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La recensione di Io sono nessuno: scansati John Wick, c’è un nuovo eroe in città

La recensione di Io sono nessuno: scansati John Wick, c’è un nuovo eroe in città

Di Marco Triolo

Vedere Bob Odenkirk prendere a cazzotti dei teppisti in un autobus può fare impressione, finché non ricordiamo che anche Bruce Willis, quando accettò il ruolo di John McClane in Die Hard, era conosciuto principalmente per i suoi ruoli nelle commedie. Con questo non voglio certo paragonare Io sono nessuno con Die Hard – sarebbe un po’ ingiusto, d’altra parte il film di John McTiernan è SOLO uno dei più grandi action mai fatti.

Eppure il film di Ilya Naishuller, regista che ha esordito con l’action in prima persona Hardcore!, si inserisce nel filone moderno dei nuovi action post-John Wick gettando allo stesso tempo un ponte verso un illustre passato. Un passato western.

Cito John Wick non a caso: Io sono nessuno è scritto da Derek Kolstad, il creatore di John Wick (e prodotto da David Leitch, co-regista dello stesso). E, all’apparenza, ricalca la stessa formula: c’è un ex killer – qui impiegato dalle agenzie federali anziché dalla malavita – che sta vivendo una vita normale finché un incidente non fa venire a galla il suo passato e lo costringe a tornare in azione. Come in John Wick i cattivi sono dei mafiosi russi violenti e psicopatici. Come in John Wick, il protagonista si porta dietro una tale fama che tutti se la fanno sotto quando scoprono chi hanno di fronte. Stavolta non c’è nessun cane, ma c’entra un gattino.

Kolstad sembra essersi divertito a sperimentare sullo stesso canovaccio, e quella che potrebbe sembrare pigrizia in realtà è una scelta consapevole e meta-cinematografica. Ma non temete: Io sono nessuno non è un action citazionista e la parola che tutti temiamo, “decostruzione”, non potrebbe essere più lontana. Io sono nessuno è un film d’azione semplice, diretto e rigoroso. Ma è impossibile non guardare alla trama ridotta all’osso e ai pretesti narrativi disseminati qua e là come una serie di scelte operate da uno che ormai la materia la mastica con enorme maestria e che si vuole semplicemente divertire.

Al centro di Io sono nessuno c’è Hutch Mansell, padre di famiglia con una vita monotona. Ogni giorno è uguale al precedente, ogni settimana si ripete identica, e Naishuller ce lo mostra senza tanti fronzoli con il montaggio che apre il film. Poi succede che due tizi mascherati fanno irruzione in casa sua una fatidica notte per rubare pochi spiccioli. Il figlio adolescente di Hutch li attacca, mentre Hutch sceglie di non reagire. La moglie, il figlio e i vicini la prendono per la scelta di un codardo, ma Hutch ha ben altre motivazioni, e le scopriremo a poco a poco.

Kolstad asciuga il più possibile in termini di mitologia e motivazioni. Io sono nessuno è quasi un film a episodi, a segmenti, finché non subentra “la trama”. Tutto accade per caso: i ladri sembrano essersi portati via un braccialetto appartenente alla figlia piccola di Hutch. Questi inizia a indagare per ritrovare il braccialetto, ma le cose non vanno come sperava. Per pura frustrazione, si lancia in una rissa violentissima che avrà conseguenze inattese: uno dei tizi picchiati da Hutch è il fratello di un mafioso russo.

Proprio per via della casualità degli eventi, il punto del film non è tanto una vendetta, quanto l’idea che dobbiamo essere pronti ad affrontare qualunque svolta imprevedibile la vita ci presenti. L’altra idea forte del film è che da soli non è possibile farcela. Hutch inizia come un vendicatore solitario, ma la sua discesa agli inferi è inversamente proporzionale alla sua ascesa agli occhi dei famigliari, con cui riesce a ricongiungersi. Persino il rapporto con il padre (il grandissimo Christopher Lloyd) ritrova smalto nel corso degli eventi. Lo scontro finale con gli scagnozzi del boss è un lavoro di squadra ed è anche una delle cose più western che si siano viste di recente.

Dal western, Io sono nessuno mutua l’idea che il codice d’onore di una persona non debba combaciare necessariamente con la legge. L’importante è essere coerenti con il proprio sistema di valori e farlo rispettare. Hutch si muove al di fuori della legalità, ma facciamo il tifo per lui perché, in un mondo di futili motivazioni e avidità, lui agisce per la sua famiglia, ed è disposto persino a fare la figura del codardo pur di proteggerla dalle brutture del mondo esterno.

Tutto questo è condito da un’azione che rispetta le regole del filone moderno, quelle stabilite da John Wick e, prima ancora, da The Raid (ve ne abbiamo parlato qui). In primo luogo, Bob Odenkirk si è allenato e ha realizzato diversi stunt da solo. La scena della rissa nell’autobus, tutta girata in spazi ristretti, è brutale ed esaltante, e coreografata alla perfezione. In generale, Naishuller dimostra di sapere il fatto suo in termini di chiarezza espositiva: la regia è dritta e precisa, e tutto è messo in risalto, dai colpi agli inseguimenti.

Io sono nessuno non aggiunge nulla di nuovo al genere, ma non è tanto quello che racconta, quanto come lo racconta, a renderlo una visione divertente e coinvolgente. Il perfetto bicchiere d’acqua fresca da sorseggiare in una giornata estiva, e un’ottima scusa per tornare al cinema.


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