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Hawkeye – La recensione dell’episodio finale

Hawkeye – La recensione dell’episodio finale

Di Lorenzo Pedrazzi

L’ultimo episodio di Hawkeye è come il terzo atto di un buddy cop: una resa dei conti ricca di azione, umorismo e scioglimenti emotivi, con la scintillante atmosfera natalizia di New York a fare da sfondo. La serie termina quindi in grande stile, riannodando tutti i fili lasciati in sospeso e offrendo una chiusura soddisfacente (che in alcuni casi è anche un nuovo inizio) a ogni personaggio.

Un pezzo molto grosso

Ormai il segreto – se così lo possiamo chiamare – è stato svelato: l’uomo nell’ombra è Kingpin (Vincent D’Onofrio), nei cui confronti il marito di Eleanor (Vera Farmiga) aveva dei grossi debiti. La donna li ha saldati, ma i suoi rapporti con il signore del crimine sono proseguiti nel corso degli anni, ed entrambi ne hanno guadagnato. Ora però che sua figlia Kate (Hailee Steinfeld) è rimasta coinvolta, Eleanor vuole uscire dal giro, e minaccia Kingpin di rivelare tutto se non glielo permetterà. Grosso errore: Wilson Fisk non è uno che si lascia ricattare, e affida a Kazi (Fra Fee) il compito di uccidere sia lei sia Maya (Alaqua Cox).

Intanto, Clint (Jeremy Renner) e la stessa Kate si preparano per la festa di Natale, consapevoli che Eleanor è in pericolo: un video mandato da Yelena (Florence Pugh) mostra infatti l’incontro con Kingpin. Armati di nuove frecce speciali che preparano insieme, i due arcieri combattono una battaglia furibonda sotto l’albero del Rockefeller Center, con la poco amichevole partecipazione della Tracksuit Mafia.

Hawkeye

Botte di fine anno

Buon Natale a me!, questo il titolo dell’episodio, ci regala 50 minuti buoni di azione rocambolesca, senza mai perdere il ritmo né il filo della trama. Ovviamente Kingpin concentra su di sé l’attenzione dei fan, ed è interessante notare le differenze rispetto a Daredevil: la splendida interpretazione di Vincent D’Onofrio ci restituisce un personaggio che sembra soffocare costantemente una rabbia ferina, ma gli abiti e le ambientazioni (basti pensare alle camicie hawaiane e al caos del suo ufficio) lo avvicinano alla criminalità di strada. L’impressione è che non sia – ancora? – il boss altolocato che tutti conosciamo, ma in compenso acquisisce tratti quasi sovrumani. La sua forza e resistenza sono fuori dal comune, un po’ come nei fumetti.

In attesa di scoprire cosa gli riserverà il futuro nel Marvel Cinematic Universe (perché, dai, quella scena finale con Maya è palesemente costruita per trarci in inganno), il maggior pregio della puntata è l’equilibrio dei toni, uno dei punti di forza di Hawkeye. L’azione, come detto prima, abbonda. Le frecce speciali sono divertentissime da scoprire, e la royal rumble del Rockefeller Center è una delle migliori battaglie “terrene” (cioè, senza superpoteri) che abbiamo visto nel MCU.

L’idea vincente, però, è di attribuire a ogni combattimento un significato che supera il mero scontro fisico. La sfida giocosa tra Kate e Yelena, ad esempio, è un conflitto d’opinioni che diventa quasi corteggiamento, fra due donne che si piacciono e non si farebbero mai veramente del male. Si tratta di una delle scene più spassose dell’intera serie, sia per i talenti combinati di Hailee Steinfeld e Florence Pugh sia per le soluzioni registiche di Rhys Thomas, con i suoi carrelli che seguono l’azione dalla distanza. Ci sono poi due scontri ad alto contenuti emotivo. Quello fra Maya e Kazi è un combattimento sofferto, dove entrambi – per ragioni diverse e non certo paragonabili – si sentono traditi. Mentre quello tra Yelena e Clint si consuma sul ricordo di Natasha, sfociando in una catarsi risolutiva. D’altra parte, un lutto si elabora meglio quando è condiviso.

Hawkeye

A casa per Natale

L’equilibrio è dimostrato anche dall’umorismo, che s’inserisce naturalmente sia nell’azione sia nei dialoghi. Oltre al combattimento tra Kate e Yelena, sono gli effetti imprevedibili delle frecce a suscitare ilarità, e i membri della Tracksuit Mafia ne pagano le conseguenze. Anche per questo, Hawkeye è uno dei pochi prodotti in grado di resuscitare lo spirito dei vecchi buddy cop, con molta più convinzione di The Falcon and the Winter Soldier.

Il buon Clint ne esce rincuorato e meno solo, poiché ora può contare su una “socia” che apprezza il suo vero valore: quello di un uomo normale, senza superpoteri o armature ipertecnologiche, che non arretra di fronte al pericolo. Un personaggio di basso profilo, umile e silenzioso, capace però di offrire un modello diverso rispetto ai colleghi. Voleva solo tornare a casa per Natale, ma forse non immaginava che avrebbe avuto compagnia. La famiglia si allarga, fedele a un contesto dove i legami di sangue – per fortuna – non sono più fondamentali. Un’idea molto cara alla Hollywood degli anni Duemila, e soprattutto ai Marvel Studios.

Il bonus finale non è ciò che i fan si aspettavano (o speravano), ma è il modo in cui la Casa delle Idee augura a tutti noi buone feste. Una dimostrazione di come l’MCU sia ormai una presenza radicata non solo nell’industria culturale, ma nell’immaginario collettivo e nella quotidianità del pubblico.

Cliccate qui per vedere Hawkeye su Disney+

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