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I 50 anni dell’Ispettore Callaghan: come Eastwood e Siegel hanno cambiato il cinema action

I 50 anni dell’Ispettore Callaghan: come Eastwood e Siegel hanno cambiato il cinema action

Di Marco Triolo

In principio fu Zodiac. Anzi, in principio fu una coppia di sceneggiatori marito e moglie, Harry Julian Fink e Rita M. Fink, che concepirono il personaggio di Dirty Harry Callahan (senza la “g”, ci arriviamo) come uno sbirro di New York intento a fermare un serial killer psicopatico noto come “Travis”. Poi, come accade molto spesso nel caotico calderone hollywoodiano, quello script passò di mano in mano fino ad assumere la forma che conosciamo… o quasi. Nel senso che, in questo caso particolare, Clint Eastwood pretese che si tornasse più o meno alle origini e si lasciassero perdere le riscritture che avevano alterato considerevolmente il tono e l’asciuttezza del film.

Ma, dicevamo, Zodiac: l’ombra del serial killer misterioso (la cui identità sarebbe stata rivelata solo di recente), che terrorizzò la Bay Area di San Francisco tra il 1968 e il 1969, si avverte pienamente in Ispettore Callaghan: Il caso Scorpio è tuo!, dove non a caso il killer si chiama come un segno zodiacale e, come Zodiac, invia alla polizia lettere di sfida. Altrettanto non a caso il film si ambienta a San Francisco e non a New York, come da intenzione iniziale.

Possiamo quasi arrivare a dire che Ispettore Callaghan: Il caso Scorpio è tuo! fu un instant movie, un’operazione di exploitation a partire da un celebre caso di cronaca nera. Ma sarebbe riduttivo, considerando che il capolavoro di Don Siegel, oggi cinquantenne un po’ controverso ma non di meno splendido, usa quella premessa per costruire ben altro: un thriller teso, asciutto, rigoroso, un film a tesi (per quanto, appunto, controversa) che mette al centro l’astro nascente di uno dei più grandi eroi action del 20° Secolo, quel Clint Eastwood che si era guadagnato una carriera facendo una mossa all’epoca riservata alle vecchie star in crisi – lasciare l’America per recitare in produzioni italiane – per tornare in patria da divo. Alla sua seconda collaborazione con Don Siegel dopo L’uomo dalla cravatta di cuoio, Eastwood azzecca l’altro ruolo chiave della sua carriera dopo quello del cavaliere-senza-nome-anche-detto-Joe di Sergio Leone. Se lo sarebbe portato dietro per altri quattro film e quasi due decadi, con risultati altalenanti ma, certamente, mai all’altezza del primo, iconico capitolo.

Dirty Harry esce in USA il 23 dicembre 1971 e arriva da noi poco dopo, l’8 gennaio 1972, con il titolo Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!, non solo più lungo ma decisamente più enfatico e “di pancia”. Nel primo si intravvedono le intenzioni autoriali di Don Siegel, non un regista di B-movies ma uno che faceva genere ai massimi livelli e con una sofisticazione ben lontana dall’exploitation vera e propria. Nel secondo si avverte invece la percezione che si aveva in Italia di queste opere, considerate appunto serie B. Eppure è un titolo che ha qualcosa di profetico: di lì a poco il “poliziottesco” avrebbe preso il posto del western come genere di punta della produzione exploitation italiana e i film del filone avrebbero imitato Callaghan (con la “g”, perché evidentemente era più facile da leggere per un italiano) non solo nei temi (l’eterno confronto tra poliziotti dai modi spicci e sistema giudiziario “abbottonato”), ma anche nei titoli, spesso formati da due segmenti divisi dai due punti.

Ma Dirty Harry non ebbe influenza solamente in Italia: anche in USA avrebbe aperto la strada a polizieschi più duri e violenti, sdoganando la figura del serial killer e l’idea che tra poliziotti e criminali l’unica differenza fosse il distintivo e non i metodi. Siamo negli anni della New Hollywood, il cinema americano si sta svecchiando ed è diventato più smaliziato e più “grafico” nella rappresentazione della violenza. Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! in questo senso è un capolista, uno spartiacque. Non a caso diversi attori a cui il ruolo era stato proposto prima che a Eastwood, tra cui Frank Sinatra, Robert Mitchum, Steve McQueen, Paul Newman e Burt Lancaster, avevano rinunciato proprio per la troppa violenza o il messaggio controverso (Newman lo aveva giudicato troppo “di destra”, consigliando Eastwood).

