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Arcane, o come espandere un brand con qualità

Arcane, o come espandere un brand con qualità

Di Marco Lucio Papaleo

Il 6 novembre scorso è approdata su Netflix Arcane, serie animata in nove episodi ispirata alla lore di League of Legends, uno dei videogiochi più popolari del mondo. Al di là dell’enorme bacino di utenza derivata dai fan del gioco stesso, però, si trattava di un prodotto apparentemente dedicato alla nicchia dei già appassionati… almeno in apparenza. Poco dopo l’uscita della prima tranche di puntate, tuttavia, la serie ha cominciato ad acquisire sempre più consensi, finendo per divenire una delle più apprezzate in assoluto del 2021. Come mai?

Non è un mistero che le opere audiovisive derivate dai videogiochi, il più delle volte, scontentano il pubblico, trasversalmente: i fan dell’originale, al contempo, si annoiano a vedere una versione non interattiva, più blanda e scontata, di qualcosa che già conoscono a menadito, e al contempo storcono il naso per le più o meno inevitabili derive. Chi invece non è già fan, difficilmente lo diventa, perché adattare un videogioco in una serie tv o un film è davvero assai difficile, finendo per impoverire l’opera originale. Già, perché se una volta la trama in un videogioco era accessoria e l’impianto visivo, musicale e artistico era estremamente limitato, e una trasposizione audiovisiva avrebbe potuto dare maggior respiro alle sue ambizioni narrative, i videogiochi vantano ormai impianti artistici e audiovisivi di impatto assoluto, con in più una immersività e una partecipazione (sia emotiva che all’azione) che il cinema non può eguagliare.
Insomma, se una volta i videogiochi avevano da guadagnare nella trasposizione, ora perlopiù hanno da perdere, perché si tratta di due media che possono comunicare e contaminarsi, certo, ma non avere lo stesso rapporto che c’è tra cinema e romanzi, ad esempio.

Uscire dall’ombra… in grande stile

Aggiungete anche il fatto che, sì, League of Legends è uno dei videogiochi più giocati al mondo, ma è dedicato principalmente a una fascia di giovanissimi, mentre i giocatori “della domenica” (in gergo, “casual gamers”) non solo non lo conoscono, ma perlopiù non hanno intenzione di conoscerlo, comprenderlo e avvicinarlo. Come Fortnite, Minecraft e altri fenomeni videoludici degli ultimi anni, sono realmente terra di frontiera per gli ultratrentenni, cresciuti con altri generi e altri stimoli.
Insomma, una serie di pregiudizi, tra cui i famigerati “una trasposizione Netflix” e “tratto da un videogioco” che nella testa dell’utente medio sono trappole mentali pericolosissime e in grado di bollare aprioristicamente opere che, invece, meriterebbero più spazio e attenzione.
Del resto, però, c’è da dire che i film animati di Resident Evil e le serie di Monster Hunter e DOTA non avevano esattamente brillato, quindi non c’erano effettivamente grosse aspettative per questo Arcane, nonostante lo stile grafico decisamente originale. Eppure…

Eppure ci siamo dovuti ricredere. Un po’ tutti. Perché Arcane non è solo un buon prodotto: è un’ottima opera narrativa e artistica e un progetto di marketing di livello assoluto.
Al contempo la migliore trasposizione da videogioco e una eccellente operazione di brand awareness.
Certo, l’enorme bacino di utenza dei videogiocatori può far pensare che sia solo uno spot ad uso e consumo della community, ma in realtà alla base di queste operazioni c’è sempre la speranza che il brand allarghi i suoi orizzonti e trovi nuovi appassionati. Riot Games, lo Studio dietro League of Legends, al di là del successo spicciolo del videogioco sta riuscendo là dove molte sue concorrenti, anche più grandi, danarose, e con più storia alle spalle, stanno fallendo: promuovere il proprio marchio in maniera efficiente ed intelligente.
Konami e SEGA, praticamente, campano di rendita in patria su vecchie IP e con pochissimi nuovi titoli maggiori, proposti quasi stancamente; Capcom c’ha provato mille volte a proporre marchi come Street Fighter e Resident Evil, il successo commerciale c’è stato, ma il marchio non si è imposto nel modo migliore; Nintendo, dopo essersi scottata trent’anni fa con film e serie animate televisive “scult” sulle sue icone, solo ora si sta riaffacciando sulla scena, affidandosi niente meno che a Illumination. Blizzard, la concorrente più diretta di Riot da questo punto di vista, ha letteralmente sprecato le enormi opportunità che franchise come Warcraft e Overwatch gli prospetterebbero.
Riot Games, invece, sta portando avanti il suo franchise in maniera molto intelligente e programmatica, facendo in modo che i suoi fan possano saltare tra giochi di generi diversi ma al contempo, anche di potersi dedicare esclusivamente ai propri preferiti, che siano il titolo action-strategico principale, il gioco di carte, il picchiaduro e così via.

