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Terminator 2: i trent’anni del film che ha cambiato il cinema

Terminator 2: i trent’anni del film che ha cambiato il cinema

Di Redazione SW

In occasione dei trent’anni del capolavoro di James Cameron, andiamo a riscoprirne la storia produttiva e l’impatto che ha avuto sulla cultura di massa.

LAST ACTION MOVIE: LA REALIZZAZIONE DI TERMINATOR 2 – di Marco Triolo

Se dovessi descrivere con una sola parola Terminator 2 – Il giorno del giudizio, credo che dire “totale”. Lo so, solamente l’anno prima Arnold Schwarzenegger aveva interpretato un film con la parola “totale” nel titolo, un film già abbastanza totale di suo. Ma Terminator 2, poco da fare, è totale totale.

Quale altro film vi viene in mente che incorpori tutte, e dico t-u-t-t-e le tecniche del cinema per raccontare la storia action/sci-fi definitiva? In Terminator 2 c’è CGI allo stato dell’arte (letteralmente, nel 1991 non poteva essere meglio di così), trucchi prostetici old school, miniature, persino trucchetti da manuale del cinema (i gemelli per interpretare le scene in cui il T-1000 imita una persona con la persona presente). Se da un lato è vero che T2 è un film che non bada a spese, dall’altro c’era un regista con un tale bagaglio di conoscenze artigianali da sapere esattamente DOVE spenderli quei soldi.

Lo diciamo? Diciamolo. Terminator 2 è IL cinema. Inteso come spettacolo avvolgente, fantasia escapista che ci trascina in un mondo molto simile al nostro eppure ricco di cose meravigliose che non possiamo obbiettivamente vedere quando la mattina prendiamo la macchina e usciamo di casa per andare al lavoro. È opera ambiziosa e autoriale, summa del percorso di Cameron e apice, e allo stesso tempo canto del cigno, del cinema muscolare degli action heroes anni ’80. Dopo Terminator 2 nulla sarebbe stato più lo stesso.

Nulla, perché gli eroi action del decennio precedente avrebbero faticato a dominare come avevano fatto prima. Dopo T2, Schwarzenegger avrebbe atteso due anni prima di tornare nelle sale con Last Action Hero, un film con un titolo programmatico che decostruiva con sguardo ironico e meta-cinematografico proprio il decennio precedente. E che fu un sonoro flop. L’anno dopo ancora, Schwarzenegger e Cameron sarebbero tornati con True Lies, ma non c’è bisogno di ripeterlo: anche questo era un gioco ironico che celebrava e metteva alla berlina un cinema ormai “passato”.

Terminator 2 invece lo celebra e basta. Celebra l’afflato epico, spalmato su una storia ciclopica che porta a un altro livello una saga iniziata con un B-movie ingegnoso e originale. T2 incorpora fantascienza classica, cyberpunk, action, storia di crescita e persino Il signore degli anelli (ditemi che quando John Connor getta il chip del Terminator nella fornace non avete pensato alla lava del Monte Fato) per raggiungere la completa catarsi dal clima di terrore della Guerra Fredda, cavalcando e allo stesso tempo distruggendo a suon di botte, esplosioni, inseguimenti e spari la paura del conflitto atomico. Cameron – in particolare nella celeberrima scena dell’incubo nucleare di Sarah – la guarda dritta nelle palle degli occhi e le dice: Hasta la vista, baby.

Per arrivare a tutto questo ci sono voluti tre anni di pre-produzione, una lavorazione certosina e prolungata. Cameron si è preso tutto il tempo per… non è vero, sto scherzando. Terminator 2 sarà stato pure il blockbuster più costoso prodotto all’epoca, con un budget tra i 94 e i 102 milioni di dollari, ma la tabella di marcia con cui è stato realizzato è degna di un B-movie. Cameron aveva iniziato a pensare di realizzare un sequel di Terminator praticamente subito, ma c’erano un paio di grossi ostacoli.

Primo, la tecnologia. La sua idea era quella di avere come antagonista un Terminator più avanzato, fatto di metallo liquido. La computer graphic non era semplicemente all’altezza di tale compito a metà anni ’80, quando gli esempi più illustri della tecnologia erano Tron e Giochi stellari. Cameron, come avrebbe fatto in seguito con praticamente tutti i suoi film, era ansioso di usare il progetto come un laboratorio a cielo aperto per disintegrare le aspettative del pubblico con qualcosa di mai visto prima. Ma gli serviva un trial, e quello sarebbe stato The Abyss, con le sue creature d’acqua realizzate dalla ILM di George Lucas. Bon, si poteva fare. E ora?