E che il messaggio fosse controverso è fuori discussione, ancora oggi tocca mandarlo giù per godersi il resto del film. L’intenzione dei Fink era quella di offuscare la linea di demarcazione tra criminale e poliziotto per chiedersi fino a che punto una società democratica fosse disposta ad arrivare pur di proteggersi. Domanda che sulla carta è parecchio interessante e che merita di essere posta, ma l’interpretazione di Siegel è abbastanza a senso unico: non appena Callahan si ritrova ad affrontare burocrati e “professoroni”, è evidente che lui, uomo d’azione cool e sicuro di sé, ha ragione. Giudici, procuratori e politici sono invece delle macchiette, delle caricature più interessate alle formalità che alle vite degli innocenti. In breve: il fine giustifica i mezzi e il poliziotto che oltrepassa la linea e viola la prassi ha ragione.

Argomenti piuttosto datati, se si considera il dibattito odierno che ha travolto gli USA dopo gli ultimi casi di brutalità della polizia (specialmente contro cittadini afro-americani). Una riflessione che ha scosso il paese – ma non solo – nel profondo, rimettendo in discussione tutte le figure di poliziotti eroici al di sopra della legge che hanno dominato il cinema americano negli ultimi decenni. Argomenti da cui di certo anche lo stesso Eastwood si è poi allontanato, considerando la sua opinione favorevole al controllo sulle armi e la sua ideologia anti-bellica.

E a proposito di Eastwood: la star fu anche produttore del film con la sua Malpaso. L’attore ci mise vero impegno, eseguendo personalmente gli stunt per la scena in cui Callahan si lancia da un ponte sul tetto dello scuolabus, e dirigendo la scena del suicida (impossibile non pensare ad Arma letale rivedendola). Eastwood aveva da poco debuttato alla regia con Brivido nella notte, il cui titolo originale, Play Misty for Me, è ben visibile sulla facciata di un cinema ripreso in una scena. Glenn Wright, costumista di Eastwood sin da Rawhide, disegnò il completo elegante indossato da Callahan, che infonde al personaggio un’aura cool e allo stesso tempo all’antica.

A contribuire alla sceneggiatura furono anche, non accreditati, Terrence Malick e John Milius, portatori di due punti di vista opposti. Malick rielaborò il personaggio del serial killer in modo che uccidesse solamente ricchi sfuggiti alla giustizia. Milius, sceneggiatore di Apocalypse Now e regista di Conan il barbaro e Alba rossa, si ispirò invece al cinema di Akira Kurosawa per delineare la figura di un detective inasprito e solo, “identico al killer solo che ha un distintivo”.

Il ruolo del killer fu affidato a un attore relativamente sconosciuto, Andrew Robinson, pacifista nella vita che fu costretto, a quanto si racconta, a cambiare numero di telefono dopo aver ricevuto diverse minacce di morte per l’efficacia con cui aveva interpretato lo psicopatico Scorpio. Il personaggio, come detto, era ispirato a Zodiac, ma in parte anche a Gary Stephen Krist, che aveva rapito e sepolto viva l’ereditiera Barbara Jane Mackle nel 1968.

A tenere insieme tutto, commentando le potenti scelte di regia, tra cui le carrellate aeree, e il ritmo frenetico dell’azione e del montaggio, ci sono le musiche del geniale Lalo Schifrin (Bullitt, il tema di Mission: Impossible), anch’esse immensamente influenti sul genere poliziesco successivo (anche italiano).

Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! fu un ottimo successo: in USA incassò circa 36 milioni a partire da un budget di 4, affermandosi come il quarto maggiore incasso dell’anno. Ma la sua eredità e i suoi meriti vanno ben oltre il puro successo commerciale: in quanto veicolo per il carisma di Eastwood e per la maestria di Siegel, e in quanto action capace di tenere lo spettatore sul bordo esterno della poltrona, Dirty Harry ha pochi rivali ancora oggi.

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