire Force, Arthur contro Dragon. I personaggi che mi piacciono di più sono proprio questi tre: Black Star per Soul Eater, Arthur e Benimaru per Fire Force, perché hanno un modo di fare diretto.
In realtà non me lo ricordo, perché le cose difficili tendo a dimenticarmele subito. Diciamo però che la cosa più semplice è disegnare i personaggi che combattono.

Tra i nemici principali di Fire Force c’è una sorta di culto religioso che nasconde le proprie intenzioni dietro a messaggi di speranza e amore. Si è ispirato a fatti o eventi del mondo reale per crearlo?

L’idea di utilizzare un culto (Cappe bianche, ndr.), dei nemici comunque legati da una religione è legato al fatto che in Giappone ritorna sempre questo motivo delle divinità in tantissime storie giapponesi. Non solo giapponesi ma anche provenienti dall’Egitto (Yu-Gi-Oh, Im Great Priest Imhotep, Le Bizzarre avventure di Jojo, ndr.), dalla Grecia (Saint Seiya, Ragnarok, Olympus no Pollon, ndr.).

Mi sono più ispirato a questa idea che spesso si ritrova nei manga, così li ho introdotti anche io nel mio. Non c’è un’idea negativa alle spalle, non c’è nulla, come punto di partenza, che mi abbia spinto a concepire questa idea.

Screenweek: Qualche anno fa, intorno alla pubblicazione del sedicesimo volume, aveva dichiarato che aveva un’idea per il finale di Fire Force, ma non era tutto scolpito sulla roccia.
Il manga è finito. Abbiamo visto che è un prequel della storia di Soul Eater, quindi volevo chiedere come ha ideato e sviluppato il finale e se era proprio quell’idea che aveva in mente.

Non mi ricordo di aver detto questo nel volume sedici, in questo momento.

Non l’ha scritto in quel volume, l’ha dichiarato più o meno in quel periodo temporale.

Comunque si, io avevo pensato fin dall’inizio a collegare Fire Force a Soul Eater. Era un pensiero che ho avuto fin da subito ma non avevo un’idea ben chiara di come collegarli e questa cosa è maturata pian piano con il tempo, sviluppando la storia.

Stavo cercando di concepire un mondo che si trovasse tra il nostro presente attuale e il mondo di Soul Eater. Quindi è un collegamento tra un futuro anteriore al futuro di Soul Eater.

A questo punto B. Ichi dove si colloca? Fa parte sempre dello stesso mondo oppure no? [Chiediamo questo perché ci sono riferimenti a questo manga sia in Fire Force che in Soul Eater, ndr.]

In realtà B. Ichi non l’ho concepito come una parte del toto. Però è sempre ambientato nella zona interna di Tokyo. [In Fire Force Tokyo è una città stato, ndr.]

Il mio personaggio preferito di Fire Force è Tamaki, che ha una storia seria alle spalle, ma è un personaggio molto comico e un po’ ecchi. Ci può raccontare come è nata?

È difficile. Probabilmente perché è simile alle persone comuni, rispetto ad altri personaggi come Arthur o Shinra, che sono personaggi forti, quasi dei supereroi.

Tamaki no, quindi quando combatte è di fatto un essere umano che combatte, per certi versi mi ritrovo nel personaggio di Tamaki.

Ricollegandomi alla domanda sulla follia, volevo sapere se ne è affascinato? Pensa che un pizzico di follia serva a ognuno di noi?

Si, in tutti noi c’è un po’ di follia. Ad esempio quando ci arrabbiamo magari c’è l’istinto di voler fare del male a qualcuno, di voler uccidere. Questa cosa mi piace perchè se non ci fosse un briciolo di follia, ci bloccheremo di fronte a tutto. Allo stesso tempo in Soul Eater c’è questo rapporto tra la follia e il coraggio.

Probabilmente se non ci fosse un po’ di follia, moriremmo.

Un po’ di tempo fa un ragazzino in Giappone ha sventato un incendio e ha dichiarato che era grazie a Fire Force, perché aveva visto come si faceva nell’anime. Le fa piacere scoprire che l’impatto della sua opera ha anche “salvato delle vite umane” ed ha avuto un impatto sulle vite delle persone?

Sì, mi fa davvero piacere aver scritto un manga ha potuto aiutare a salvare delle persone.

Prima ha parlato di Toriyama, c’è qualche autore contemporaneo a cui guarda con interesse, c’è qualche stile che le piace particolarmente?

Non ci sono perché sono rivali.

Di tutti i personaggi di Fire Force e Soul Eater, uno dei più buffi e un po’ folli è sicuramente Excalibur. A cosa si è ispirato durante la sua creazione?

In Soul Eater le armi sono esseri umani, e tra le armi la più famosa al mondo è ovviamente Excalibur.

In realtà mi piaceva già prima di inserirla nel manga, anche per via del videogioco di Dragon Quest. Comunque a prescindere dal videogioco è anche famosa in tutto il mondo, quindi volevo avere questo personaggio nella mia opera.

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