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Un dialogo immaginario per raccontare Dune a qualcuno che Dune non lo conosce…

Un dialogo immaginario per raccontare Dune a qualcuno che Dune non lo conosce…

Di Roberto Recchioni

– Ma come mai tanta gente è così emozionata per questo Dune che sta per uscire? Ho visto il trailer e sembra Star Wars… il pianeta di sabbia, le astronavi…

E non hai tutti i torti a vederci delle similitudini ma la storia è più complicata.
Dune è un romanzo di fantascienza, scritto da Frank Herbert nel 1965 e vincitore del premio Hugo e del premio Nebula. Secondo alcune fonti, è il più venduto romanzo di fantascienza di tutti i tempi ed è stata una fonte di ispirazione molto forte per George Lucas, il creatore di Star Wars. Però, è bene dirlo subito, le somiglianze tra Dune e l’epopea della famiglia Skywalker sono più di forma che di sostanza: Star Wars è una space opera caratterizzata dall’avventura e dall’azione, più vicina alle storie di cappa e spada, ai western, ai chanbara giapponesi (i film con i samurai che fanno a spadate), ai rocamboleschi film di guerra degli anni ‘50 e alle storie di Flash Gordon. Dune, invece, è un romanzo che affronta i tempi politici e religiosi del presente per metaforizzarli in un mondo dell’estremo futuro. È una storia con pochissima azione e moltissima filosofia. In sostanza, se escludi il pianeta di sabbia, le astronavi e il discorso sul “prescelto”, Dune e Star Wars non hanno davvero nulla in comune.

– Il prescelto? Non dirmelo, è la solita storia di un giovane ragazzo che scopre che lo attende un destino più grande di lui e che un giorno sarà il salvatore del mondo?

Sì e no. Sì, nel senso che Herbert conosce bene la struttura del “viaggio dell’eroe”, propria del mito e ben codificata da Campbell e Vogler quando scrive il suo romanzo e la ripropone quasi passo per passo. No perché Herbert quella struttura la mette sotto una lente critica e uno dei temi profondi di Dune è proprio che non esiste alcun eroe e che i messia e le religioni che li alimentano sono solo uno strumento di controllo che i potenti esercitano sul popolo. Questa poi è una delle ragioni per cui il primo adattamento cinematografico di Dune, a opera di David Lynch, è così criticato dai fan del romanzo…

Dune

– Aspetta: “primo adattamento”?

Sì. Essendo Dune un romanzo di grande successo, il cinema ha rapidamente pensato di trasporlo sullo schermo. Inizialmente ci ha provato Arthur P. Jacobs, il produttore del Pianeta delle Scimmie (quello originale, del 1968) ma è morto prima di riuscire a costruire il progetto. Poi è stata la volta di un consorzio francese, capitanato da Jeal-Paul Gibon, che ha coinvolto il visionario Alejandro Jodorowsky. L’artista ha lavorato lungamente sullo sviluppo della pellicola, che coinvolgeva anche Salvador Dalì, Dan O’Bannon, Amanda Lear, Orson Welles, Alain Delon, Mick Jagger, Moebius, H.R. Giger e tutti i Pink Floyd

– Stai scherzando?

No, no, tutto vero. La storia del Dune mai realizzato di Jodorowsky è straordinaria e ha dato vita a vari documentari e parecchi libri. Secondo alcuni, è il miglior film non girato della storia del cinema.

– Come mai non si è fatto?

Anche qui è lunga ma, in sintesi, per soldi. Le spese sostenute solamente per la sceneggiatura, le previsualizzazioni e gli storyboard del film avevano prosciugato le casse dei produttori che furono costretti a vendere i diritti del romanzo a Dino De Laurentiis.

– Che chiamò David Lynch…

No, su consiglio di O’Bannon e Giger, chiamò un loro amico con cui i due avevano da poco finito di girare un film, Ridley Scott. Il film, ovviamente, era Alien.

– Sta cominciando a girarmi la testa!

E calcola che siamo solo all’inizio perché dopo sette mesi di lavoro, anche Scott molla il progetto e De Laurentiis, che è alla disperata caccia del suo Star Wars e non di un art movie difficile e complicato, su consiglio della figlia Raffaella assume… David Lynch.

– Che c’entra Lynch con la fantascienza?!

Niente. E ti dirò di più: Lynch accetta di girare il film senza aver mai letto il libro e dichiarando, appunto, che la fantascienza non gli interessava per nulla. Ma nello script che gli è arrivato ci sono degli elementi che sente vicini alla sua poetica…

– Scusa ma in quegli anni, Lynch cosa aveva girato?

