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Fast & Furious 9 – The Fast Saga: la recensione di Roberto Recchioni

Fast & Furious 9 – The Fast Saga: la recensione di Roberto Recchioni

Di Roberto Recchioni

E siamo arrivati a nove lungometraggi della serie principale, più uno spin-off (Hobbs & Shaw), un film che non c’entra nulla con la saga ma che ha come protagonista uno degli eroi del franchise (Better Luck Tomorrow), due cortometraggi (The Turbo-Charged Prelude for 2 Fast 2 Furious e Los Bandoleros) e una (terribile) seria animata (Fast & Furious – Piloti sotto copertura).
Non poca roba per chi fosse vissuto su Marte fino a questo momento e volesse avvicinarsi per la prima volta a una delle serie di film di maggior successo economico della storia del cinema e capirci qualcosa. E visto che a peggiorare la situazione c’è una continuity ingarbugliata, prima di andare avanti vi propongo la cronologia narrativa della saga, con delle piccole note a margine.

Fast and Furious (2001)

Un rip-off adolescenziale di Point Break con le auto al posto del surf. Nessuno si aspettava molto dal film diretto da Rob Cohen (un mediocre mestierante) che, invece, si rivela un successo straordinario e lancia la carriera di Vin Diesel come stella di prima grandezza.

The Turbo Charged Prelude for 2 Fast 2 Furious (2003)

Cortometraggio che funge da ponte tra il primo e il secondo capitolo. Trascurabile se non fosse che è divertente vedere cosa gli sceneggiatori sono costretti a inventarsi per rendere quantomeno accettabile le premesse del sequel.

2 Fast 2 Furious (2003)

Film messo in cantiere in fretta, senza idee, senza voglia e, soprattutto, senza Vin Diesel. È il capitolo più debole della saga e ha il solo motivo di interesse nell’introduzione del personaggio di Roman Pearce (interpretato da Tyrese Gibson) che avrà poi un ruolo centrale nello sviluppo del franchise.

Los Bandolers (2009)

Corto girato da Vin Diesel che fa da collante narrativo tra il primo film e il quarto. Ci permette di scoprire perché Toretto si sposta a vivere nella Repubblica Dominicana, come sviluppa il suo rapporto con Han (poi coprotagonista del terzo capitolo in ordine di uscita della serie ma ottavo in ordine cronologico), e come Dom e Letty si sposino (ma il matrimonio non si vede).

Fast & Furious – Solo parti originali (2009)

Film fortemente voluto da Vin Diesel che da questo capitolo diventa produttore della serie. È da qui che ricomincia tutto e Justin Lin, lavorando su un franchise ritenuto ormai morto da Hollywood, rilancia F&F verso le stelle, cambiandogli lievemente il titolo (la “&” commerciale) riunendo il cast del capitolo originale, e ridefinendone lo stile e gli intenti. Le auto ci sono ancora e sono ancora il centro dinamico dello spettacolo, ma è da questo film che la Fast Saga assume i suoi connotati stilistici tipici, caratterizzati da azione insensata, negazione delle leggi della fisica e della narrativa e il valore della FAMIGLIA. La Letty di
Michelle Rodriguez esce (momentaneamente) di scena alla fine della pellicola ma viene introdotto un nuovo personaggio femminile, Giselle, interpretata dall’allora sconosciuta Gal Gadot. La critica lo fa a pezzi, il successo nel mondo è straordinario e largamente inaspettato.

Fast & Furious 5 (2011)

Ancora Justin Lin alla regia (alla sua terza pellicola per la serie) e ritorno di Tyrese Gibson (ripescato dal secondo capitolo) ma, soprattutto, l’introduzione del personaggio di Luke Hobbs (interpretato da Dwayne “The Rock” Johnson) che porta il grado di spettacolarità a un livello successivo. Entra in scena anche la bella e sfortunata Elena (nuova fiamma di Dom e futura madre di suo figlio), Il film vanta una delle scene finali più spettacolari dell’intera saga ed è uno dei suoi capitoli migliori.

Fast & Furious 6 (2013)

Quarto film per Justin Lin. Torna Letty mentre Giselle muore (e per ora è ancora morta) e Han parte per andare a Tokyo e sistemare finalmente la storia, collegandola con il terzo capitolo in ordine di uscita. In termini di spettacolarità siamo, semplicemente, oltre.

