Da Netflix a Disney+ a HBO Max: le piattaforme investono in contenuti coreani e giapponesi

Da Netflix a Disney+ a HBO Max: le piattaforme investono in contenuti coreani e giapponesi

Di Marlen Vazzoler

Dall’inizio del 2021 Netflix ha cominciato a investire in due categorie chiave: le serie tv coreane e le serie animate giapponesi. Nel 2020 le ore di visualizzazioni di contenuti coreani sono quadruplicate rispetto al 2019, i titoli anime sono apparsi nelle Top 10 di Netflix delle serie o dei film più visti, in quasi 100 paesi l’anno scorso, in particolare in Taiwan, Thailandia, Francia, Italia, Perù e Cile.

In Giappone – che rimane la terza economia più grande del mondo e quest’anno si prevede che diventerà il più grande mercato in termini di entrate di Netflix nell’Asia Pacifica, superando Australia e Nuova Zelanda – anime e K-drama occupano spesso ogni singolo slot nella lista della Top 10 di Netflix.

I piani di Netflix

A Febbraio, nel corso di un evento tenutosi a Seoul, la piattaforma si è impegnata a spendere nel 2021 $500 milioni in film e serie tv sudcoreane.

A metà aprile è stato rivelato in un evento a Seoul che le entrate in Corea del Sud sono più che raddoppiate rispetto l’anno scorso: ammontano a $356 milioni (415.45 miliardi di won).

Come vi avevamo già riportato a marzo, nel corso del panel all’Anime Japan a Tokyo, è stato annunciato che quest’anno verranno prodotte 40 serie animate originali giapponesi, raddoppiando la produzione rispetto al 2020.

Vivek Couto, direttore esecutivo della società di consulenza Media Partners Asia, ha dichiarato a THR:

“Sicuramente, questi sono i due assi – drammi coreani e anime – che hanno guidato molto il consumo e gli abbonamenti di Netflix in tutta l’Asia”.

L’Asia è diventata un mercato chiave per Netflix, vista la crescente concorrenza ed espansione degli abbonamenti negli Stati Uniti e in Europa. Queste due categorie, continua Couto:

“Sono state vitali per loro in Corea del Sud e in Giappone, ovviamente, ma anche potenti nel sud-est asiatico – e in una certa misura anche negli Stati Uniti e in altri territori globali”.

Competizione in Giappone e Seoul

La concorrenza esistente per i contenuti tra Netflix e le società giapponesi come Hulu Japan e U-Next ha già spinto i prezzi al rialzo. Taiki Sakurai che dirige il team anime di Netflix con il titolo di capo produttore, ha spiegato:

“La crescita degli anime a livello globale è una grande cosa per l’industria, ma l’animazione in Giappone è una professione altamente specializzata e c’è bisogno di aumentare la capacità per soddisfare la domanda in rapida crescita”.

Nel periodo in cui Netflix ha lanciato il suo servizio in Corea del Sud all’inizio del 2016, l’industria televisiva coreana stava godendo di una bonanza di richieste di licenze dalla Cina, dove il K-drama superava regolarmente le serie di successo di Hollywood sulla TV via cavo e sui servizi di streaming locali.

In quello stesso anno, la Cina ha istituito un divieto generale sulle importazioni di intrattenimento coreano per punire la decisione di Seul di installare il sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti, noto come THAAD, nella penisola coreana.

Pechino ha considerato questo atto come un affronto alla sua sovranità nazionale. L’improvvisa evaporazione delle entrate da licenze e distribuzione cinesi ha colpito duramente le strategie di crescita degli studios coreani – ed ha aperto le porte a Netflix.

Alla fine di febbraio, le emittenti statali cinesi e coreane hanno firmato un accordo di coproduzione televisiva che molti nelle rispettive industrie interpretano come un segno certo dell’imminente revoca del divieto.

Nel frattempo a Seoul si è creata una situazione è simile a quella giapponese. Secondo un insider di uno streamer rivale a Netflix, che opera nel territorio coreano, si può notare un importante aumento dei costi per il casting degli sforna-hit e dei talent più richiesti.

Disney Plus e l’Asia

Aya Umezu, CEO di GEM Partners una società di ricerche di mercato sull’intrattenimento di Tokyo, ha spiegato:

“Gli anime sono un must per ogni piattaforma che vuole crescere in Giappone”.

Ai primi di maggio Disney ha annunciato la chiusura di 18 canali nel Sud Est Asiatico e a Hong Kong, tra cui diversi canali Fox acquistati nel 2018.

Sempre a maggio Disney+ ha stretto un importante accordo con Next Entertainment World (NEW), uno studio sud coreano che produce contenuti cinematografici e televisivi. NEW ha dichiarato che la sua affiliata Studio & New, che possiede per il 47%, ha concordato una “partnership di contenuti” per cinque anni con The Walt Disney Company Korea per fornire opere destinate a Disney Plus. Secondo i media locali in Corea del Sud, l’accordo comporta un impegno a spendere 66 miliardi di KRW ($59).

Un portavoce della Disney ha detto che l’accordo prevede la fornitura di una serie all’anno per la durata dell’accordo.

L’accordo è arrivato un mese dopo l’annuncio che il conglomerato statunitense non avrebbe rinnovato le licenze di 100 titoli di film del gruppo Disney, tra cui “Frozen” e le serie Marvel e “Star Wars” alla piattaforma di streaming coreana Wavve.

HBO Max

L’impegno nelle acquisizioni e il coinvolgimento nei settori della produzione giapponese e coreana mette HBO Max in competizione per contenuti e talenti con le piattaforme già dominanti nel paese, Netflix e Tving, e anche con Disney Plus.

Il capo di HBO Max, Johannes Larcher, ha spiegato:

“Come WarnerMedia abbiamo uno studio che produce grandi contenuti anime in Giappone, serializzati e film. Alcuni hanno successo, altri sono su altre piattaforme rispetto a WM.

Una lezione di quando lavoravo per Hulu Japan era che non si vince e non si cresce se non si hanno grandi contenuti dal Giappone per il Giappone, sia serie animate che live action e film. Quindi, una grande attenzione in Giappone sarà sulla creazione di contenuti giapponesi interessanti

In Corea, per noi è obbligatorio pensare a creare grandi contenuti coreani mentre entriamo in quel mercato. Quel contenuto gioca molto bene anche nel sud-est, in Asia e sempre di più negli Stati Uniti.”

Dal punto di vista strategico, l’India si prospetta un mercato chiave, ha detto Larcher:

“Aspiriamo ad essere in India con HBO Max ad un certo punto”.

Descrivendo il mercato indiano come “un punto di inflessione” e “quasi biforcato”.

Ricordiamo che l’attuale leader del mercato è Disney Plus Hotstar, che può contare su più di 30 milioni di abbonati paganti (principalmente derivanti dal LIVE Cricket a pagamento) che generano delle entrate molto basse mentre Netflix ha optato per un modello “premium, orientato all’occidente”.

Fonti Variety, THR, Variety

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