Alcuni corti sperimentali, il bellissimo ma stranissimo Eraserhead e The Elephant Man, che lo aveva trasformato nel prossimo grande talento in ascesa.

– Ma è tutta roba lontanissima da Star Wars…

E anche dal Dune di Frank Herbert se è per questo. Ma le ragioni che spinsero Raffaella De Laurentiis a consigliare Lynch al padre, sono uno dei grandi misteri del cinema moderno.

– Almeno il film fu un successo?

Per nulla. Costò quaranta milioni di dollari (che non sono pochi nemmeno oggi, figuriamoci allora) e ne incassò trenta. Roger Ebert, l’importantissimo critico americano, lo definì il peggior film dell’anno e, forse, del decennio.

– È davvero così brutto?

Dipende. Se ami Lynch e sei interessato al suo cinema, possiamo dire che è probabilmente il suo film meno riuscito ma contiene tantissimi elementi che potrebbero fartelo amare comunque. Se invece sei un semplice amante dei film di fantascienza o di cinema in generale, è probabile che lo troverai goffo, bolso, spesso imbarazzante e sconclusionato. I fan del romanzo di Herbert, invece, lo ritengono una specie di bestemmia.

– Perché?

Perché si prende molte libertà con la storia, introducendo parecchi elementi nuovi e poco coerenti ma, soprattutto, perché ne sovverte il significato. Come ti dicevo, il romanzo di Herbert (tra le altre cose) parla del fatto che ogni messia è un falso messia, che non esistono prescelti da Dio e che la religione è la droga dei popoli (sulla questione della droga ricordami di tornarci sopra) che i potenti usano per controllare le masse. Nel film di Lynch, invece, il prescelto è davvero il prescelto da Dio e di Dio ha la Voce e il potere. Capirai che è un bel tradimento, no? È come se nel Signore degli Anelli di Peter Jackson, alla fine Frodo decidesse di tenersi l’Unico Anello e di usarlo per diventare il nuovo Signore Oscuro. La colpa, comunque, non è solo di Lynch e molte sono le storie che circolano sulle pressioni a cui si è dovuto piegare. Tanto è vero che del suo film ne esistono varie versioni diverse…

– E c’è una director’s cut definitiva?

No, anche perché Lynch ha rinnegato la pellicola in ogni modo e maniera e non ha più voluto averci nulla a che fare. Probabilmente, la versione più fedele alla sua idea iniziale è il primo montaggio di tre ore che ora è rintracciabile in alcune edizioni del film.

– Ok, adesso però dimmi della droga…

Il motore immobile di tutti gli avvenimenti di Dune è la Spezia (o Melange). La Spezia è una sostanza che non può essere prodotta e che si trova solamente nel deserto di di Arrakis (il pianeta si sabbia chiamato anche Dune, che è teatro di gran parte della storia). La Spezia è una droga che crea una forte dipendenza, capace di ampliare le percezioni di chi la usa, di curarlo e di allungargli innaturalmente la vita. Inoltre, come il Vecchio Impero ha scoperto, la Spezia permette lo sviluppo di capacità indispensabili per il calcolo dei viaggi attraverso lo spazio e il tempo.
Senza quel tipo di spostamenti, l’intero sistema economico e di potere dell’Impero collasserebbe.
Per questo motivo, il controllo di Arrakis è fondamentale e vari poteri dell’Impero se lo contendono, espropriando il pianeta Dune dai suoi legittimi abitanti, i Fremen, gli uomini liberi del deserto.
In sostanza, nella Spezia Frank Herbert metaforizza varie cose, tra cui il petrolio e la religione.

– Tutta questa storia della spezia mi ricorda un vecchio videogioco, può essere?

Certo: Dune II, il secondo videogioco ispirato al romanzo di Herbert, creato dai Westwood Studios. È un titolo fondante della storia videoludica perché rappresenta l’archetipo del genere chiamato Real Time Strategy (RTS) e il padre spirituale di serie amatissime come Command & Conquer (sempre Westwood Studios) o Warcraft e, più in generale, di ogni strategico in tempo reale in cui bisogna raccogliere delle risorse per costruire le proprie basi e armate.

– Ti dispiace se torniamo al cinema? Mi sto perdendo…

Eravamo rimasti a David Lynch e al suo fragoroso insuccesso, che cancellò ogni idea di possibile sequel da parte di De Laurentiis. A quel punto, passano sedici anni prima che qualcuno sia così coraggioso da provarci di nuovo, e succede in televisione, con una miniserie andata in onda in origine su Sci-Fi Channel, nel 2000.

– Fammela rapida che questa chiacchierata sta diventando infinita: vale la pena di vederla?