La parola chiave è “qualità”

E qui entra in gioco Arcane: una serie animata che ti fa appassionare a un universo narrativo, facendoti affezionare ai personaggi che lo popolano e al brand tutto, pur se il videogioco non lo conosci e, magari, non ti interessa. Per certi versi, quel che hanno fatto i Marvel Studios con i supereroi al cinema: tutti li amano e vogliono la t-shirt degli Avengers, anche se non hanno mai letto i fumetti e, magari, continuano a non volerli leggere.
Come è avvenuto questo piccolo miracolo? Sembra banale e un po’ sciocco, ma la parola chiave è “qualità”. Qualità produttiva, unita a qualità artistica.
Arcane è un’opera derivata che prende, in maniera aderente ma non pedissequa, il mondo di League of Legends e lo rielabora dandogli basi più solide, fungendo da vero e proprio prequel al gioco pur nelle sue piccole differenze. Così facendo non realizza una noiosa trasposizione di quanto già visto ma, al contempo, espande quanto di buono quell’universo ha da offrire, senza discostarsene con elementi fuori (o contrari al) canone.

Prende il mondo in cui i personaggi si muovono e lo rende vivo, gli dà una forma geopolitica e sociale ben definita. Prende i personaggi e li sviluppa, rendendoli vivi, umani e sfaccettati. Al centro di scelte personali ed etiche importanti, senza fare sconti. E senza inventare nulla di particolarmente nuovo, in realtà: la città di Piltover è uno sfondo tipicamente Steampunk, con elementi fantasy ben congegnati, e i suoi stessi personaggi non hanno background così originali, in fondo. Sono archetipi, ma archetipi giostrati nel migliore dei modi.
La storia delle due sorelle Violet e Powder, sullo sfondo di una doppia città steampunk spaccata tra bassifondi e quartieri altolocati, è ricca di personaggi vividi e contrapposti, tutti da scoprire e, a loro modo, amare nelle loro piccole e grandi imperfezioni, un po’ come in Game of Thrones e nelle migliori epiche del genere.

Poi, be’, c’è il comparto tecnico e artistico, affidato a Fortiche Production, Studio d’animazione francese con, nel portfolio, una miniserie animata per Marvel e Disney XD con protagonisti Rocket & Groot nonché un video musicale per i Gorillaz e uno per gli Imagine Dragons, ad esempio. La collaborazione con Riot è ormai di lunga data, avendo realizzato per loro diversi bellissimi corti animati proprio per gli eventi di League of Legends e, ora, portano la loro ispiratissima e pittorica animazione ibrida 2D/3D a un livello completamente nuovo proprio con Arcane, che pone le ispiratissime (e piuttosto adulte, per temi e scelte) trame scritte da Christian Linke e Alex Yee in un mondo dipinto a pennellate da Pascal Charrue e Arnaud Delord, che non sprecano un solo secondo a loro disposizione in filler inutili e portano su schermo qualcosa che sarebbe davvero un peccato visionare distrattamente, vista la cura riposta in ogni singolo sfondo e in ogni singola inquadratura e animazione. Un lavoro maestoso e significativo, portato avanti con risultati eccellenti nonostante l’emergenza pandemica (che tanti disastri e problematiche ha portato anche a studi più grandi, vedasi quanto successo con Marvel’s What If…?) oltretutto valorizzato da un voice acting di grande livello e in una colonna sonora che non si limita a suonare in sottofondo, quanto a essere parte integrante della storia.
Ogni episodio vanta un momento musicale (e che momento!), con una canzone il cui ritmo e i cui testi hanno un impatto e un significato portante, andando a creare dei veri e propri piccoli videoclip.

 

Tra queste, assumono particolare importanza la sigla di testa, “Enemy” di Imagine Dragons e JID (il cui video musicale è ben più che un semplice montaggio di animazioni riciclate, come spesso capita), e quella del season finale, “What could have been”, di Sting e Ray Chen. E se non stupisce la presenza degli Imagine Dragons (che già avevano collaborato con Riot svariati anni fa), senza dubbio la presenza di Sting è un campanello importante per richiamare l’attenzione sulla risonanza che la sua canzone può avere.

La strategia di Netflix di dividere la serie in tre tranche di tre episodi settimanali si è rivelata vincente, permettendo di bingewatcharli in serie mantenendo attivo il buzz mediatico ma senza far trascorrere troppo tempo tra una un gruppo di episodi e l’altro; oltretutto, si trattava di tre piccoli archi narrativi che si prestavano a questa divisione, a differenza di altre serie Netflix che invece hanno sofferto dello “stacco” di metà stagione. Quindi, anche da parte della piattaforma streaming, c’è da segnare un successo da questo punto di vista, confermato dal fatto che una seconda stagione è già in produzione, pur senza una data d’uscita già stabilita.
Noi l’aspettiamo avidamente e, siamo certi, dopo che avrete visto anche voi la prima stagione, vi unirete a noi nella spasmodica attesa. Brava Riot, brave Netflix, grande Fortiche: avete dimostrato come si realizza un ottimo show a partire da un videogioco, valorizzando entrambi i media.

A proposito di Arcane, ecco qualche notizia per approfondire:

Negli Stati Uniti Arcane ha superato Stranger Things e The Mandalorian

Arcane: nuove immagini e una clip della serie di League of Legends

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