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Generazione 56K: amore, nostalgia e anni 90 con i The Jackal

Generazione 56K: amore, nostalgia e anni 90 con i The Jackal

Di DocManhattan

“Siamo sette miliardi di persone interconnesse tra loro. Ora, quante possibilità ci sono che la donna della tua vita sia nata e viva nella stessa città in cui vivi tu da quando sei nato? Quante possibilità esistono concretamente, su sette miliardi, che tu l’abbia trovata proprio qui, in fila alla posta, o tra i banchi di scuola? È un pensiero un po’ ottimistico…” È con queste parole che Francesco Ebbasta, ideatore e regista di metà degli episodi di Generazione 56K, presenta questa nuova serie in otto puntate, disponibile da oggi su Netflix. Una serie ambientata tra Napoli e Procida, e realizzata in collaborazione con i The Jackal. Francesco Ebbasta è del resto uno dei fondatori di questo collettivo, e qui è affiancato da alcuni volti noti del gruppo, come Fabio Balsamo, Gianluca Fru e Claudia Napolitano.

Generazione 56K

LA DURA LEGGE DEL GOLFO

La storia ruota attorno a un amore legato alle proprie origini. Il rapporto tra un gruppo di trentenni, amici sin dall’infanzia, e una loro vecchia conoscenza incontrata dopo molti anni. Da un lato c’è il 1998 sull’isola di Procida, il posto dove sono nati, dall’altro il racconto nel presente, nella Napoli odierna. Questo trio formato dal protagonista, Daniel (Angelo Spagnoletti), Lu e Sandro (Fru e Fabio), e il nuovo incontro con Matilde (Cristina Cappelli) e tutto quello che si porta dietro.

La struttura è quella tipica di tante commedie sentimentali, ma i dialoghi di Generazione 56K sono fortunatamente freschi, hanno un taglio frizzante, rendono piacevoli i personaggi. Al punto che pure quello che in ogni storia di questo tipo è in genere uno stronzo insopportabile, qui è un poverino per cui finisci per dispiacerti sinceramente. Al di là della storia d’amore al centro di tutto, a fare da corollario alla quale ci sono i corteggiamenti moderni via Tinder, i pentimenti da messaggio audio su WhatsApp e tutta la grammatica delle relazioni amorose al tempo dei social, l’idea è quella di mettere a confronto la realtà di oggi con il mondo più semplice, e decisamente più analogico, del 1998.

Generazione 56K

SUD SUD OVEST OVEST

Analogico sì, ma non del tutto, visto che i tre ragazzini si infilano in una serie di guai, conditi dall’inevitabile confronto con la banda di bulli del paese, grazie a un computer connesso a Internet. Storie di bollette e, uh, traffici con cui abbiamo avuto a che fare tutti. Sono sequenze girate appositamente ad altezza di ragazzino, e con dei colori pastello che accentuano la nostalgia. Si potrebbe discutere di un paio di elementi non esattamente piazzati nel momento giusto (hanno fatto a tempo a giocare con i primi Masters of the Universe dell’84, i ragazzini nati nell’86? Boh, forse. E i pezzi di Max Pezzali del ’93 erano così presenti in radio cinque anni dopo?). Ma in realtà chi se ne frega: sono note, neanche troppo abusate o presenti, che servono giusto a creare un contesto nostalgico. Non è il solito pastone, la grande strizzata d’occhio continua di uno Stranger Things, sono piccole cose. In un incontro via web con la stampa, un paio di giorni fa, lo stesso Francesco Ebbasta (il cui vero cognome, per la cronaca, è Capaldo) raccontava la scelta di utilizzare anche tanti pezzi degli anni 50 per la colonna sonora. La nostalgia come mood, al di là del singolo dettaglio.

La scelta di Procida come uno dei due setting principali nasce invece da un’esigenza narrativa. Il contrasto che la storia voleva presentare tra il paesello delle origini e la metropoli del presente. E ok, Napoli come seconda, ma il paesello? Non è facilissimo trovarne uno rimasto esteticamente agli anni 90, ma con le isole già è più semplice. Specie Procida: con un suo aspetto fermo nel tempo, lì a un passo da Napoli, eppure per tanti aspetti lontanissima. Ma Procida era anche una delle location de Il Postino, il direttore della fotografia di Generazione 56K è il figlio di chi ha curato la fotografia de Il Postino (Francesco Di Giacomo, figlio di Franco), ed Ebbasta ha raccontato come il premontato del film sia stato provvisoriamente affiancato dalle musiche de Il Postino. Troisi, insomma. Troisi ovunque.

Generazione 56K

ROTTA PER CASA DI MASSIMO

Ma la presenza di Massimo Troisi aleggia in tantissimi aspetti della serie, a cominciare da qualsiasi scena abbia una nota appena malinconica. Nei dubbi e nelle perplessità espresse ad alta voce del protagonista, che si mescolano a quelli tipici di tutti i trentenni, qui incarnati dai personaggi di Lu e Sandro. Che film come Pensavo fosse amore… invece era un calesse siano stati fonti d’ispirazione per questa storia e il taglio che le si è voluto dare, è insomma piuttosto evidente.

Sia ben chiaro, però, che quella faccenda della malinconia resta una nota di fondo. Alla fine prevale quasi per tutti la speranza, pure per gli ex bulli che gettavano i coetanei a mare. Magari diventi un adulto tamarro lo stesso, ma smetti di essere un bullo. Già tanto, oh.

Generazione 56K

LA REGOLA DELL’ALIENO

Gli interpreti sono tutti in parte, aiutati da una sceneggiatura che funziona, pur non allontanandosi da alcuni stereotipi del genere. Segno che se una serie la scrivi bene, puoi raccontare e ri-raccontare una storia sentimentale classica, e renderla comunque godibile anche per chi in genere non è proprio il target di produzioni simili (eccolo!). E siccome Generazione 56K esce oggi “anche in tutti gli altri paesi in cui Netflix è attivo”, dovendo esportare una serie per un pubblico giovane, meglio se lo facciamo con una scritta bene. A chi, durante la conferenza dell’altro giorno, ha chiesto a Francesco Ebbasta cosa ha insegnato ai The Jackal la delusione di Addio Fottuti Musi Verdi, da lui diretto nel 2017, il regista ha risposto, non a caso, “a lasciar perdere gli alieni, e raccontare storie più vere”. Quella di Generazione 56K, per sua stessa ammissione, è d’altra parte pure un po’ autobiografica.

Ah, Fru? Poche lamentele sull’essere trentenni oggi, ché il tuo personaggio avrà pure dei problemi nel rapportarsi con le donne, ma c’ha una PS5. Cioè molto più di tanti suoi coetanei, che non riescono ancora a rimediarne una.

(Poi tanto superi i quaranta, e smetti di fregartene di tutto. Parola.)


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