The Fast and the Furious: Tokyo Drift (2006)

Terzo capitolo in ordine di uscita della serie e primo tentativo di Justin Lin di rilanciare il franchise rinnovandolo nel titolo (l’aggiunta dell’articolo “The”), nell’ambientazione e nei personaggi. È in questo film che viene introdotto il personaggio di Han, apparso per la prima volta in un precedente film di Lin di qualche anno prima che nulla aveva a che vedere con il mondo di F&F, e che però, alla fine di Tokyo Drift, muore (creando non pochi problemi di continuty a Lin che lo vuole comunque nel quarto capitolo della serie). Le cose non vanno benissimo per il film e sembra che il franchise sia da ritenersi defunto, ma Vin Diesel non è dell’idea…

Fast & Furious 7 (2015)

Lin lascia (momentaneamente) il timone al suo amico James Wan. Ne esce fuori il capitolo migliore della serie, con il miglior cast (quasi tutto i personaggi originali tranne Han e Giselle), il miglior cattivo (Jason Statham nel ruolo di Deckard Shaw), le migliori scene d’azione (e le più folli) e il finale più commovente. Purtroppo è anche l’ultimo film di Paul Walker, che al termine delle riprese muore in un incidente d’auto. Successo senza precedenti, nono incasso di sempre nella storia del cinema. Una vetta assoluta. Purtroppo dalle vette si può solo cominciare a scendere.

Fast & Furious 8 (2017)

Alla regia è la volta di F. Gary Gray, onesto regista di pellicole d’azione. Cast stratosferico (arriva anche Charlize Theron e Statham passa nella squadra dei buoni), e definitiva trasformazione del franchise in una serie di supereroi senza costumino (a parte i veicoli che indossano) ma che fanno cose semplicemente impossibili. Più che nei capitoli precedenti, se riuscite a crederci. Anche grazie alla scia lunga del settimo capitolo, l’ottavo mette a segno la miglior apertura di sempre nella storia del cinema e si porta a casa oltre un miliardo di dollari. Purtroppo il rapporto tra Vin Diesel e Dwayne Johnson va alla deriva e The Rock abbandona il filone principale…

Fast & Furious – Hobbs & Shaw (2019)

…per approdare al suo spin-off personale, con l’ausilio di Jason Statham accanto a lui. Altro successo commerciale ma il pubblico rimane freddo rispetto a tutta l’operazione.

Fast & Furious – Piloti sotto copertura (2019)

Serie animata in digitale per bambini. Il nipote di Dominic Toretto diventa una spia e guida auto veloci. Del tutto trascurabile, anche se siete bambini o vivete la vostra vita un quarto di miglia alla volta.

Fast & Furios 9 (2021)

E qui ci dilunghiamo…

Fast & Furious 9 – The Fast Saga non nasce sotto un’ottima stella.
Prima di tutto, i contrasti tra Vin Diesel e Dwayne Johnson ne hanno influenzato il concepimento e la scrittura e quella che inizialmente sembrava essere una divertente schermaglia simile ai feud tra i wrestler, è diventata rapidamente una guerra di potere e influenza tra Vin Diesel, produttore protagonista assoluto della saga, e il futuro presidente degli Stati Uniti d’America, Dwayne Johnson. Inevitabile la rottura.
A questo aggiungeteci i problemi di Vin Diesel (sta invecchiando, è fuori forma e, a parte la Fast Saga, non azzecca un film da decenni) e lo sgarbo da ricucire con Justin Lin, regista che ha letteralmente riportato in vita il franchise, e che era stato messo in panchina dopo essersi rifiutato di dirigere il settimo capitolo perché, a detta sua, non gli stava venendo dato il tempo necessario per garantirne la qualità.
Infine, metteteci la pandemia, che ha messo il mondo in stand-by e ha complicato tutte le
produzioni.
Insomma, c’erano tutte le premesse per far sì che F9 fosse un fiasco.
Ma non lo è.
Prima che vi esaltiate però vi devo dire che non è nemmeno il capitolo migliore della serie, o quello con le scene più assurde e spettacolari (nonostante comprenda – ATTENZIONE
SPOILER – un volo spaziale a bordo di una Pontiac Fiero… non scherzo), con i combattimenti migliori, con i personaggi più riusciti o con le battute più divertenti. A essere spietati, anzi, si potrebbe dire che è una delle pellicole della Fast Saga più deludenti sotto tutti questi aspetti e che, dopo una sequenza d’azione d’apertura straordinaria, il film si siede e si perde in un bicchiere d’acqua, sprecando tempo ed energie nel cercare di rappezzare una continuity problematica e di rinfoltire un cast diventato troppo esiguo con il reinserimento forzato di vecchi personaggi e l’introduzione di nuovi volti (purtroppo privi di fascino e carisma), fino ad arrivare a un finale decisamente sotto tono in termini inventivi e visivi rispetto agli standard del franchise. Aggiungiamoci pure che la pellicola spreca in maniera criminale il talento e la presenza scenica di Charlize Theron, e che Vin Diesel (evidentemente stanco) si concede uno screen time sorprendentemente esiguo.
Ma… ma come? Prima scrivo che F9 non è il fiasco che ci si poteva aspettare nonostante
le premesse sfavorevoli e adesso dico che è mediocre in tutte quelle caratteristiche che
hanno reso la serie straordinaria?! Ho forse preso un colpo di sole? Ho respirato troppi
fumi di scarico? Il NOS mi ha dato alla testa? Nulla di tutto questo, sono ancora in
possesso delle mie condizioni mentali (più o meno, insomma, come al solito). Il fatto è che
F&F non ha l’esclusiva del ritmo, della spettacolarità, del divertimento e delle esagerazioni: tanti altri film hanno gli stessi elementi e in qualche caso anche la stessa capacità di portarli in scena, se non maggiore (penso, ad esempio, a 6 Underground).

