La signora Harris va a Parigi: il grande amore reciproco tra cinema e moda

La signora Harris va a Parigi: il grande amore reciproco tra cinema e moda

Di Marco Lucio Papaleo

Il nuovo film Focus Features La Signora Harris va a Parigi, nelle sale cinematografiche italiane dal 17 novembre con Universal Pictures, è l’incantevole storia di una comune governante britannica il cui sogno di possedere un abito da sera firmato Christian Dior la condurrà verso una straordinaria avventura a Parigi.
La pellicola, diretta da Anthony Fabian, vede protagonista Lesley Manville, con nel cast anche Isabelle Huppert, Lambert Wilson, Alba Baptista, Lucas Bravo, Ellen Thomas e Jason Isaacs.
Moda, fashion, stile: chiamatela come volete, seguitela o fatene a meno, ma siate onesti e pensate a quanto effettivamente condizioni la vita delle persone. E non solo delle star di Hollywood, quanto anche i sogni della gente comune, riflessi dalle dive del grande schermo.
Il cinema alimenta la moda, la moda si perpetra tramite l’iconicità dei suoi protagonisti: è un rapporto che va avanti da decenni ed è anche stato esplorato proprio in tante pellicole, spesso divenute celebri.

La signora Harris va a Parigi… a conquistare il suo sogno

L’impatto che ha la moda sulle persone può essere potentissimo, e non sempre positivo. Il diavolo veste Prada (2006), celebre film di David Frankel con Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, insiste molto sulle convenzioni e sulle facciate che a volte si nascondono dietro questo mondo e il modo in cui è raccontato, al di là della meraviglia e dello stile. Un altro film a suo modo critico con il mondo della moda, ma in maniera assolutamente satirica e buffa, è Zoolander (2001) con Ben Stiller e Owen Wilson nei panni di due vanesi supermodelli e Will Ferrell in quelli di uno spietato stilista pronto a tutto. La spietatezza del mondo della moda, in tutta la sua (a volte) algida bellezza, è rappresentato anche in The Neon Demon (2016) di Nicolas Winding Refn.
Quel che resta, tuttavia, è l’imponenza di questo mondo e l’iconicità. Tutti (o quasi) i più grandi stilisti hanno avuto almeno un biopic sulla loro vita: pensiamo ad esempio a Coco Chanel, con Chanel Solitaire (1981), Coco Before Chanel (2009), Coco Chanel (2008) e Coco Chanel & Igor Stravinsky (2009). Ma anche Saint Laurent e Yves Saint Laurent (entrambi del 2014), House of Gucci (2021), Valentino: L’ultimo imperatore (2008), A Single Man (2009, su Tom Ford).
E, naturalmente, esistono anche film che raccontano vite (quasi) altrettanto straordinarie di stilisti di fantasia: ad esempio The Dressmaker (2015) con Kate Winslet, Il filo nascosto (2017) con Daniel Day-Lewis, Prêt-à-Porter (1994) con Marcello Mastroianni e Sophia Loren, e perché no, Crudelia (2021) con Emma Stone, rivisitazione/origin story del mitico villain de La carica dei 101.
Ma il cinema ha raccontato anche i sogni della moda relativi alla gente comune: un sogno che magari parte dalla foto su una rivista o da qualcosa vista in una vetrina, come nel classico Colazione da Tiffany (1961),con Audey Hepburn. O quelli di storie come Personal Shopper (2016), I Love Shopping (2009) o anche Sex and the City (serial e film). O, per l’appunto, come quello della signora Harris.

Di cosa parla, nello specifico, La signora Harris va a Parigi? Nella Londra che ha da poco superato la Seconda Guerra Mondiale, Ada Harris (l’attrice nominata per il Premio Oscar Lesley Manville) si guadagna da vivere pulendo appartamenti. Conduce una vita solitaria da quando l’adorato marito Eddie è venuto a mancare durante il conflitto, ma non è il tipo che si piange addosso per le proprie sfortune o si lamenta per le difficili condizioni di vita. Tuttavia, quando la pragmatica Ada nota un adorabile abito Christian Dior appeso nella camera da letto di un ricco cliente, rimane sorpresa dall’aver provato un travolgente impeto di desiderio. Possedere qualcosa di così etereo, così bello, una vera opera d’arte, può veramente cambiare la vita di una persona.
Con qualche lavoretto extra e risparmiando il più possibile, fino a tentare la fortuna ai cavalli, Ada può finalmente permettersi di pagare un vestito Dior. Saluta i suoi amici più cari, Vi (Ellen Thomas) e Archie (Jason Isaacs), e parte alla volta di Parigi per visitare la prestigiosa casa di moda e realizzare i suoi sogni. Già dal suo arrivo, Ada s’imbatte in una serie di sorprendenti eventi, non ultimo l’incontro con l’ostile Madame Colbert (l’interprete nominata per il Premio Oscar® Isabelle Huppert), che non concepisce l’idea che una comune donna del popolo possa indossare un abito d’alta moda. Nonostante qualsiasi ostacolo si presenti, Ada rifiuta l’idea di lasciare Parigi senza il suo abito. La sua incrollabile fiducia affascina l’idealista contabile che lavora da Dior, André (Lucas Bravo), la gentile modella Natasha (Alba Baptista) e l’aristocratico Marchese di Chassagne (Lambert Wilson), il più ambito scapolo di Parigi. Ada presto inizierà a realizzare che la scelta di cambiare la propria vita avrà un impatto anche su quelle delle persone che la circondano. Potrebbe addirittura aiutare a garantire la sopravvivenza della stessa Casa di Moda.
Con l’adattamento cinematografico del romanzo scritto da Paul Gallico nel 1958, Mrs. ’Arris Goes to Paris, il regista e autore Anthony Fabian mette in scena una fiaba moderna e positiva sulla volontà di realizzare i propri sogni, sul valore dell’amicizia e sull’importanza di rimanere fedeli a sé stessi.

