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The Walking Dead: l’inizio della fine è finito

The Walking Dead: l’inizio della fine è finito

Di Marco Triolo

Il primo passo è compiuto. Il primo terzo della stagione finale di The Walking Dead si è concluso. Ne restano due, di otto puntate l’uno, che andranno in onda l’anno prossimo (la seconda parte dal 20 febbraio). AMC ha voluto realizzare una stagione più lunga del solito per chiudere al meglio le vicende di Daryl, Carol, Maggie e compagnia bella, ma forse anche per fare un regalo ai fan dopo una pandemia che ha avvicinato paurosamente le vicende fittizie a quelle reali.

L’uscita di scena di Rick e Michonne ha fatto sì che la serie si allontanasse molto di più dalle pagine del fumetto di Robert Kirkman e Charlie Adlard di quanto avesse mai fatto. Dopo la saga di Sussurratori, che, bene o male, ha aderito al fumetto pur con gli ovvi cambiamenti, la showrunner Angela Kang ha deciso di creare dei villain inediti per questi ultimi episodi, che raccontano in parallelo le vicende del Commonwealth prese dal fumetto. Il Commonwealth è stato evidentemente giudicato una minaccia troppo sottile e ideologica per reggere da solo il peso di una stagione intera, e allora ecco i Mietitori di Pope (Ritchie Coster), un leader molto diverso da Negan ma altrettanto carismatico, mosso da un fervore religioso inedito nella serie. Pope si lancia spesso in proclami che suonano molto come il celebre “Dio è con noi” nazista, e si profila come l’opposto tematico del gruppo di Alexandria. Da una parte delle persone che lottano per il futuro, che fanno della speranza il loro credo, che agiscono per costruire una società nuova e per gettare dei ponti di collaborazione verso altre comunità. Dall’altra un leader militare che vede solo guerra, sopravvivenza e lotta per le risorse, e che isola se stesso e i propri seguaci dietro barricate tanto reali quanto metaforiche. Praticamente ciò che Rick e soci erano all’inizio della serie.

I Mietitori vengono dal passato di Maggie, dal periodo che l’ex leader di Hilltop ha trascorso fuori dalla serie (nella realtà Lauren Cohan era sul set della serie Whiskey Cavalier, poi cancellata). Con lei sono entrati nella serie alcuni personaggi nuovi che, in pochi episodi, hanno trovato quasi tutti la morte. Kang ha trovato un modo interessante per reintrodurre Maggie: non è rimasta in stasi per quasi due anni, ma ne ha viste e fatte di tutti i colori, è una persona cambiata e ancora più indurita di prima. Dannatamente azzeccata anche la scelta di costringerla in fuga attraverso i boschi, per praticamente tutti gli episodi della stagione finora, in compagnia niente meno che di Negan, l’uomo che le ha ucciso il compagno. Se già nella stagione 10 Jeffrey Dean Morgan aveva dimostrato di essere maturato moltissimo, trasformando un personaggio quasi caricaturale (anche nella parlata) in un antieroe complesso e affascinante, qui, con l’interazione dei due, si creano scintille alchemiche pazzesche.

Le conseguenze della guerra

Nel frattempo, Alexandria è costretta ad affrontare gli imprevedibili strascichi della guerra contro i Sussurratori. A differenza che nel fumetto, le conseguenze sono quasi peggio della guerra, si protraggono e rischiano di distruggere il sogno di Alexandria. La città è in rovina, il gregge di morti che Beta ha scatenato ha fatto fuggire la cacciagione, i raccolti sono distrutti e le mura cedono. Per la prima volta da molto tempo, i protagonisti di The Walking Dead sono in balia più degli elementi che di altri esseri umani, e, infatti, nel finale è una tempesta che rischia di far perdere definitivamente il controllo della colonia.

Contemporaneamente c’è la sottotrama del Commonwealth, una comunità all’apparenza idilliaca a cui Eugene, Ezekiel, Yumiko e Principessa sono approdati al termine della stagione 10. Il gruppo sta tentando di capire se sia possibile costruire un rapporto duraturo che questa società, che si vanta di aver riunito diverse comunità sotto un governo comune, ma risulta via via sempre più sospetta. È evidente che il Commonwealth non è mosso dagli stessi ideali democratici di Alexandria, anzi. Somiglia più a uno stato di polizia in cui sono stati ripristinate non solo le comodità della vita precedente, ma anche le disparità sociali e i privilegi di una piccola parte della popolazione. Questo porterà indubbiamente a dei confronti e a delle tensioni con Alexandria. Ma, se dobbiamo fidarci del trailer dei prossimi episodi (a seguire), il Commonwealth potrebbe guadagnarsi almeno un po’ di fiducia da parte di Alexandria aiutandola a rimettersi in piedi.

I problemi

The Walking Dead non è mai stata una serie perfetta, ha sempre vissuto di alti e bassi. Dalla seconda parte della stagione 9 a tutta la stagione 10 ha vissuto un inaspettato momento d’oro. Dopo l’uscita di scena di Rick Grimes (Andrew Lincoln), nessuno avrebbe più dato una lira alla serie, e invece Angela Kang ha fatto un mezzo miracolo, ricompattando il cast intorno a un obbiettivo comune e restituendo urgenza alle vicende. Bisogna ammettere che questa prima parte della stagione 11 ha un po’ perso quella compattezza e dimostra qualche segno di cedimento qua e là, principalmente per colpa del vizio che The Walking Dead ha sempre avuto di raccontare troppe cose contemporaneamente. Non mancano le solite vistose incongruenze e la gestione pressapochista di certe svolte caratteriali o di trama. In The Walking Dead la coerenza è spesso sacrificata all’altare dell’effetto, e alla lunga i trucchetti stancano.

Senza contare che, troppo spesso, la serie dimentica che il suo punto di forza sono i personaggi, non le battaglie. Le tribolazioni di Alexandria funzionano perché dimostrano come The Walking Dead possa anche fare a meno di un villain: il mondo post-apocalittico è già pieno di insidie senza bisogno di scoprire il prossimo Negan. E invece Angela Kang ci è cascata con tutte le scarpe e si è sentita in dovere di introdurre i Mietitori, cattivi che, lo sappiamo già, dureranno molto meno dei precedenti e sono ben poco interessanti, soprattutto dopo due stagioni di Sussurratori.

La cavalcata finale

Nonostante ciò, la stagione 11 non si è presa una singola pausa e viaggia su un ritmo incalzante che ne nasconde i difetti. E poi c’è il cast, come sempre all’altezza e ormai padrone di una galleria di personaggi tridimensionali e sempre affascinanti. Questi otto episodi possono essere considerati un prologo, pur se lungo, mentre il piatto forte è quello che ci aspetta nei prossimi due tronconi. Nella speranza che Kang e soci abbiano il coraggio di chiudere senza cedere ai diktat aziendali – cioè senza dover tenere aperte troppe porte agli inevitabili spin-off. E nella speranza che qualche personaggio storico, come Rick e Michonne, si rifaccia vivo in tempo per chiudere in bellezza.

Tutte le stagioni di The Walking Dead sono disponibili su Disney+.

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