David Ayer chiude la questione Suicide Squad con una lettera ai fan

David Ayer chiude la questione Suicide Squad con una lettera ai fan

Di Marco Triolo

Non fate innervosire David Ayer… Un giornalista ha scritto su Twitter un commento al vetriolo dopo aver visto The Suicide Squad – Missione suicida di James Gunn. Un commento diretto a David Ayer, regista del primo Suicide Squad. Il commento non è andato giù al regista, che ha deciso di intervenire in una lettera postata sul suo profilo.

Il messaggio che ha fatto scattare Ayer è stato scritto dal giornalista Tim Grierson:

Molte volte, mentre guardavo il nuovo film, ho pensato: “David Ayer dovrebbe abbandonare l’idea di quel director’s cut”.

Il regista, che da tempo parla di un director’s cut del suo film mai pubblicato, alla parola “abbandonare” ha perso le staffe. Il risultato è una lunga lettera in cui ha affrontato la questione una volta per tutte, dicendo quello che aveva sempre voluto dire… e nulla di più. La potete leggere per intero (in inglese) qui sotto. A seguire, alcuni estratti.

La lettera

David Ayer racconta in sostanza la storia della sua vita, dai difficili anni della sua formazione fino alla chance di lavorare nel mondo del cinema e dirigere Suicide Squad. Una storia molto americana, che parte da una situazione famigliare a dir poco difficile (“Mio padre si suicidò la mattina di Natale quando avevo quattro anni”) e si conclude con il carattere temprato a forza di batoste: “Non so cosa voglia dire mollare”.

Ayer racconta gli anni della gioventù nella zona sud di Los Angeles:

Ho visto cadaveri, sangue, teste spaccate in due, ho visto gente morire. Ho camminato su cervelli sul marciapiede per prendere l’autobus. Mi hanno sparato più volte di quante ne possa ricordare. Sono stato pestato dalla polizia di Los Angeles (con i manganelli) […]. Ho dovuto veder morire una persona tra le mie braccia, coperta di sangue e vomito, per svegliarmi.

Per questo entrai in marina e feci il servizio militare su un sottomarino nucleare. E vissi esperienze che segnarono la mia anima. Provate a stare 67 giorni sott’acqua in un tubo d’acciaio quando state finendo il cibo. La marina mi spezzò. E la marina mi salvò (imparai la disciplina e la marina mi insegnò l’etica del lavoro).

Training Day e la svolta

Ayer continua rivelando di aver iniziato a scrivere sceneggiature prima di venire nuovamente risucchiato nelle strade del quartiere, senza prospettive per il futuro:

Fu da lì che arrivò Training Day. Lo vidi accadere. Avevo sentito le storie del vicinato. Presi appunti. Riversai la mia anima sulle pagine. E quando qualcuno mi offrì 30 mila dollari per la sceneggiatura, risi.

Stessa cosa con Suicide Squad:

Ho messo l’anima in Suicide Squad. Ho fatto un film fantastico. Il mio montaggio è un viaggio emotivo intricato con alcune “brutte persone” che vengono maltrattate e abbandonate (un tema molto vicino alla mia anima). Il montaggio dello studio non è il mio film. Rileggete pure.

Ayer definisce la sua versione “un montaggio maturo di Lee Smith basato sull’incredibile lavoro di John Gilroy“, con “tradizionali archi caratteriali, performance straordinarie e una solida risoluzione nel terzo atto”. E continua:

Perciò a questo punto dovrebbe essere chiaro che io non mollo mai. Non l’ho mai fatto. E perché dovrei? Ogni giorno che respiro è un dono. Pensavo che la mia storia sarebbe finita in una bara o una cella molto tempo fa. Quelli che sto vivendo sono round omaggio. Per questo sono onorato di avere la carriera che ho. Mollare? Dopo che i miei figli mi hanno visto tornare a casa ogni giorno, dopo che lo studio ha preso in mano il montaggio, con il cuore in pezzi? Cosa penserebbero di me se mollassi?

Non ho mai raccontato la mia versione della storia e mai lo farò. Perché? La stessa ragione per cui nessuno saprà mai cosa mi è successo sul sottomarino. Mantengo i miei impegni. Sono tradizionalista in questo.

L’augurio a James Gunn

Infine, conclude con un apprezzamento verso James Gunn:

Sono fiero di James e felice del successo che sta per arrivare. Supporto Warner Bros. e sono felice che il franchise stia ricevendo la spinta che gli serviva. Faccio il tifo per tutti, il cast, la troupe. Ogni film è un miracolo. E il brillante lavoro di James sarà il miracolo dei miracoli. Apprezzo la vostra pazienza. Non parlerò mai più pubblicamente di questa faccenda.

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