I due volti di Gellert Grindelwald

I due volti di Gellert Grindelwald

Di Giulio Zoppello

Animali Fantastici: I Segreti di Silente, ora nelle sale italiane, è stato accolto in modo generalmente positivo dalla critica, che lo ha indicato come il film più strutturato e meglio congegnato della saga prequel e spin-off di Harry Potter. 
Di certo è quello che ha dimostrato fino ad ora più varietà, fantasia e complessità narrativa rispetto ai precedenti. All’ordine del giorno però, vi è stato anche l’esito del recasting del villain Gellert Grindelwald.


Mads Mikkelsen ha saputo donare una luce diversa rispetto a ciò che il personaggio era stato nelle mani di Johnny Depp. A conti fatti, vi è stata l’opportunità di vedere due lati dello stesso personaggio, dello stesso male.

Il volto di un male molto più realistico

Senza ombra di dubbio bisogna partire dal presupposto che Grindelwald è un cattivo molto diverso da quello che era Voldemort. Questi di base era la personificazione stessa della malvagità in quanto tale, sviluppatasi non per deformità esistenziale o per qualche causa precisa, ma che pare essersi creata da sé, da sempre.


In Voldemort la malvagità è una vocazione di natura, gode della sofferenza degli altri, vuole il potere per asservire è terrorizzare. Rimane quindi soprattutto un simbolo più metaforico che realistico di ciò che è un malvagio, esattamente il contrario di Grindelwald.


A tutti gli effetti la Rowling in Grindelwald ha voluto condensare elementi biografici comuni a tanti uomini poi diventati spietati dittatori o tiranni dell’epoca moderna, su tutti il fatto di avere fin dalla giovane età un carattere difficile, essere portati all’isolamento ma anche dotati di talento e di una forza interiore incredibile. Egli è un visionario e un idealista deciso a rivoluzionare il mondo.


Grindelwald a soli 16 anni viene espulso dal Durmstrang per il suo legame con le Arti Oscure, e comincia a coltivare il sogno di utilizzare quest’ultime per cambiare la società dei Maghi, rendendola migliore. 
Sia nei primi due film che nel terzo, questo personaggio infatti stima semplicemente la sapienza, la forza, la capacità di essere al di sopra di una massa che lui usa, brama ma che in realtà disprezza e che non reputa mai alla sua altezza.


Mentre Voldemort vuole semplicemente distruggere e uccidere, realizzare una fantasia macabra e mortuaria, Grindelwald  è mosso da una fede incrollabile nel bene finale della sua opera, è un rivoluzionario come ve ne sono stati tanti nel XX secolo, convinti che ogni mezzo fosse lecito per realizzare il loro fine. 
Ed il loro fine era l’utopia di un mondo migliore, da creare però come recitò a suo tempo Robespierre, distruggendo completamente quello che vi era precedentemente. 
La bacchetta di sambuco, gli omicidi mirati, il terrore che sparge in Europa e il tentativo di truccare le elezioni, sono tutti simboli di un’azione politica mirata, non del caos di un mostro dell’oscurità.

Un simbolo di solitudine e freddezza

In tutto questo è fuor di dubbio che Johnny Depp nei primi due film, abbia creato un personaggio molto freddo, affascinante, carismatico ma simbolo anche di una solitudine esistenziale totalizzante.


Il suo Grindelwald è una sorta di sacerdote di una setta, un novello Savonarola o Robespierre, uno zelota ansioso di purificare il mondo, di salvarlo non dal peccato, quanto piuttosto da un futuro che vede pieno di caos e impurità. Nei primi due film appare chiaro come la sua sociopatia, il suo legame alquanto instabile con Silente, lo rendono a tutti gli effetti molto simile a ciò che era Adolf Hitler nei primi anni, animato da una convinzione metallica e ardita di ciò che serviva al suo paese, con un carissimo compagno di infanzia e gioventù da cui si separa brutalmente e la perfetta convinzione di essere l’unico uomo in grado di cambiare le cose.

In Depp, lugubre, spettrale, mefistofelico nell’indifferenza con cui semina la morte per quella che ritiene una giusta causa, vi è un fascino freddo e statico, egli è un leader che incute timore ma anche affascina i suoi seguaci, trattandoli come pedine. 
Eppure sa anche affascinarli come nessun altro, colmando un vuoto che essi avvertono da sempre nelle lroo vite, come faceva in fin dei conti pure Napoleone. 
Il suo carisma è tanto elevato da riuscire quasi a plagiare Silente in gioventù, che solo grazie all’intervento del fratello Aberforth si ravvede, per quanto a carissimo prezzo. Depp lo ha reso un’ombra astuta e serpentina, fortemente connessa ai villain dei gialli e delle spy story che furono, come il memorabile M di Conan Doyle o il Domenica di Chesterton. Come questi egli è un camaleonte, un genio tattico, con il suo muoversi nell’ombra come un serpente. Riesce ad intrufolarsi all’interno degli stessi ranghi nemici, dimostrando un coraggio, un’abilità e uno sprezzo del pericolo veramente incredibili.


Il tutto naturalmente votato alla supremazia del mondo magico sugli odiati i babbani, perseguendo un fine di massacro e genocidio che secondo lui è l’unica strada che si può percorrere per la salvezza comune dei maghi.

Il politico spregiudicato ed eversore

Mads Mikkelsen si è totalmente distaccato dal lavoro di Johnny Depp, creando quello che non è più una specie di rockstar maledetta o un anarchico del male, quanto un astutissimo politico e manipolatore.

Animali Fantastici: I Segreti di Silente ruota tutto attorno ad un complotto da lui ordito per venire eletto Capo Supremo della Federazione dei Maghi. Da rivoluzionario intento a distruggere il sistema, diventa improvvisamente un eversore intento ad utilizzare il sistema contro sé stesso, ad infrangere e piegare le leggi senza che nessuno se ne accorga. 
Lo vediamo forte di un consenso popolare che lo rende a tutti gli effetti un sosia di quell’Hitler, che dopo il tentativo di putsch di Monaco, capì che solo la vittoria elettorale era la strada per la vittoria.


Come lui questo Grindelwald si circonda di scherani pronti a tutto e al contrario di quello di Depp, non è più un sociopatico solitario ed elitario, un anarchico isolato. 
Risulta incredibile come la sua scalata al potere, ricordi per modalità e strategia quella di Mussolini e Hitler. Come loro, Grindelwald inscena attentati e aggressioni per passare come vittima e salvatore, si presenta al potere costituito come il solo in grado di farsi tramite con gli umori della folla, di garantire ordine e stabilità. Anton Vogel, l’attuale Capo Supremo della Confederazione dei Maghi, è il sosia di quell’Hindenburg che aprì di fatto la strada al Terzo Reich, del Vittorio Emanuele che non firmò lo stato d’assedio contro le camicie nere in marcia su Roma.


Rispetto a Depp, appare molto più vanitoso, narcisista, a suo agio nei palazzi del potere così come nelle strade, non meno crudele, ma soprattutto molto più abile nel manipolare anche Credence, alternando paternalismo a paura. 
Mikkelsen ne rende palpabile ferocia e profondo razzismo verso i babbani ma lo arma di charme, sensualità, che utilizza per cercare di confondere Silente, verso Il quale egli stesso prova ancora qualcosa di profondo. Di certo qualcosa di molto convincente e incredibilmente familiare.

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