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The Challenge: ecco come è stato girato il primo film nello spazio

The Challenge: ecco come è stato girato il primo film nello spazio

Di Marco Triolo

Deadline ha intervistato Klim Shipenko e Yulia Peresild, rispettivamente regista e protagonista di The Challenge, il primo film a essere stato girato nello spazio. I due hanno parlato in maniera approfondita del processo di riprese sulla Stazione Spaziale Internazionale e di cosa questa “sfida”, come dice il titolo stesso del film, comporterà per l’industria del cinema globale. Vediamo qualche estratto dell’intervista.

Come è nato il progetto

Shipenko ha spiegato che The Challenge è nato quando Konstantin Ernst, CEO della rete televisiva russa Channel One, ha invitato lui e il suo socio a discutere di un progetto che avrebbe potenzialmente coinvolto l’agenzia Roscosmos. L’idea, che Ernst aveva da una ventina d’anni, era quella di girare un film nello spazio. Ernst aveva considerato Shipenko dopo aver visto Salyut-7, sua opera precedente incentrata sulla storia vera di due cosmonauti che, nel 1985, erano riusciti a recuperare e rimettere in funzione una stazione spaziale.

Il regista spiega inoltre che il produttore di Salyut-7 aveva discusso con Roscosmos della possibilità di lanciare Shipenko nello spazio per presentare il film dal vivo su Zoom dalla ISS. La cosa però non era stata fatta dato il troppo poco tempo a disposizione.

La preparazione

Come già spiegato in precedenza, Shipenko e Peresild hanno dovuto affrontare un corso accelerato per potersi qualificare per il volo. L’attrice lo definisce “una procedura di addestramento completa” nella sede di Roscosmos. Un’impresa “ai limiti delle capacità umane” conclusa con successo grazie all’aiuto degli specialisti dell’agenzia spaziale. Shipenko aggiunge:

A me e Yulia sono occorsi quattro mesi non solo per preparaci per il volo, ma anche per capire come avremmo girato un film lassù da soli. Il processo ha unito la normale preparazione fisica con quella sulla tecnologia che avremmo utilizzato e su come saremmo riusciti a far funzionare una scena lassù. Dove avremmo posizionato la macchina da presa? Dove sarebbe stata la fonte di luce? Queste cose hanno richiesto molto tempo.

Girare in quattro dimensioni

Shipenko spiega che, nello spazio, l’esperienza di girare è completamente diversa. A gravità zero, il regista è stato in grado di realizzare dei movimenti di macchina semplicemente dando delle spinte alla macchina da presa e lasciandola fluttuare, correggendo via via l’inquadratura. Il vero problema è stata la luce: a bordo della ISS, “ogni 40 minuti c’è un nuovo tramonto e subito dopo una nuova alba”. Il regista paragona l’assenza di sopra e sotto, dovuta alla micro-gravità, alla sensazione di girare in quattro dimensioni:

Non puoi capire pienamente finché non vai lassù, perché ti cambia completamente la mentalità: il pavimento diventa il soffitto e viceversa. È quasi un mondo a quattro dimensioni lassù, il che ti dà molta più scelta nel posizionare gli attori […]. Mi sono reso conto delle limitazioni che ci sono nel girare a terra, persino per i film ad alto budget che possono permettersi molti stunt con i cavi. Nello spazio, ho dovuto abituare la mente a questa realtà a quattro dimensioni.

Una troupe di due persone

Yulia Peresild spiega che, non potendo contare su una vera troupe, lei e Klim Shipenko hanno dovuto dividersi i compiti:

[Klim] era direttore della fotografia, regista e addetto alle luci. Anche io avevo responsabilità extra. Mi occupavo degli oggetti di scena, dei costumi e del trucco, e insieme abbiamo fatto da scenografi nello spazio. Dovevamo accertarci che tutto andasse come descritto nella sceneggiatura.

L’attrice spiega di aver utilizzato poco trucco anche per non cadere nei cliché:

Qui in Russia c’è la convinzione che lo spazio non sia un posto adatto alle donne, e io vorrei scacciare questo mito. È quasi l’esatto opposto.

Ovviamente in The Challenge reciteranno anche gli astronauti presenti sulla ISS, e Shipenko ha ideato un copione adatto a degli attori non professionisti.

Il futuro

Deadline chiede a Shipenko se, dopo The Challenge, girare nello spazio potrebbe diventare la normalità (considerando che Tom Cruise sta preparando un progetto da 200 milioni di dollari con Universal, NASA e la Space X di Elon Musk):

Perché no? Se la storia lo richiederà. È un enorme parco giochi pieno di possibilità. I cineasti esplorano nuove frontiere, e questa è semplicemente un’altra frontiera da esplorare. Come ho già detto, ci sono molte cose impossibili da girare a terra in termini di movimenti degli attori. Nemmeno i film hollywoodiani da 200 milioni di dollari sono in grado di rendere queste cose credibili come lassù, perché là sono cose naturali.

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