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M. Night Shyamalan: quando il cinema è questione di “twist”

M. Night Shyamalan: quando il cinema è questione di “twist”

Di Marco Triolo

AVVISO: QUESTO ARTICOLO, PER SUA STESSA NATURA, CONTERRÀ PARECCHI SPOILER. SAPPIATELO.

“Maledetti! Maledetti per l’eternità!”. Così gridava Charlton Heston al termine dell’originale Il pianeta delle scimmie, classe 1968. Uno dei più potenti twist narrativi – o, per usare una terminologia da boomer, “colpi di scena” – della storia del cinema, talmente famoso da non essere nemmeno più uno spoiler, ma un dato di fatto. “It was Earth all along”, recitava un celebre meme. Il pianeta delle scimmie è ambientato sulla Terra del futuro, devastata da un olocausto nucleare, in cui le scimmie hanno preso il posto degli uomini. Lo sanno anche i sassi.

Così come i sassi – e i loro cugini, e zii – sanno che Darth Vader è il padre di Luke. Altro plot twist talmente famoso che, oggi, quando ci si interroga su quale sia l’ordine giusto in cui mostrare i film di Star Wars a qualcuno che non li abbia mai visti prima, il rispetto dell’effetto sorpresa non viene praticamente mai calcolato. Non è una priorità, perché anche chi non ha mai visto un singolo film della saga dà per scontata questa nozione.

Eppure, immaginate di recarvi al cinema nel 1968, o nel 1980, senza avere idea di cosa vi stia aspettando. Avendo magari visto solo un trailer, o avendo letto un trafiletto sul giornale locale. Nel 1968, e nel 1980, internet non esiste. Non ci sono subreddit pronti a discutere in dettaglio un film appena uscito, o amici di Facebook poco avvezzi alla netiquette. Arrivate al cinema intonsi… e il vostro cervello esplode.

Vedo la gente basita

Più o meno quanto successo a me, e credo a tutti gli altri spettatori, quella volta che al cinema vidi The Sixth Sense – Il sesto senso di M. Night Shyamalan. Ricordo ancora distintamente l’uscita dalla sala dopo la visione, la consueta atmosfera ciarliera sostituita da una coltre di mestizia impenetrabile. Ci sentivamo tutti svuotati, anzi addirittura fregati, presi per i fondelli. Non ci eravamo abituati.

M. Night Shyamalan, nato in India ma cresciuto in Pennsylvania, era emerso quasi dal nulla. Aveva diretto un paio di film, Praying with Anger e Ad occhi aperti, prima di giungere al progetto che ne avrebbe per sempre definito la carriera, trasformandolo di punto in bianco in un Hitchcock del fanta-thriller, e, va detto, finendo per imprigionarlo in una gabbia dorata di sua stessa invenzione. Da cui, con calma e perseveranza, si sarebbe poi liberato tornando alle origini.

Sulla cresta dell’onda

Comunque. Ad appena 29 anni, Shyamalan sforna un film che possiamo definire, senza tema di smentita, “epocale”. Rivisto oggi, The Sixth Sense soffre un po’: se si conosce il colpo di scena in anticipo, il gioco è meno divertente. All’epoca, invece, il film mette d’accordo tutti, pubblico e critica, resuscita la carriera di Bruce Willis e sbanca i botteghini, incassando 672 milioni di dollari a partire da un budget di 40. È nata una nuova stella nel firmamento di Hollywood, e ha un nome che pochi riescono a pronunciare bene. Ma questa cosa ben si addice a un autore che ama spiazzare.

Ecco che, infatti, appena un anno dopo esce, quasi in sordina, il suo film successivo. In Unbreakable – Il predestinato, nuovamente interpretato da Bruce Willis, a cui Shyamalan affianca un Samuel L. Jackson in stato di grazia, il regista perfeziona la formula. Il twist arriva in maniera inaspettata negli ultimi minuti del film. Dico “inaspettata” perché Unbreakable è uno di quei casi in cui non pensi che il colpevole torni sul luogo del delitto, eppure lo fa. E riesce anche a farla franca.

Figliocci

Da lì in poi sarebbe esplosa la mania per i twist narrativi e i finali che ribaltano il senso di lettura di un’opera. Alcuni esempi? Beh, c’è un certo regista poco noto, tale Christopher Nolan, che sul ribaltamento del punto di vista ci ha costruito una carriera esattamente come Shyamalan. Lui lo chiama “il prestigio”, come spiega abbondantemente in una delle sue opere più rappresentative, The Prestige, appunto. È il terzo atto di un trucco magico, il momento in cui il pubblico, preso alla sprovvista, è costretto a raccogliere la mascella da terra.

