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La storia di Caro Evan Hansen da Broadway al Grande Schermo

La storia di Caro Evan Hansen da Broadway al Grande Schermo

Di Andrea Suatoni

Il prossimo 2 Dicembre arriverà nelle sale l’attesissimo Caro Evan Hansen, pellicola che porta sul grande schermo l’omonimo musical di Broadway (in replica fin dal 2015) che ha stregato critica e pubblico.
Caro Evan Hansen
racconta la storia di un ragazzo, appunto l’Evan Hansen del titolo, affetto da ansia sociale e completamente invisibile ai coetanei che frequentano il suo stesso liceo, fin quando una sua bugia a fin di bene lo rende incredibilmente popolare. Una serie di equivoci portano infatti Evan ad essere considerato l’unico amico di Connor, un ragazzo della sua scuola appena toltosi la vita; il ragazzo si trova a dover inventare una storia d’amicizia inesistente per consolare la famiglia in lutto di Connor, ma le cose gli sfuggiranno presto di mano. Nella speranza di essere visto davvero per la persona che è realmente, Evan dovrà lottare contro una falsa immagine di sé stesso, fin troppo perfetta.
Il protagonista Evan Hansen è interpretato da Ben Platt, (visto nella serie Netflix The Politician); accanto a lui Colton Ryan (visto nella serie Little Voice) interpreta il ruolo di Connor, mentre Amy Adams è impegnata nel ruolo di Cynthia, la madre di Connor. Julianne Moore interpreta invece Heidi, la madre di Evan. Il regista del film è invece Stephen Chbosky (visto sl lavoro su Noi Siamo Infinito).

LA GENESI DI CARO EVAN HANSEN

L’idea di Caro Evan Hansen nasce da Benj Pasek e Justin Paul, produttori esecutivi del film (del quale hanno curato anche le musiche). Le tematiche principali che sarebbero poi confluite in un musical nascevano all’indomani dei tragici eventi dell’11 Settembre 2001: considerata la crescente solitudine che colpisce la società attuale, potrebbe esistere qualcuno talmente disperato da millantare una finta amicizia con la vittima di una tragedia?
Rispetto alla fase embrionale i due compositori decisero poi di indagare il tema su un piano più intimo e personale, toccando corde più delicate come quelle del suicidio adolescenziale (entrambi durante gli anni del liceo avevano assistito a fenomeni del genere). Infine, l’idea prese una chiara forma in tempi più recenti, grazie alla collaborazione con lo scrittore Steven Levenson: accanto al senso di solitudine ed isolamento troviamo oggi i social, che offrono l’illusione di una connessione generalizzata ma che spesso non fanno altro che allontanare ancor di più le persone le une dalle altre.

IL MUSICAL

La prima bozza di Dear Evan Hansen arriva quindi nel 2011 dalla collaborazione fra Pasek, Paul e Levenson, ma l’opera viene completata solo a cavallo fra il 2013 e il 2014. Fin da subito l’idea di affidare il ruolo principale a Ben Platt si era fatta strada nelle loro menti: il ragazzo aveva partecipato a dei provini per dei precedenti lavori di Pasek e Paul, che erano stati costretti a scartarlo a malincuore a causa della sua età, non in linea con quella dei personaggi di cui al tempo avevano bisogno. Accanto a Ben Platt, la produzione reclutò (fra gli altri) anche Rachel Bay Jones (Heidi), Jennifer Laura Thompson (Cynthia) e Mike Faist (Connor).

Nel 2015 il musical debuttava a Washington, per poi arrivare nel Dicembre del 2016 a Broadway; lo spettacolo divenne immediatamente un fenomeno di grande successo, arrivando a vincere ben 6 Tony Awards nella cerimonia dell’anno successivo, fra cui quello per Miglior Musical e quello per il Miglior Attore Protagonista per l’interpretazione di Evan Hansen di Ben Platt. I cartelloni delle rappresentazioni di Broadway contano ad oggi più di 1000 repliche di Dear Evan Hansen; il musical ha debuttato anche a Londra nel 2019, ma con un cast di attori diverso da quello originale.

DA BROADWAY AL CINEMA

Forti del successo ottenuto a teatro, i 3 creatori, insieme al produttore del musical Marc Platt (il padre di Ben), tentarono la via del cinema, proponendo la loro opera a Universal Pictures.
Universal mostrò un grande interesse verso la trasposizione cinematografica dell’opera e soprattutto verso la partecipazione di Ben Platt, il cui contributo al successo di Dear Evan Hansen era stato in effetti imprescindibile.
Platt accettò di buon grado l’idea di tornare ad interpretare Evan, ruolo che aveva lasciato sul finire del 2017 per dedicarsi ad altri progetti; la regia venne invece affidata a Stephen Chbosky, la cui sensibilità su temi adolescenziali e controversi era chiara grazie ai suoi precedenti lavori, come Noi Siamo Infinito.

Nonostante gli inevitabili cambiamenti cui la sceneggiatura ha dovuto andare incontro per la trasposizione dal teatro al grande schermo, Pasek, Paul e Levenson si sono detti molti soddisfatti della versione finale del film, tramite il quale alcune storyline minori sono riuscite maggiormente a brillare, lasciando comunque intatto il reale cuore del musical.

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