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The Closer: i dipendenti Netflix furiosi per le battute sui trans di Dave Chappelle

The Closer: i dipendenti Netflix furiosi per le battute sui trans di Dave Chappelle

Di Marco Triolo

L’umorismo percepito come transfobico di The Closer, il recente speciale Netflix di Dave Chappelle (di cui avevamo già parlato), sta scatenando reazioni di dissenso interne al colosso dello streaming. Molti dipendenti stanno minacciando uno sciopero il 20 ottobre, e Netflix ha già licenziato un dipendente (il cui nome non è stato divulgato) per aver condiviso documenti “confidenziali” e “commercialmente sensibili” circa il cosiddetto “impact value” di The Closer, una delle misure del successo degli originali Netflix. Secondo questi dati, che la compagnia condivide apertamente con i dipendenti in linea con la filosofia di trasparenza che la guida, il valore generato da The Closer sarebbe inferiore ai 24,1 milioni spesi per realizzarlo. Per fare un paragone, l’intera Squid Game, attualmente il maggior successo di Netflix di sempre, è costata 21,4 milioni.

Netflix, insomma, sta investendo un bel po’ su Dave Chappelle e da diverso tempo. Il precedente show del comico, Sticks & Stones (2019), era costato 23,6 milioni. Non stupisce, dunque, che la dirigenza Netflix stia facendo quadrato intorno a The Closer, anche considerando che lo show è stato visto da 10 milioni di persone sin dal suo debutto. Bela Bajaria, responsabile degli originali televisivi Netflix, e Ted Sarandos, co-CEO della compagnia, non hanno giudicato lo spettacolo di Chappelle offensivo. L’altro CEO Reed Hastings ha scritto, in una message board interna alla compagnia, che Netflix “continuerà a lavorare con Dave Chappelle in futuro”. “Lo vediamo come una voce unica, ma possiamo capire se voi o altri non vorrete mai guardare i suoi spettacoli”.

Bloomberg ora riporta che diversi dipendenti avevano sollevato dei dubbi sullo speciale di Chappelle prima che venisse caricato sulla piattaforma. In seguito, i dipendenti hanno dato voce al loro dissenso nei forum interni e su Twitter. Almeno tre sono stati sospesi per aver interrotto un meeting, solo per essere reintegrati subito dopo grazie alle proteste dei colleghi. Ora, Netflix sta progettando di organizzare un evento interno con l’attivista trans Alok Vaid-Menon.

“I nostri dirigenti ci hanno dimostrato che non sostengono gli stessi valori richiesti a noi”, ha scritto un leader dei dipendenti transgender Netflix. “Incoraggio noi stessi ad affermare con chiarezza che noi, in quanto dipendenti Netflix, siamo sbalorditivi on solo quando facciamo il lavoro che i nostri ruoli ci richiedono, ma anche quando mettiamo in discussione i principi della nostra stessa compagnia”.

Non è nemmeno la prima volta che queste questioni emergono. Dopo l’uscita di Sticks & Stones, alcuni dipendenti neri e trans avevano incontrato i dirigenti, inclusi Sarandos, Bajaria e l’allora vice-presidente dei contenuti originali Cindy Holland, per esprimere le loro preoccupazioni.

No alla cancellazione, sì all’inclusione

E in effetti anche ora i dipendenti non stanno chiedendo che The Closer venga censurato o cancellato. Vogliono semplicemente che si dia più spazio e sostegno ad autori con diversi punti di vista, a comici transgender e altre figure appartenenti a gruppi emarginati o poco considerati.

Negli ultimi anni, Netflix ha messo al centro delle sue priorità l’inclusione, assumendo un responsabile della diversità nel 2018 e creando una serie di iniziative per incoraggiare una maggiore rappresentazione delle minoranze etniche a Hollywood. La strada del dialogo è aperta, staremo a vedere come la questione sarà affrontata.

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