Problema numero 2: i diritti. Hemdale Film Corporation deteneva metà dei diritti della saga di Terminator e, in una di quelle decisioni per le quali i dirigenti devono essersi dati pacche sulle spalle per decenni a seguire, aveva scelto di mettere i bastoni tra le ruote alla produzione. Su consiglio di Schwarzenegger, il capo di Carolco Mario Kassar acquistò la quota Hemdale e aprì la strada alla lavorazione di T2. Ma a questo punto siamo già al 1990. I produttori si mettono in testa di avere il film pronto per il weekend del 4 luglio 1991. Un gioco da ragazzi!

È qui che entra in gioco la sapienza di Cameron e della sua squadra. Tra ottobre 1990 e marzo 1991, in 171 giorni, Terminator 2 viene girato in tutta Los Angeles (vero e proprio personaggio nel film), nel deserto del Mojave, in Messico e varie altre location in California. A vedere il film finito è impossibile rendersi conto di quanto i tempi fossero stretti. È impossibile perché non è che Cameron abbia puntato una macchina da presa e gridato “Action!”. Immaginate quanti reparti, quanti pezzi del puzzle dovevano essere coordinati alla perfezione perché tutto funzionasse a dovere e nessuno morisse eseguendo gli stunt (tutti fisici, all’epoca la CGI non poteva fare molto). Oltretutto Cameron usa qualunque tecnica a disposizione: camera a mano/steadycam, carrellate, riprese aeree, dolly. Mica come René Ferretti che per avere un dolly per un giorno doveva fare i salti mortali: a Cameron probabilmente i dolly glieli tiravano dietro e lui non si schifava mica.

La post-produzione del film fu ugualmente complessa. Nessuno aveva mai tentato di usare la CGI per creare una figura umanoide in un film prima. Per realizzare le scene del T-1000, cinque minuti totali nell’economia del film, ci vollero un budget di cinque milioni, trentacinque persone, tra animatori, informatici, tecnici e artisti, al lavoro per dieci mesi.

Ma ne valse la pena, perché il film non solo divenne il più grande successo del 1991 (520 milioni incassati nel mondo) e della carriera di Arnold Schwarzenegger, ma si impresse per sempre nella memoria collettiva, influenzando schiere di autori, segnando l’immaginario pop, dalle battute alle scene chiave, e venendo citato innumerevoli volte (da I Simpson a The Lego Movie, per dirne un paio).

Schwarzenegger, accorto businessman ben prima di diventare la più grande star del pianeta, si fece pagare con un jet privato da 12 milioni di dollari. Terminator 2, praticamente un film indipendente, essendo stato realizzato al di fuori delle major hollywoodiane, aveva già recuperato quasi tutto il budget con la vendita dei diritti di distribuzione, home video e televisivi. Fu insomma un grandissimo investimento da parte di tutti i coinvolti, potremmo quasi dire un successo assicurato, anche se, a sette anni dal film precedente, qualche rischio c’era. Ma niente che la presenza di Schwarzenegger non potesse controbilanciare.

Eppure non fu realizzato con questa mentalità, con l’idea che bastasse piazzare Schwarzy sul poster per portare a casa il risultato. James Cameron lo realizzò con lo stesso entusiasmo con cui un bambino di dieci anni scarta i regali sotto l’albero e gioca con la sua nuova pista di macchinine. Una pista di macchinine da 100 milioni di dollari. La pista di macchinine totale.

Terminator Resistance game

I’LL BE BACK DAPPERTUTTO: L’IMPATTO CULTURALE DI TERMINATOR – di DocManhattan

Probabilmente, in quel lontano 1984, nessuno poteva immaginarlo. Ma il primo Terminator, e in misura decisamente maggiore il secondo film di Cameron, erano destinati a trasformare il T-800 con gli occhiali da sole in un’icona assoluta della cultura pop. Milioni di ragazzini avrebbero preso a ripetere felici prima il suo I’ll be back da villain, poi l’Hasta la vista, baby di Terminator 2, una volta convertito il personaggio di Schwarzy venuto dal futuro in un buono. Tra parentesi: il nome T-800 viene mostrato per la prima volta a schermo solo in Terminator Salvation, nel 2009. Nei primi tre film è solo “Terminator”, e il primo nome ufficiale vero e proprio è Cyberdyne Systems Model 101.