No.

Dune

– Bene, andiamo oltre. Dal 2000 saltiamo fino al film di Denis Villeneuve, giusto?

Non proprio.
Nel 2008 la Paramount aveva annunciato un nuovo adattamento del film e che lo avrebbe dovuto dirigere prima Peter Berg e poi Pierre Morel. Due nomi non esattamente di primo piano per un’opera così ambiziosa come Dune.


- Non se ne fece nulla?

Fortunatamente, no. Paramount perse i diritti del romanzo che vennero acquisiti da Legendary Pictures, che subito si rivolse a Denis Villeneuve, regista lanciatissimo e di gran pregio che aveva più volte espresso il suo desiderio di realizzare un nuovo adattamento di Dune.

– E tutti vissero felici e contenti…

In realtà non è così scontato per vari motivi.

– Oddio, che altro c’è?!

Prima di tutto che Villeneuve ha strappato alla Legendary la possibilità di adattare il romanzo di Herbert in due film ma che non ha la garanzia che il secondo verrà effettivamente messo in produzione…

– Non ho capito?

Se questa prima parte dovesse andare male al botteghino, non ce ne sarebbe una seconda.

– Quindi, resterebbe mozzo?

Sì. La parte uno che sta arrivando nei cinema in questi giorni si ferma poco dopo la metà del romanzo originale.

– Vabbè, ma un film del genere andrà bene sicuramente…

Lo spero ma non è detto. Sia perché lo storico cinematogragico-televisivo di Dune non è molto buono, sia perché Villeneuve viene da un’esperienza non troppo dissimile che non è stata premiata al botteghino, Blade Runner 2049. Aggiungi poi che il film sta venendo raccontato dai trailer come un classico blockbuster di fantascienza, pieno di astronavi ed esplosioni, ma che tutte le astronavi ed esplosioni che ci sono nella pellicola sono quelle che si vedono nei trailer. Il Dune di Villeneuve è davvero molto fedele e vicino al romanzo di Herbert ed è un film serissimo, per nulla giocoso, molto autoriale e molto complesso. Lontanissimo dal tipo di blockbuster a cui il pubblico è stato abituato negli ultimi anni. La sua maggior attrattiva per la massa sono il gran numero di volti noti e popolari coinvolti, ma non è detto che bastino a garantire il successo di un film che ha ricevuto, oltretutto, un’accoglienza controversa già al festival del cinema di Venezia, dove avrebbe dovuto essere capito meglio.

Dune

– Quindi, se volessi avere la sicurezza di sapere come finisce la storia, mi dovrei leggere il libro, esatto?

I libri. Herbert ne ha scritti sei, poi, a causa della sua morte, la saga è stata continuata da Brian Herbert (suo figlio) e Kevin J. Anderson. Se però accetti un consiglio da uno che li ha letti tutti, mi fermerei ai primi due, che costituiscono una storia completa, piena di senso, sfumature e significato. Se proprio ne vuoi ancora, potresti spingerti fino al terzo. I successivi di Herbert padre sono trascurabili (almeno per uno come me che non crede che Herbert sia stato il Muad’dib) mentre quelli apocrifi… lasciamo perdere.

– Sai che invece di invogliarmi mi hai spaventato e non so se ho voglia di andare a vedere questa nuova versione o di leggere i libri?

Mi spiace, perché Dune è un capolavoro fondante dell’immaginario occidentale moderno e merita di essere conosciuto. Però, se ci si accosta a quest’opera credendo di trovarci dentro l’avventura, l’azione, i combattimenti e le esplosioni di quella che ci viene spacciata come fantascienza al giorno d’oggi, si rischia di rimare molto perplessi. La storia di Dune è complessa, articolata, a tratti oscura, i suoi temi sono scomodi (specie in questo periodo, con quello che sta succedendo in Afghanistan e che in Dune trova una fortissima eco). Leggerlo richiede impegno e predisposizione. Quanto al cinema, Dune è scarsamente compatibile con il trattamento leggero e giocoso dei blockbuster moderni. Villeneuve questo lo ha capito e ha fatto un film molto personale, molo autoriale, molto cinematografico (nel senso di cinema pre-marvelizzazione) e molto coraggioso. Anche solo per questo, andrebbe premiato. È un film perfetto? No. È troppo lungo, è monco, ogni tanto pecca di eccessiva pretenziosità, ed è anche più piccolo e realizzato più a risparmio di quanto vorrebbe far credere. Ma è cinema, cinema reale, ambizioso e capace di fare quello che dovrebbe fare il cinema…

– E sarebbe?

Aprire delle finestre su mondi lontani da noi, eppure vicinissimi.

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