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Hawkeye – La recensione dei primi due episodi

Hawkeye – La recensione dei primi due episodi

Di Lorenzo Pedrazzi

Se volessimo individuare un tema ricorrente nella Fase 4 del Marvel Cinematic Universe, sarebbe senz’altro la stratificazione dello sguardo: il punto di vista sull’universo narrativo è infatti diventato più ampio, abbracciando quello che succede oltre i confini della Infinity Saga (soprattutto con Loki, What If…? ed Eternals) per mettere in chiaro che esiste sempre un livello superiore da esplorare. A questa sovrapposizione di piani contribuisce anche Hawkeye, che però ci riporta al livello base, quello della strada e della criminalità comune, ma anche dei rapporti familiari e di una metropoli che cerca di vivere una vita normale.

Il fumetto di Matt Fraction e David Aja, in tal senso, offre ai Marvel Studios un ottimo punto di partenza. L’head writer Jonathan Igla ne rielabora gli elementi principali per renderli coerenti con l’MCU, e i primi due episodi giocano proprio sull’equilibrio tra l’omaggio e la piena autonomia. Sullo sfondo si agita una New York scintillante che alimenta il clima festoso della serie: d’altra parte, Arma letale e Die Hard hanno dimostrato che l’azione si sposa bene col periodo natalizio.

Hawkeye, tanti guai

Ritroviamo Clint Barton (Jeremy Renner) nella Grande Mela per il weekend prima di Natale: ha portato i figli a vedere il musical su Steve Rogers, che però gli suscita reazioni amare, soprattutto quando vede Natasha sul palcoscenico. Altrove a Manhattan, la ventenne Kate Bishop (Hailee Steinfeld) provoca un disastro all’università e deve giustificarsi con sua madre Eleanor (Vera Farmiga), ricca proprietaria di un’agenzia di sorveglianza. La donna si è appena fidanzata con l’affascinante Jack Duquesne (Tony Dalton), che però sembra nascondere qualcosa, e Kate lo intuisce subito.

Senza entrare troppo nei dettagli, vi basti sapere che la ragazza nutre una grande ammirazione per Occhio di Falco, e studia tiro con l’arco e arti marziali fin da piccola. Dopo essere entrata in possesso del costume di Ronin, senza sapere che appartenesse proprio al suo beniamino, Kate viene presa di mira dalla Tracksuit Mafia, una banda di tizi in tuta rossa che dicono “Bro!” ogni due secondi. Hanno dei trascorsi con Ronin, e vogliono vendicarsi di lui. Non appena Clint scopre che qualcun altro sta usando il costume, lo rintraccia e scopre Kate sotto la maschera. Insieme, i due arcieri dovranno difendersi dalla Tracksuit Mafia e da altre minacce.

Hawkeye

L’uomo della strada

Si parlava di Die Hard, e in effetti Hawkeye rievoca proprio le commedie action degli anni Ottanta e Novanta, con Occhio di Falco in una rivisitazione malinconica di John McClane. La qualità principale della serie – almeno nei primi due episodi – è proprio questa: valorizza le peculiarità dell’arciere in un mondo popolato da superumani. Clint tiene un profilo basso, accetta piccole umiliazioni, vuole solo tornare a casa per Natale. È il più everyman degli Avengers, e vive dinamiche di quotidianità che agevolano l’empatia nei suoi confronti. Esemplare la scena a Times Square con la cosplayer di Katniss Everdeen, o l’intermezzo a Central Park: Clint ha rischiato la pelle anche più degli altri Vendicatori (e l’apparecchio acustico che deve indossare ne è la prova), ma non viene celebrato alla pari dei suoi compagni. È forse l’unico che si muove tra la gente comune, che vive nel mondo “reale”.

Il legame con Kate è influenzato anche da questa sua singolare posizione nell’olimpo dei supereroi. Tralasciando le ragioni per cui la ragazza ha deciso di prendere Clint come modello (le scoprirete nel prologo), è proprio lei a spronarlo perché rilanci la sua immagine agli occhi del pubblico. Il contrasto fra la pacata disillusione dell’eroe e l’entusiasmo della sua futura allieva diventa subito centrale nel rapporto tra i due. Quello che convince un po’ meno è la caratterizzazione di Kate, non particolarmente originale o complessa per il momento, anche perché i suoi conflitti familiari sono abbastanza scontati; ma è ancora presto per avere un quadro esaustivo. Di certo, il casting di Hailee Steinfeld è uno dei più ispirati di tutto l’MCU, e promette grandi cose per il futuro.

Hawkeye

Aria di festa

Se il primo episodio è molto introduttivo, il secondo ci immerge più a fondo nell’azione e nei rapporti tra i personaggi, dimostrando come la sinergia tra Clint e Kate sia fondamentale anche sul piano dell’umorismo. Hawkeye è sostanzialmente un buddy cop supereroistico, con due poli opposti che devono collaborare per sventare una minaccia più grande. L’adorabile Lucky the Pizza Dog fa da mascotte, e aggiunge un ulteriore tassello al filone marvelliano dei comprimari ferini: con Clint e Kate, il cane forma un trio che si ritrova circondato da nemici ovunque, e deve cavarsela con poche risorse come gli eroi d’azione di trent’anni fa.

L’atmosfera natalizia è un piacevolissimo bonus, e Disney+ è furba a lanciare la serie in aria di feste. Anche per questo motivo, Hawkeye guadagna subito la sua unicità fra le produzioni dei Marvel Studios, pur conservandone l’impronta: abbiamo un contesto nuovo (la strada, la criminalità organizzata), un’ambientazione fresca (anche Iron Man 3 si svolgeva a Natale, è vero, ma lo lasciava in secondo piano) e un rapporto tra mentore e allieva che serba grandi potenzialità. Certo, forse la serie deve ancora esprimersi al meglio. C’è almeno uno snodo narrativo che suona un po’ affrettato, e per ora mancano scene d’azione memorabili o grandi acuti di regia, anche se la mano di Rhys Thomas è ben salda. Come inizio, però, non è affatto male: potrebbe essere una serie in cui abbiamo davvero a cuore i personaggi. Non sarebbe una cosa da poco.

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