Cinema

Pinocchio: i cinque migliori film sul burattino più famoso di sempre

Pubblicato il 03 dicembre 2022 di Giulio Zoppello

Da ultimo infine è stato Guillermo del Toro a decidere di portare sul grande schermo le avventure del burattino creato da Collodi nel 1881 e 1882, già all’epoca diventato un grande successo letterario, che poi si è protratto nel tempo, nei decenni, ha superato mode, stravolgimenti culturali e sociali, fino a diventare sostanzialmente un patrimonio dell’umanità.

Pinocchio torna su Netflix e sul grande schermo, ma guardare indietro al passato, significa non solo onorare l’opera del grande scrittore fiorentino, ma anche valutare quali siano state le migliori rappresentazioni che il grande schermo ci ha offerto del suo burattino, da più di 150 anni un simbolo di libertà, scoperta e avventura senza pari.

Il miracolo di Walt Disney

Sicuramente obbligatorio partire dal film del 1940, uno dei più amati classici di Walt Disney di tutti i tempi, nonché uno dei più grandi capolavori che il geniale regista, animatore e produttore cinematografico seppe creare, al suo solo secondo cortometraggio.

Il suo Pinocchio fu un film assolutamente rivoluzionario anche dal punto di vista tecnico, con un’incredibile incremento della qualità dell’animazione anche per quello che riguardava non solo i personaggi protagonisti ma pure il world building. Purtroppo questo film fu un fiasco terribile al botteghino quando uscì, a causa del secondo conflitto mondiale che spazzò via ogni interesse del pubblico, ma si rifece negli anni a venire, fino a diventare quello che è oggi: uno dei più grandi capolavori dell’animazione di sempre. Pur differente per molti aspetti della trama all’originale letterario, ne mantiene lo spirito, creando una bellissima metafora del concetto di formazione e crescita, della necessità di affrontare il mondo con tutti i suoi pregi e difetti, cercando però sempre di mantenersi puri di cuore. Fatto ancora più interessante, è e rimane anche uno dei film d’animazione Disney più cupi di sempre, per quanto addolcito da ironia e momenti commoventi, da una colonna sonora magnifica ancora oggi ricordata.

Il coraggio di Del Toro

Facciamo un bel salto di 82 anni, arriviamo Guillermo del Toro e questo 2022, a questo Pinocchio di cui nessuno sapeva esattamente cosa aspettarsi, se un’altra opera canonica oppure qualcosa di rivoluzionario.  Conosciamo da tanto tempo il visionario regista messicano, quindi era assolutamente prevedibile che avrebbe optato per la seconda opzione. Egli infatti si è distaccato completamente a livello di struttura narrativa dall’originale di Collodi, eppure allo stesso tempo ne ha sublimato lo spirito rivoluzionario, la volontà di parlarci di una società fatta di altruismo, accettazione del diverso e rispetto dei sentimenti. Lo fa parlando di un’Italia nella prima guerra mondiale ma soprattutto catturata in un gioco grottesco e fantastico negli anni della dittatura, facendo del burattino di Collodi un’anima persa dentro un’epoca fatta di totalitarismi, intolleranza e del culto della morte.

Proprio la morte, il nostro rapporto con essa e la perdita, è la grande protagonista di questo film visivamente magnifico, a tratti felliniano, nella sua capacità di unire sogno e realtà, nel prenderci per mano e cercare di non farci avere più paura di quello che viene dopo.

La bellezza artigiana di D’Alò

10 anni fa, quel magnifico artigiano dell’animazione “de noaltri” che è Enzo D’Alò, ci donava il suo coloratissimo Pinocchio, dedicato alla memoria di Lucio Dalla, autore della colonna sonora e doppiatore di uno dei personaggi di questa piccola meraviglia di film.

Doveva uscire nello stesso periodo in cui uscì il kolossal naufragato miseramente di Roberto Benigni, e quindi purtroppo bisognò aspettare parecchio, ma ne valse la pena, perché questo film animato è senza ombra di dubbio un piccolo capolavoro. Ma come aspettarsi qualcosa di diverso dal creatore di La freccia azzurra, La gabbianella e il gatto e Momo alla conquista del tempo? Presentato a suo tempo al Festival di Venezia, questo Pinocchio è sicuramente uno dei più fedeli di sempre al libro di Collodi, grazie di un’operazione complessa di recupero di tanti personaggi minori che erano stati quasi sempre eliminati.  Meraviglioso nella sua dimensione visiva e cromatica, incredibilmente complesso per il suo connettersi a De Chirico e Mattotti, è forse anche quello più attraversato da una maggiore vicinanza al concetto di ribellione all’autorità. Tale elemento si sostituisce alla finalità pedagogica, in un viaggio che è perfetto per la finalità ultima di rapportarsi al pubblico dei più piccoli senza paternalismo e senza superficialità.

La visceralità di Garrone

Ancora oggi vi è una certa divisione nel pubblico circa la valutazione finale del film che Matteo Garrone ha dedicato al burattino più famoso di sempre, tuttavia non si può negare che il suo film, italiano al 100% e nel senso migliore di tale definizione, sia un’opera attraversata da una profonda coerenza e anche da un grande coraggio artistico.

Tra tutti quelli presenti in questo elenco è probabilmente quello più raffinato e anche più complesso dal punto di vista formale e semantico, con una fotografia, un design visivo e un trucco incredibilmente seducenti che contribuiscono a rendere l’insieme anche un grande omaggio a quel capolavoro che fu lo sceneggiato Rai con Nino Manfredi e Franco e Ciccio diretto da Comencini. Si respira la miseria dell’Italia di fine ‘800, la fame, la speranza, i sogni di un mondo che viene sempre inquadrato attraverso il punto di vista di questo burattino. Permane l’essenza anche di favola oscura e spesso crudele, eppure allo stesso tempo tenera, divertente e piena di vita. Sembra incredibile, eppure con la sua scelta realistica, Garrone riesce a guidarci dentro un mondo in cui la favola di Collodi diventa una gigantesca metafora della società, della lotta dell’individuo, non per essere come gli altri ma per potere rimanere vivo dentro fino all’ultimo.

Il genio di Giuliano Cenci

Tra tutti i film presenti in questa piccola lista, questo sicuramente è quello che meriterebbe di essere maggiormente studiato, rivalutato, e in fondo lo è stato alla fine, perché Giuliano Cenci nel 1971 fu capace di creare forse il più grande film di animazione della storia italiana, come si confaceva al suo straordinario talento di artista. Il suo un Burattino di Nome Pinocchio vide la collaborazione degli eredi di Carlo Collodi, il collegarsi all’opera artistica di Mussino, l’utilizzo del rotoscopio e una qualità dell’animazione che poteva rivaleggiare tranquillamente con quella della Disney.

Purtroppo il cinismo dei distributori ed esercenti italiani decretò il totale insuccesso commerciale di un film che in tutto e per tutto era fedelissimo fino all’ultimo alle tematiche di Collodi e al mondo da lui creato, superando in questo tutti gli altri film presenti in questa top 5. Nessun altro film può rivendicare l’ambizione, la grazia e allo stesso tempo l’incredibile complessità di questa gemma, tristemente persa nell’oblio, soprattutto mai più imitata da un’industria, quella dell’animazione italiana, che a parte qualche raro nome già citato, è sostanzialmente scomparsa. Un film coraggioso, bellissimo e sfortunato, un po’ come in fondo molti dei personaggi che Collodi aveva creato.

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