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Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale di Netflix è discreto ma non di più

Pubblicato il 31 ottobre 2022 di Giulio Zoppello

Persino i profani della memorialistica bellica hanno sentito nominare “Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale”, che sicuramente assieme ad “Addio alle armi” di Hemingway rappresenta il vertice di quel filone capace di parlarci in modo potentissimo, intimo e universale della tragedia della Grande Guerra.

Dal libro di Erich Maria Remarque sono stati tratti in passato diversi lungometraggi, su tutti il capolavoro firmato da Milestone nel 1930. Ora però la Germania manda verso l’Academy, alla corsa agli Oscar, questa nuova trasposizione di Edward Berger. Si tratta di qualcosa di molto diverso da ciò che si potrebbe aspettare, soprattutto da parte di chi conosce già il libro, ma non si può negare che alla fin fine l’insieme risulti se non altro coerente, pur se troppo ambizioso.

Il massacro della Generazione Perduta

La sceneggiatura di Berger, Ian STokell e Lesley Paterson, modifica profondamente l’iter narrativo teorico, che si discosta molto dal romanzo autobiografico di Remarque, ne fa al massimo la base per una sorta di sintesi accelerata di ciò che fu la Grande Guerra.

Invece che dall’inizio, Paul Baumer (Felix Kammerer) ed i suoi compagni ancora diciassettenni, finiscono nelle fila dell’esercito tedesco quando mancano pochi mesi alla fine del conflitto, e a causa della sempre più stringente tenaglia degli Alleati contro le forze armate del kaiser, la Germania è ormai in ginocchio.

In prima linea Paul farà amicizia con il veterano Kat (Albrecht Schhuch), una vecchia volpe di quel massacro generalizzato, che gli insegnerà come potrà tutti i trucchi con cui rimanere vivo in un inferno fatto di fango, follia, bombardamenti e dove la morte può arrivare tanto da una raffica di mitragliatrice, come dal colpo isolato di un cecchino.

Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale però va oltre la loro dimensione di uomini al fronte, cerca di stabilire una connessione tra la loro dimensione micro, quella di due uomini come tanti perduti dentro l’uragano, con quella macro, strutturata sulla contrapposizione tra il fanatico generale Friedrichs (Devid Striesow) e il fu virtuoso Matthias Erzberger (Daniel Bruhl), che si prese la responsabilità di capitolare nel famoso vagone ferroviario e mettere la parola fine ai sogni di dominio della Germania.

Occorre riconoscere a Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale l’ambizione di creare un racconto complessivo su quella che fu la tomba della generazione che aveva abbracciato il sogno di un futuro radioso durante la Belle Époque, solo per trovarsi a seppellirlo nelle trincee insieme a milioni di corpi.

La regia di Berger è sicuramente efficace, impreziosita da una fotografia di James Friend che riescie ad essere classica per quello che riguarda il filone  bellico della guerra in trincea, così come interessante nella sua volontà di abbracciare il realismo sperimentale.

Una sintesi cinematografica di un momento storico

Ad ogni modo,  è indubbio che questa  nuova trasposizione dell’autobiografia romanzata di Remarque, possa lasciare interdetti gli spettatori più avvezzi al genere bellico, In particolare quelli del primo conflitto mondiale.

Di base infatti, questo film non offre nulla di nuovo, si distanzia moltissimo dal diario di Remarque, dai suoi personaggi, ognuno dei quali occupava un posto molto specifico del cuore dell’autore, rappresentava un brandello di quella generazione tedesca mandato al macello.

Berger invece riduce all’osso i riferimenti con l’opera letteraria, crea sostanzialmente una sorta di sintesi di ciò che significò per quei ragazzi, partiti gonfi di retorica e di sogni patriottici, confrontarsi con un conflitto che di base, è stato il più orribile nella storia per un uomo in armi.

Da Torneranno i Prati a Giorni di Gloria, da Gallipoli a Westfront, non sono pochi i capolavori della settima arte che ci hanno fatto comprendere come bene o male gli eserciti dell’epoca, sembrassero totalmente ignari di quanto la tecnologia avesse reso impossibile perseguire tattiche ultra offensive, partorite in un’epoca in cui le armi automatiche, i concentramenti di artiglieria e il filo spinato non esistevano ancora.

Questo film lo sottolinea di nuovo, così come l’incredibile svolta tecnologica che la Prima Guerra Mondiale portò nella concezione della guerra non più come quella di una massa di uomini contro l’altra, ma della carne contro il metallo, soprattutto dell’ingegneria contro la vita umana che non valeva più nulla.

Ecco allora che Paul e Kat vengono coinvolti in un attacco disperato in cui vediamo la progressione e l’inasprirsi di quello che da un confronto tra uomini armati di fucile baionetta, diventò invece un massacro scandito dalle mitragliatrici, poi dai gas, poi dei primi rudimentali carri armati e dai lanciafiamme.

Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale si pone quindi a metà tra opera verità e opera metaforica, assieme abbraccia la coscienza di cinema civile, di film che cerca di far perdurare la memoria anche ai tempi di questa generazione Z, così sprezzante verso il passato.

Un film che osa meno di quanto potrebbe

Sono passati poco più di 100 anni da quando la gioventù diventava carne da cannone, seguendo le volontà di una società che era incredibilmente classista, in cui le vite dei soldati volevano meno di quelle delle galline. Berger bisogna riconoscere che questo stato d’animo ce lo fa arrivare molto bene, così come ci dona un’istantanea perfetta del militarismo, dell’ultranazionalismo e della religione sadomaso-mortuaria che ammorbava nel profondo la società tedesca dell’epoca.

Tuttavia il film ha il grosso difetto di maltrattare i suoi personaggi, che bene o male rimangono come stilizzati, non approfonditi, quando invece chi ha letto il libro, sa quanto importante fosse la loro evoluzione, quanto potente la loro umanità.

Permane alla fine della visione, il sospetto che l’insieme sia soprattutto un esercizio di stile, un po’ paternalistico perché dà per scontato che il pubblico sappia poco o si sia dimenticato di che cosa fu la guerra in trincea, delle dinamiche che essa sviluppò. Onestamente appare abbastanza eccessivo il trionfante entusiasmo con cui il film è stato accolto al festival di Toronto.

Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale è sicuramente un film di un certo valore, ma distante dall’essere un capolavoro, dal punto di vista formale non compete minimamente con ciò che Mendes ha saputo fare in 1917 e  per profondità e affresco d’epoca, impallidisce di fronte a La Grande Guerra di Mario Monicelli.

Non si vuole qui parlare per forza di occasione perduta, anzi il cast è comunque credibile, la ricostruzione d’epoca anche per quello che riguarda il linguaggio, la mentalità è sicuramente apprezzabile.

Tuttavia la sceneggiatura non sviluppa completamente le potenzialità offerte dal capolavoro di Remarque, pare quasi volersi accontentare di una sintesi mainstream molto ammordabile.

Anche all’interno della cinematografia tedesca, oltre al già citato Westfront, non può essere assolutamente messo alla pari di gemme come U-Boot 96 o Stalingrad.