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Gli autori di fumetti danno battaglia a Marvel e DC

Gli autori di fumetti danno battaglia a Marvel e DC

Di Marco Triolo

Cinquemila dollari e un invito alla première. È così che, secondo diverse fonti del Guardian, Marvel paga gli autori le cui storie a fumetti costituiscono la base di grosse porzioni dei loro film. Una situazione che accomuna molti di questi autori, tra cui Ed Brubaker e Steve Epting, il cui ciclo di storie di Capitan America – quello che ha re-introdotto Bucky Barnes nei panni del Soldato d’Inverno nell’universo Marvel a fumetti – ha fortemente ispirato l’arco di Cap nel MCU e la serie Disney+ The Falcon and the Winter Soldier. “In genere, per aver creato il Soldato d’Inverno e la sua storyline, io e Steve abbiamo ricevuto solo qualche ‘grazie’ qui e là, e con gli anni è diventato sempre più difficile conviverci”, ha scritto di recente Brubaker in una newsletter.

Alle origini del problema

Il problema viene da lontano. Jerry Siegel e Joe Shuster, creatori di Superman, svendettero i diritti del personaggio per 65 dollari a testa nel 1938. Nell’ambito delle grosse case editrici di fumetti americane come Marvel e DC, gli autori lavorano su commissione e non detengono quindi i diritti dei personaggi che creano nell’ambito di un universo fumettistico. È stato così per decenni, e non a caso negli anni sono poi nate realtà indipendenti, come Image Comics, in cui un autore è anche proprietario della sua creazione. Non a caso, ancora, gente come Robert Kirkman e Mark Millar ha creato le proprie etichette (Skybound, Millarworld).

Ma la questione si è fatta particolarmente spinosa negli ultimi anni, da quando i comics sono diventati proprietà intellettuali ricercatissime, da cui vengono tratti film e franchise da miliardi di dollari. La casa editrice non ha obblighi nei confronti di un autore, a parte la paga per il lavoro svolto e qualche royalty. Eppure questi autori vanno tenuti tranquilli e contenti e, per questo, Marvel e DC hanno ideato dei “contratti speciali”, o “special character contracts”, con i quali un autore può richiedere nuovi pagamenti nel caso in cui i suoi personaggi o le sue storie vengano utilizzati in un film.

I contratti speciali

Come affermano le fonti del Guardian, però, si tratta di contratti di cui non tutti gli autori sono a conoscenza. E che, soprattutto, non valgono per tutti gli autori, ma solo per quelli più importanti. In alternativa ci sono lo standard dei cinquemila dollari o il nulla. Tutte queste soluzioni hanno una cosa in comune: sono unilaterali. Nel modulo per il contratto speciale che Marvel fornisce agli autori, la casa editrice si riserva esplicitamente il diritto di negare il pagamento sulla base di una non sufficiente originalità del personaggio. Le decisioni della casa editrice sono inoltre “definitive” e non soggette ad appello. La stessa cosa vale per DC Comics. Un celebre incidente avvenuto nel 2015 fornisce un esempio perfetto: la casa editrice decise di cancellare i pagamenti al veterano sceneggiatore Gerry Conway per la creazione di Power Girl. La ragione? Era troppo simile a Supergirl per meritarsi un contratto speciale.

Una soluzione, anche in questo caso non per tutti, è venire accreditati come produttori o produttori esecutivi degli adattamenti cinematografici o televisivi dei propri fumetti. In questa maniera alcuni autori hanno potuto aggirare o scavalcare il problema, senza però risolverlo.

Di recente, lo sceneggiatore Jim Starlin è riuscito a negoziare con Marvel un pagamento aggiuntivo per aver creato Thanos, figura centrale nell’Infinity Saga cinematografica. Roy Thomas, storico sceneggiatore dei fumetti Marvel, ha ottenuto di vedere il suo nome aggiunto nei credits di Loki dopo le proteste del suo agente. Ma si tratta di grossi nomi: chi non è a quel livello, e non può fare così tanto rumore, fa più fatica a ottenere qualcosa.

Sempre più difficile

Tra gli autori sentiti dal Guardian l’opinione comune è che sia sempre più difficile essere pagati dalla Marvel. In un caso particolare, un autore si è visto sottrarre dalle royalty negoziate con la casa editrice le spese legali sostenute da quest’ultima nel corso della negoziazione. Un altro autore ha raccontato:

Mi hanno offerto un [contratto speciale] che era davvero, davvero terribile, ma era quello o niente. E poi, anziché onorarlo, mi hanno mandato una nota di ringraziamento e “Un po’ di soldi che non ti dobbiamo!”. Erano cinquemila dollari. E il film ne aveva incassati un miliardo.

Ne sentiremo ancora parlare.

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