La moda è tutto: ma come ricreare Dior?

La moda è tutto per me” sono le celebri parole scritte da Christian Dior nelle sue memorie.
Stilista iconico, mancato a soli 52 anni per un fatale attacco cardiaco durante una vacanza in Italia nell’ottobre 1957, è stato negli ultimi dieci anni della sua carriera professionale la persona che ha ridefinito il concetto di alta moda. La sua prima collezione, lanciata il 12 febbraio 1947 al numero 30 di Avenue de Montaigne, presentava quello che sarebbe divenuto il suo pezzo più iconico, la giacca Bar. Definita da Vogue una “meraviglia architettonica,” la giacca era composta da una seta color avorio abbinata a una gonna nera Corolle.
Il risultato fu straordinario e le donne più conosciute al mondo affollarono l’atelier per poter indossare quello che fu chiamato il New Look, con queste lunghe gonne chiuse sul girovita. All’epoca si era soliti dire che Dior aveva vestito tutte le persone che contavano: la Principessa Margaret, Eva Perón, Ava Gardner, Marlene Dietrich, Rita Hayworth e tante altre.
Per creare i costumi per La Signora Harris va a Parigi, gli autori del film avevano bisogno di una delle professioniste più conosciute come la tre volte vincitrice del Premio Oscar Jenny Beavan (Crudelia – Cruella, Mad Max: Fury Road, Camera Con Vista – A Room with a View). Beavan è arrivata sul progetto forte anche del lavoro fatto con l’attrice Lesley Manville per la mini-serie ambientata nell’’800, Cranford; Beavan e Arrighi, inoltre, hanno lavorato insieme già in sei precedenti film.
Il periodo era perfetto. Beavan aveva appena concluso il lavoro sulla complessa produzione Disney Crudelia – Cruella, (per cui ha vinto il suo terzo Premio Oscar) a sua volta ambientato nel mondo della moda.

Spiega Fabian:

Ho sempre saputo che questo film sarebbe stato il sogno di qualsiasi costumista, per cui mi sono sentito nelle condizioni di poter puntare in alto nella selezione. Jenny Beavan è senza dubbio una delle migliori costumiste britanniche. La sua attenzione al dettaglio è sbalorditiva. Lavora molto d’istinto e ha un approccio unico nella gestione del colore. Ho sempre pensato che il personaggio di Emma Thompson, la Baronessa, in Crudelia – Cruella fosse senza dubbio influenzata da Dior, e il destino beffardo mi ha portato su La Signora Harris va a Parigi. Ho provato un grande interesse per Dior, ho letto molto, ho studiato la sua vita e la sua straordinaria relazione con le modelle. Ci sono ore e ore di video sulle sfilate su Youtube, materiale meraviglioso in cui queste giovani ragazze raccontano cosa voglia dire lavorare nella moda in quegli anni. Me le sono gustate con grande piacere.

Beavan ha potuto lavorare direttamente con la casa di moda, avendo accesso agli archivi storici, che contengono fra i numerosi reperti, bozzetti originali e diari, come modellini per i vestiti.

È stato affascinante, a dir poco. Hanno tirato fuori informazioni meravigliose, riempiendomi di stimoli, consapevoli che parlavamo la stessa lingua.

ricorda Beavan, parlando della sua esperienza negli archivi. Jenny Beavan è stata fondamentale: si è assicurata che gli abiti fossero prodotti in maniera rigorosa e autentica, nel pieno rispetto degli originali.

Aggiunge il produttore Xavier Marchand:

Ha lavorato in maniera meravigliosa. Grazie ai prestiti di gioielli, cappelli e scarpe da parte di Dior, siamo riusciti a replicare in pieno lo stile.

Leggi anche la recensione del film

La Signora Harris va a Parigi sarà nelle sale dal 17 novembre, con Universal Pictures International Italy.

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