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Streaming: Gli obblighi di investimenti in produzioni audiovisive italiane potrebbero passare dal 12,5% al 25% per il 2025

Streaming: Gli obblighi di investimenti in produzioni audiovisive italiane potrebbero passare dal 12,5% al 25% per il 2025

Di Marlen Vazzoler

Nell’ottobre 2018, il Parlamento europeo ha finalizzato un nuovo regolamento sulla presenza di Netflix e degli altri servizi di streaming nell’UE, secondo il quale almeno il 20% del loro catalogo dovrà essere riservato alle produzioni europee.

Ad aprile il Senato ha approvato la legge di delegazione europea 2019-2020, ma solo in questi giorni stanno emergendo le decisioni prese dal governo per il decreto attuativo in materia di servizi di media audiovisivi (nuova direttiva SMAV) che dovrà disciplinare le misure per la promozione delle opere europee, anche nei servizi di media audiovisivi a richiesta.

In Italia tutti i broadcaster sono obbligati a investire il 12,5% dei propri introiti netti nelle produzioni audiovisive italiane, la Rai per il 17%. Ma secondo lo schema del decreto i giganti dello streaming, come Netflix, dovranno passare dall’attuale investimento del 12,5% in Italia al 25% del 2025.

Potrebbero arrivare delle correzioni nei prossimi giorni? Ricordiamo che per il 16 settembre è prevista la scadenza dei pareri parlamentari.

Il caso francese

Negli stati membri dell’UE le quote vanno dal 10% al 60%, quelle francesi sono le più alte.

In Francia la quota per le produzioni europee è del 60%, mentre il 40% della programmazione televisiva deve essere composta solo da materiale originale in lingua francese.

Sulle importazioni internazionali vengono imposte delle tasse e questo gettito fiscale viene poi utilizzato per sovvenzionare la produzione cinematografica e televisiva francese. Anche i grandi conglomerati francesi via cavo come Canal+ sono soggetti a delle restrizioni che, in generale, avvantaggiano i produttori francesi cinematografici e televisivi indipendenti.

Per quanto la Francia abbia lavorato duramente per tenere fuori gli americani, non hanno potuto fermare Netflix. Il gigante dello streaming. La compagnia ha iniziato a produrre contenuti in lingua francese nel 2014, con dei risultati contrastanti, dal flop Marseille ai successi critici e commerciali come Dix Pour Cent (Call My Agent!) e Lupin. Quest’ultimo è stato il primo show francese a entrare nella Top 10 di Netflix negli Stati Uniti, raggiungendo il numero 2.

La reazione di Netflix in Italia

Eleonora (Tinny) Andreatta, vicepresidente per le serie italiane di Netflix, ha così commentato la notizia al Sole 24 ore:

“La sensazione è di aver ricevuto un’iniquità. E questa è più difficile che porti a decisioni di investimento. Ti fidi di un Paese se sei trattato in modo equo e capisci la logica delle scelte”.

Dal 2017 al 2020 Netflix ha investito più di 300 milioni in Italia. In due anni verranno prodotte 45 opere tra serie, film, documentari ed altro. Stefano Ciullo, Direttore delle Relazioni istituzionali di Netflix Italia, ha aggiunto:

“Abbiamo contribuito all’ecosistema, lavorato e investito molto sulla formazione. Non si può negare la sorpresa per una mancanza di interlocuzione e per un approccio iniquo. Perché essere sottoposti al doppio degli obblighi rispetto agli altri? Speriamo che ci sia tempo per una discussione equa per tutto il settore”.

Fonti Il Sole 24 ore, Frenchly

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