A un certo punto, comunque, siamo arrivati alla classica tonnara a centro campo, il pissing contest definitivo su chi aveva il twist più grosso. Penso a The Others di Alejandro Amenábar, che di fatto replicava il twist di The Sixth Sense e la sfangava sempre per la regola “ma dai, mica rifaranno QUELLO”. E ancora Saw – L’enigmista, il primissimo capitolo della saga, in cui si scopriva che i serial killer riescono a stare immobili per ore senza indolenzirsi. Shutter Island, con cui Martin Scorsese gridava “Pure io!” e sacrificava Leo DiCaprio all’altare del “non me l’aspettavo”. The Mist, con quel suo twist finale beffardo e cupissimo che, anziché ribaltare il senso del film, lo conduce fino alle sue più amare conseguenze. Persino Spider-Man: Homecoming, con la sua enorme rivelazione del terzo atto, è debitore del cinema di Shyamalan.

Precedenti

Eppure, il buon M. Night non aveva inventato nulla. Di plot twist il cinema ne aveva già visti tanti prima che The Sixth Sense li facesse diventare cool. Ho già citato Il pianeta delle scimmie e L’impero colpisce ancora, ma possiamo andare ancora più indietro e trovare Psycho e Quarto potere (con la sua “Rosabella”). Negli anni immediatamente precedenti all’esplosione di Shyamalan, erano usciti I soliti sospetti di Bryan Singer, con uno dei twist più leggendari di sempre, ma anche Seven di David Fincher (in entrambi, al centro del twist c’era Kevin Spacey). Se ci pensiamo, anche Fincher ha fatto del plot twist uno dei suoi espedienti narravi preferiti, da The Game a Fight Club e fino a Gone Girl. Eppure, chissà come mai, nessuno considera Fincher il regista del twist.

Back to basics

Sarà che, forse, Shyamalan se li scriveva da soli i film, e dunque quell’elemento, sempre più elaborato e contorto a ogni film che passava, risaltava in maniera particolare. Come dicevamo, a un certo punto il marchio di fabbrica gli si è ritorto contro, ed è diventato una routine da cui non poteva più sfuggire. The Village, con il suo doppio colpo di scena, è forse la pietra tombale della prima fase di carriera di Shyamalan, e il punto di non ritorno nella strategia di sacrificare la coerenza interna di un’opera in favore del colpo di teatro. Lady in the Water, L’ultimo dominatore dell’aria e After Earth rappresentano una fase di passaggio, un tentativo di espandere i propri orizzonti. Un tentativo poco riuscito, tanto che Shyamalan sarebbe poi tornato alle origini con The Visit. Trovando anche una nuova dimensione: la Blumhouse di Jason Blum, con i suoi bassi budget e le sue regole rigorose, sembra stuzzicare di nuovo l’inventiva del regista. Dopo The Visit arriva Split, con un twist meno pronunciato, ma comunque con la voglia di sorprendere e intrattenere. Glass è un mezzo passo falso, l’obbligato crossover tra Split e Unbreakable che, forse, sarebbe venuto meglio quando Shyamalan poteva contare su budget da blockbuster.

Oldies but goldies

Ora siamo in attesa di Old, film basato liberamente su una graphic novel che non ha nessun colpo di scena al suo interno. Eppure basta vedere il trailer per capire che, in quelle grotte da ABC della sceneggiatura hollywoodiana, si nasconde una colonia di plot twist. Lì, in agguato, in attesa che qualche speleologo sprovveduto la porti alla luce. O magari mi sto illudendo e Shyamalan ci sorprenderà non sorprendendoci.

Shyamalan non avrà inventato nulla, ma diamine se non ha lasciato il segno. Prima di lui, i plot twist erano come dei fulmini, colpivano raramente e solo quando le condizioni erano perfette. Dopo di lui, i film col twist sono diventati praticamente un genere a se stante. Spesso si sapeva in anticipo che un film si sarebbe concluso con la sorpresa, era diventato praticamente uno strumento di marketing per invitare gli spettatori al cinema e sfidarli a scoprire il trucco prima della fine. Come quando leggi un giallo, o vedi una puntata de La signora in giallo, e ti scervelli per individuare il colpevole prima che lo faccia Jessica Fletcher.

Insomma, i twist hanno lanciato la carriera di Shyamalan, l’hanno affossata e alla fine l’hanno anche rilanciata. Ditemi voi se questo non è il plot twist definitivo.


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