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Universi paralleli: la nostra intervista con i registi e il creatore della serie targata Disney+

Universi paralleli: la nostra intervista con i registi e il creatore della serie targata Disney+

Di Filippo Magnifico

Le vite di quattro amici – Bilal, Romane, Samuel e Victor – vengono stravolte quando un evento misterioso li separa mandandoli in diverse linee temporali. I quattro adolescenti faranno di tutto per capire cosa è successo e cercare di tornare alla spensierata innocenza delle loro vite precedenti.
Si può riassumere così, in breve, la trama di Universi Paralleli, la nuova serie fantasy/mistery in arrivo su Disney+, con tutti i sei episodi, il 23 marzo.

La risposta francese a Stranger Things? Sì ma non solo.
Si tratta di una produzione che ha un’identità precisa, con un fascino tutto personale. Universi Paralleli parla di amicizia, di famiglia, della responsabilità di essere genitori e del modo in cui determinate azioni possono segnare in maniera irreparabile il nostro destino.

Ne abbiamo recentemente parlato con Quoc Dang Tran (Marianne, Nox), creatore della serie, e con i registi Benjamin Rocher e Jean-Baptiste Saurel, che ci hanno spalancato le porte dei loro Universi Paralleli.

Come nasce questa serie? Qual è stato il suo percorso e come è arrivata su Disney+?

Quoc Dang Tran: L’idea risale a 10 anni fa, ma al tempo ero un giovane scrittore, non avevo molta esperienza e non c’era richiesta per serie fantascientifiche con protagonisti dei teenager in Francia. Nessuno sarebbe stato interessato. Ma poi sono arrivati Netflix, Disney+, Amazon Prime Video e tutto è cambiato, si è iniziato a cercare storie diverse. Quindi 10 anni dopo siamo andati da Disney e abbiamo detto: “Potrebbe interessarvi questa idea?”. Loro hanno detto sì, ed è lì che tutto è iniziato.

Per quanto riguarda la componente scientifica della serie, è stata necessaria una fase di ricerca? Avete parlato con esperti per sviluppare la storia?

Quoc Dang Tran: A dire il vero l’ho fatto nelle prime fasi. All’inizio la serie era molto più approfondito dal punto di vista scientifico.
Ma poi ho deciso che non doveva essere una serie scientifica, doveva raccontare la storia di questi teenager alle prese con un evento che sconvolge la loro vita. Ho cercato di rendere il tutto più semplice possibile. Quindi, sì, all’inizio c’erano molte cose tecniche ma ho deciso di toglierle.

Il personaggio di Victor (interpretato nella serie da Jules Houplain e Maxime Bergeron) è forse il più interessante. Il suo è un percorso profondamente umano…

Quoc Dang Tran: Ho scritto questa storia per me, come teenager, ma l’ho scritta anche per me come padre. Ho due figli e mi chiedo spesso: “Come posso comportarmi con loro nel modo giusto? Il mio comportamento è lo stesso con entrambi? Ci sono regole che valgono per uno e non valgono per l’altro?”.
Non avrò mai una risposta, ma la mia speranza è che un giorno possano dire: “Nostro padre ci ha trattati nel modo giusto”. Questo è il mio sogno, dovrai chiederlo a loro un giorno e sentire la loro risposta.
È così che ho immaginato il personaggio di Victor. Ha un fratello, ha dei genitori che lo amano ma sono molto duri. E so che a volte si può preferire un figlio rispetto ad un altro per qualche motivo. E mi sono chiesto: “Cosa può succedere se si porta questo comportamento all’esasperazione?”. Uno dei due finirà per pensare di non essere il preferito, che non è necessariamente vero, ma è vero per lui.

Come avete scelto il cast? Avete scelto prima i bambini e poi gli adulti o viceversa?

Jean-Baptiste Saurel: Entrambe le cose. Ci è capitato di trovare prima il volto giusto per il personaggio adulto, quindi abbiamo successivamente cercato la sua versione giovane. Non c’è stato un ordine preciso. Abbiamo anche fatto in modo che fosse facile creare un rapporto tra loro, abbiamo osservato il modo in cui interagivano, se si creava l’atmosfera giusta. È stato un processo molto lungo, una grande sfida.

Per quanto riguarda la regia, ci sono film che avete preso come riferimento?

Jean-Baptiste Saurel: Abbiamo visto molte cose, ci sono sicuramente dei riferimenti ma onestamente non abbiamo inserito qualcosa di specifico. Abbiamo cercato semplicemente di trovare il giusto modo per raccontare la storia.

Benjamin Rocher: Nel momento in cui leggi la sceneggiatura si formano tante immagini nella tua mente, molto spesso non sai da dove vengono. Possono venire da un videogame, da un fumetto, da un film o da una serie. È nostro compito fare in modo che quelle immagini si adattino alla sceneggiatura.

Ci sono piani per una seconda stagione?

Quoc Dang Tran: Ad essere onesti ci stiamo pensando. La serie potrebbe finire così ma allo stesso tempo non abbiamo voluto chiudere tutte le porte. Quindi, sì, ci stiamo pensando e se dovessimo trovare un’idea valida potremmo anche farla. Ma non siamo obbligati, si vedrà.

Piccola nota conclusiva: è stato piacevolissimo concludere l’intervista ricordando con Benjamin Rocher una serie di titoli, tra cinema e videogame, che parlano di viaggi nel tempo. Un momento che abbiamo deciso di escludere dall’intervista perché, per certi versi, rappresenta un off-topic rispetto al tema centrale, ma l’entusiasmo squisitamente nerd del regista meritava sicuramente una menzione.

La serie è interpretata da Thomas Chomel (Clem), Omar Mebrouk (Morgane, Le Invisibili), Jules Houplain (Morgane), Jade Pedri (Ils étaient dix), Naidra Ayadi (Polisse, Black Spot, La ragazza di Stillwater), Guillaume Labbé (The Hookup Plan, Je te promets, L’Ecole de la vie), Gil Alma (The Wagner Method), Elise Diamant (Mensonges), Dimitri Storoge (Validé, La Révolution), Agnès Miguras (ASKIP, le collège se la raconte), Maxime Bergeron (Fantasies, ASKIP, le collège se la raconte), Victoria Eber (Beyond Appearances) e Timoté Rigault.

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