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Turner e il casinaro contro Fonzie

Turner e il casinaro contro Fonzie

Di DocManhattan

Turner e il casinaro – La serie è, appunto, una serie TV tratta dall’omonima commedia del 1989 diretta da Roger Spottiswoode e interpretata da Tom Hanks. Uno spin-off in 12 episodi che ha debuttato qualche giorno fa su Disney+ e che racconta del figlio di Turner, Scott Turner II (Josh Peck), che dopo la morte del padre eredita quel casinaro del cane Hooch (il titolo originale del film, per chi non lo sapesse, è proprio Turner & Hooch). Il clima da rimpatriata, oltre trent’anni dopo, della serie TV mi ha fatto tornare in mente quella storia legata al primo film: la faccenda dei rapporti a dir poco tumultuosi tra la sua star (umana) e quello che avrebbe dovuto essere il regista della pellicola. Henry Winkler, il mitico Arthur “Fonzie” Fonzarelli.

Turner e il casinaro 1989

“MEGLIO IL CANE!”

Siamo agli sgoccioli degli anni Ottanta. Per interpretare il detective di Cypress Beach, Scott Turner, viene ingaggiato dalla Touchstone Pictures Tom Hanks. La carriera dell’attore californiano sta andando a razzo e, tra l’88 e l’89, escono quattro suoi film, prodotti da altrettante major (Big, L’ultima battuta, L’erba del vicino di Joe Dante e Turner e il casinaro). L’idea è quella di un buddy movie che giochi sulle coppie di poliziotti che spopolano al cinema e in TV, trasformando uno dei due in un cane, un dogue de Bordeaux del Wisconsin che si chiamava in realtà Beasley. Un’idea che verrà ripresa, pari-pari, tre anni più tardi, nel 1992, per la serie TV Tequila e Bonetti con Jack Scalia. E nel 2000 c0n il suo sequel tutto italiano, Tequila & Bonetti. Ve la ricordate l’agente Fabiana Sasso (Alessia Marcuzzi), no?

Tornando a quel casinaro di Hooch, alla fine salta fuori che è l’unico a non piantare problemi. C’è infatti pochissimo feeling – dove per “pochissimo” s’intende “nessuno” – tra la star, Tom Hanks, e il regista, Henry Winkler. Conclusasi nel 1984 la lunga e fortunata avventura di Happy Days, che aveva reso popolare in tutto il pianeta la figura di questo tizio figo col giubbotto di pelle, che faceva partire i jukebox con un pugno e aveva un ufficio nel bagno del locale, Winkler si era ritrovato vittima della maledizione “dei personaggi troppo famosi in TV”. Troppo legato a quel ruolo, nella mente del pubblico, perché gli venisse assegnato dell’altro. Parcheggiata la carriera da attore, che riprenderà solo anni dopo, si era perciò messo a dirigere, portando a casa la regia di pellicole come Alla scoperta di papà (Memories of Me, 1988), con Billy Crystal, e Un piedipiatti e mezzo (Cop and a Half), con Burt Reynolds. Era particolarmente adatto, insomma, per un film come Turner e il casinaro. Non fosse che andava d’accordo solo con il cane.

Turner e il casinaro 1989

LICENZIATO DOPO 13 GIORNI

Questa cosa dei rapporti tesissimi tra lui e Tom Hanks sul set è stata a lungo solo una voce di corridoio, prima a che a confermarla fosse Ron Howard, amico e collega di entrambi, in alcune interviste. In questa, rilasciata lo scorso anno ai microfoni del Guardian, Howard ha raccontato che vederli litigare “è stato deludente. Sono amico di entrambi ed entrambi me ne hanno parlato. È stato solo un caso sfortunato, uno di quelli in cui lo stile di lavoro di due persone è molto diverso”. Dal canto suo, Winkler ha scherzato più volte sulla cosa. Ospite nel 2019 dello show Watch What Happens Live with Andy Cohen, ha raccontato di esser rimasto su quel set per meno di due settimane. “Ho diretto Turner e il casinaro solo per 13 giorni. Poi mi chiama Jeffrey Katzenberg – all’epoca CEO Disney e in seguito co-fondatore di DreamWorks – e mi dice: ‘Non lasciare niente, te ne torni a casa”. Aveva vinto la star. Al conduttore Henry Cohen, che gli chiede di come fossero i suoi rapporti con Hanks, Winkler risponde svicolando: “Ma no, andavo molto d’accordo… con il cane. Amavo quel cane.”

Le riprese di Turner e il casinaro le porta quindi a termine Roger Spottiswoode, il regista canadese ai tempi reduce da Sulle tracce dell’assassino (Shoot to Kill), con Sidney Poitier e Tom Berenger, e in seguito dietro alla macchina da presa di film come, tra gli altri, Air America, Il domani non muore mai o il terrificante Fermati, o mamma spara. Sì, quello di Stallone con il pannolone.

Turner e il casinaro esce nelle sale USA il 28 luglio del 1989. La critica gli dà abbastanza addosso, maincassa bene. È il film più visto nel weekend di lancio e in totale porta a casa 71 milioni di dollari, a fronte di un budget di 13.

Turner e il casinaro 1989

TANNEN E IL CASINARO

Nel 1990 si prova a trasformarlo in una serie TV. Ma l’episodio pilota – in cui Scott Turner è stavolta Thomas F. Wilson, il Biff Tannen di Ritorno al futuro – non trova il consenso sperato. Nessuno lo compra, perciò viene convertito in un brevissimo film TV. E poi, come detto, a riprendere l’idea ci pensano Tequila e Bonetti. Qualcuno di voi si starà chiedendo come sia possibile che Hooch, il cane casinaro, sia apparso in uno spin-off televisivo nel ’90 e ora in una nuova serie TV, visto che era morto alla fine del primo film. Beh, nel pilota del ’90 si spiegava in realtà, con un bel retcon, che non era proprio morto-morto, ma era riuscito a sopravvivere. Alla fine, dei due personaggi, vista la premessa della nuova serie su Disney+ è schiattato proprio Turner, pare. Se sentite qualcuno suonare il clacson giù in strada, mentre guardate la serie, probabilmente è Henry Winkler.

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