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Moon Knight, episodio 6: il finale con i grandi, ma non un gran finale (SPOILER)

Moon Knight, episodio 6: il finale con i grandi, ma non un gran finale (SPOILER)

Di DocManhattan

Don’t let me down, cantavano i quattro ragazzi di Liverpool, sei anni prima che Moon Knight nascesse. Ci speravo, in un finale all’altezza per questa miniserie dell’MCU, dopo quel gran pezzo di televisione superomistica che era stato il quinto episodio (se ne diceva qui). Il problema era che dopo l’introspezione, dopo quello sguardo accorato al passato di Marc Spector, alla natura di Steven, al loro rapporto, con delle scene perfino toccanti in un episodio trascinato dalla saggezza di una bonaria dea con la faccia da ippopotamo, toccava chiudere i conti con Harrow. Non Den, Arthur.

E lo hanno fatto, con questo episodio numero sei di Moon Knight, che dura pure meno degli altri. E per farlo, prevedibilmente, si è passati dal viaggio nella mente e nei dolorosi ricordi del protagonista, a tre quarti d’ora di bastoncino pim pum pam, volan tanti scappellotti. A dimostrazione del fatto che, secondo me, contrariamente a una lamentela in cui continuavo a imbattermi sui social nelle scorse settimane, in una serie come Moon Knight quello che serviva di meno erano proprio le solite scazzottate da super-eroi. Ovviamente, da qui in avanti, SPOILER.

Moon Knight finale recensione

IL MIO AMICO ULTRAMAN

Cioè, no. Non quell’Ultraman, non quello della serie canadese con Jerry O’Connell. L’altro, l’Ultraman vero. L’eroe tokusatsu che in varie incarnazioni combatte dagli anni Sessanta contro i kaiju con la tutina di gomma (sia lui che i mostri). Ecco, è impossibile guardare quella scena della lotta tra Khonshu e Ammitt e non pensare agli scontri tra tizi giganti da telefilm giapponese. O ai Meganoidi: si diventa giganti, e ci si mena al rallentatore.

I pugni, i calci volanti, il ping pong tra i costumi adottati da Steven e Marc e quel momento surreale in cui tutto si ferma e una passante chiede a Layla se sia un super-eroe egiziano. E lei conferma che sì, lo è. Foto ricordo.

Scarlet Scarab Layla Moon Knight

Una versione femminile del personaggio di Scarlet Scarab, per la cronaca. E, sempre per la cronaca, nel Marvel Universe ci sono stati due Scarlet Scarab. Il primo era un super-villain della Seconda Guerra Mondiale (creato nel 1977 da Roy Thomas, Frank Robbins e Frank Springer in una storia degli Invasori), il secondo suo figlio, che dopo aver ereditato i poteri grazie a un antico manufatto a forma di scarabeo, affronta Thor in una storia dell’82. Per poi riappacificarsi con il biondo di Asgard e di Luzzi, e tornarsene, boh, nel dimenticatoio.

PROPRIO UN EROE D’EGITTO

Torniamo a Layla (che, come avrete capito, con lo Scarlet Scarab originale non ha in comune praticamente nulla, a parte la nazionalità) e alla sua fan numero 1. Lì, davanti a quello voler spiegare a forza quello che non c’era bisogno di spiegare, ho alzato gli occhi al cielo con una forza e intensità che mi è parso di scorgere Saturno. Anche se era ancora mattina. Probabilmente il momento più basso della serie, per quel che mi riguarda; e, sia chiaro, il personaggio di Layla mi piace, e la sua versione da super-eroina è forte, sembra una dea guerriera. Funziona molto più lei, con quel costume, che la “divoratrice dei morti” Ammitt ingaggiata da Don Zauker. La coccodrilla che non si sa neanche come fa.

Ma c’era bisogno di quello scambio, di sottolineare l’ovvio (sì, è egiziana, e sì, ora è diventata un super-eroe)? No, ovviamente no.

moon knight Jake Lockley

UN PESCE DI NOME STEVEN

Ed è un peccato che il brodo super-eroistico ricetta classica annacqui tanto una minestra dal sapore particolare. Per dire: è bello che Steven e Marc si abbraccino esattamente come nel fumetto (sul numero 9 della run di Moon Knight scritta da Jeff Lemire nel 2016 e usata come template per la trama di questa serie). Mi garba che si navighi ancora nell’incerto rapporto tra le due identità, con un apparente ritorno alla situazione di partenza. Solo apparente, tanto che i pesci rossi nell’acquario ora sono DUE.

Ma poi c’è quella scena post-credits in cui di valido c’è solo l’omaggio – attraverso il nome dell’ospedale in cui è ricoverato Harrow – a Bill Sienkiewicz, tra gli artisti più grandi che si siano mai cimentati con Moon Knight. Pure la vignetta qui sopra, che riassume il discorso delle varie identità di Spector, è sua.

MOON KNIGHT Khonshu

TRE UOMINI E UNA BARA

E a proposito: poi arriva finalmente la terza identità, lo spietato Jake Lockley, ha la stessa coppola che ha nei fumetti e per una qualche ragione parla spagnolo. Quello buono è inglese, quello stronzo messicano? Guida pure qui un’auto, ma non fa il tassista: è il sicario di Khonshu, di cui è rimasto galoppino.

E? Ed è il consueto finale aperto che dice e non dice, lascia tutto appeso, come da programma. Ma, personalmente, quello che non mi ha lasciato è la voglia di vedere come continua, come avrebbe dovuto fare. Ok, Jake è l’identità più feroce delle tre, Harrow è morto, e? Boh. Che cosa ci monti su d’interessante, semmai, dopo?

Avevo tanta voglia di vedere questo Moon Knight integrato nell’MCU e magari parte in futuro di altri progetti. A infoltire la quota di eroi urbani magrissima in un universo condiviso popolato da troppi tizi cosmici e meta-umani. Ma ora non saprei.

MOON KNIGHT CONTRO…

L’unica parziale consolazione regalatami dal finale è quella doppia battaglia che probabilmente non avete visto. La prima è infatti quella combattuta dal tag team formato da me e dal mio smartphone con il codice QR dell’episodio, piazzato bastardissimamente di sbieco su quel poster. Grazie tante.

Terminato l’elenco di divinità egizie chiamate in causa per i tentativi andati a vuoto, sono riuscito finalmente a farlo leggere al cellulare, quel codice, e il link mi ha portato qui.

Moon Knight vs Kang

Il fumetto gratuito di questa settimana è un annual di Moon Knight del 2019, in cui il cavaliere della luna affronta… Kang. Il conquistatore, quello che – interpretato ancora una volta da Jonathan Majors, sarà la nemesi di Ant-Man e Wasp nel loro prossimo film, Quantumania. Il nuovo spauracchio dell’MCU. Vorrà forse dire che…?

 

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