Modello 101, come una pratica della motorizzazione.

terminator vs superman vs transformers

TERMINATOR VS CHIUNQUE

Ma dicevamo: è a ridosso soprattutto del secondo film che Terminator esplode come personaggio pop. I primi fumetti dedicati a Terminator vengono pubblicati dalla NOW Comics nel 1988. Una serie da 17 uscite, seguita da due miniserie, in cui il protagonista è il John Connor del 2031. Nel ’90 la palla passa a Dark Horse, che rileva i diritti e pubblica negli anni a seguire una quantità enorme di albi legati a Terminator, compresa tutta una serie – estremamente anni 90 come concetto – di crossover improbabili con supereroi, eroi corazzati del grande schermo, mostri alieni.

Incontri e scontri del calibro di RoboCop versus The Terminator, Superman vs. The Terminator: Death to the Future e il recente Transformers vs. The Terminator. O come la zuffona totale Alien versus Predator versus The Terminator, in cui il clone di Ripley da Alien: Resurrection e i Predator si alleano per fermare Skynet. Albi a fumetti di Terminator sono stati pubblicati anche dalla Marvel (l’adattamento di Terminator 2: Judgment Day), da Malibu e altre case editrici ancora, come Dynamite Entertainment e IDW.

terminator vs robocop super nintendo

I’LL BE BIT

Parallelamente ai fumetti, ai libri, alle attrazioni da parchi dei divertimenti (come T2-3D: Battle Across Time, inaugurata agli Universal Studios Florida nel ’96), dopo Terminator 2 fiorisce anche il mercato dei videogiochi sul franchise. Tra il ’91 e il ’92 vengono pubblicati su varie piattaforme dell’epoca, dal Game Boy all’Amiga, vari titoli ispirati a Terminator 2. È solo l’inizio. Sempre nel ’92 sbarca sul Nintendo a 8-bit una trasposizione su cartuccia del primo Terminator, seguita dal gioco per PC The Terminator 2029, di Bethesda.

Fino al ’96 esce un po’ di tutto, dal gioco in soggettiva per PC The Terminator: Rampage a… quello di scacchi, con i pezzi a tema T2 (Terminator 2: Judgment Day – Chess Wars). Dal platform per Super Nintendo e altre console RoboCop Versus the Terminator, a The Terminator: Future Shock (con le sue ambientazioni 3D per l’epoca all’avanguardia) e Skynet, gli ultimi giochi della collana di titoli Bethesda dedicata a Terminator.

Rambo-Vs-Terminator-in-Epic-New-Mortal-Kombat-11-Ultimate

TERMINATOR CONTRO RAMBO, FINALMENTE (?)

Poi i giochi sulle nostre macchine del futuro si fermano per qualche anno, andando in letargo come fa sostanzialmente tutto il franchise. Si riparte nel 2002, su PS2 e Xbox, con lo sparatutto The Terminator: Dawn of Fate, poi con i tie-in di Terminator 3, di Salvation, eccetera.

Le ultime apparizioni videoludiche del T-800 e dei suoi amici sono le comparsate nei giochi Gears 5 e Mortal Kombat 11, e il pessimo shooter Terminator: Resistance. Tutto nel 2019. La cosa buffa è che in MK11, oltre che con i vari protagonisti della saga, Terminator può scambiarsi colpi, proiettili e fratture scomposte con altre guest star come RoboCop, Joker e soprattutto Rambo. È sempre Schwarzy vs Stallone, per un posto nel nostro cuore. Cuore che non ha mai fatto fatica ad accogliere entrambi, vogliamo dirlo? Diciamolo.

Ah, una curiosità. Avete presente la superstar del fumetto Alex Ross? Quello di Marvels, Kingdom Come e di tutte quelle copertine dipinte meravigliose?

Alex Ross Terminator

Il suo primo lavoro, con cui si è fatto subito notare, è stato proprio un fumetto di Terminator. La miniserie del 1990 Terminator: The Burning Earth, pubblicata dalla citata NOW Comics.


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