Ma il franchise della Fast Saga ha qualcosa in più, qualcosa di esclusivo, qualcosa che lo distingue da tutto il resto: il cuore. E F9 ha un cuore enorme, che trasforma uno dei capitoli meno ispirati della serie in uno di quelli che ricorderemo con maggior sentimento, in futuro.
Avete presente quando nelle corse di motociclismo il cronista dice che un tale pilota sta “correndo sui problemi”? È una delle tanti frasi fatte che si usano nel giornalismo sportivo e sta a indicare il fatto che quel pilota, nonostante le avversità (fisiche, tecnologiche,
psicologiche o quello che è) continua a correre, sacrificandosi, soffrendo e andando oltre.
Ecco, F9 è così.
Ha dei problemi e sono evidenti, ma non ci pensa nemmeno un attimo a fermarsi e
retrocedere. Va avanti nonostante tutto, sapendo che deve riuscire a portare a casa il
risultato se vuole… salvare il cinema (giuro, non scherzo, lo ha detto Vin Diesel: “F9 deve salvare il cinema”, e così è stato a giudicare dagli incassi internazionali già conquistati).
E quindi, non ci sono più Dwayne Johnson e Jason Statham? Pazienza. Abbiamo più spazio per far brillare gli altri (in particolare Tyrese Gibson, che questa volta riesca a dare veramente il meglio del suo repertorio), e in più chiamiamo John Cena e interpretare nientemeno che il fratello di Dom.
Come “il fratello di Dom”? Da quando in qua Dominic Toretto ha un fratello? Grazie alla magia del flashback, da sempre: solo che non lo avevamo mai visto prima, e nessuno ne aveva mai fatto menzione. Sì, lo so: detta così sembra Pucci, il nuovo personaggio posticcio aggiunto malamente ai cartoni animati di Grattachecca e Fighetto, ne I Simpson, e in parte è davvero così. Ma solo in parte, perché Justin Lin e Daniel Casey (cosceneggiatore del film assieme al regista) trasformano questo imbarazzo narrativo in un’occasione per raccontarci meglio Dominic Toretto, scavando nel suo passato e nelle cose che lo hanno reso quello che è. È un’operazione spericolata che però funziona a meraviglia, e che non solo riesce a inserire in nuovo personaggio di Cena in maniera naturale all’interno della storia ma che conferisce a questo nono capitolo delle qualità tutte sue che trascendono dal binomio azione e spettacolarità. In sostanza, come sempre quando si parla di F&F, è tutta una questione di famiglia… e nessuno batte LA Famiglia.
Cosa dire del resto?
La regia di Lin è sempre efficace, ma le cose migliori ce le regala nella scena d’apertura del film, gli effetti sono discreti ma senza eccellenze. La fotografia è bella, la colonna sonora è sempre la solita compilation di pezzi più o meno latineggianti, Charlize Theron è incredibile, Kurt Russell si vede appena (ma tornerà, statene certi), Cena convince, il ritorno in scena di due personaggi storici della saga è molto commovente, Vinnie Bennett (l’attore che interpreta il giovane Dominic Toretto) ha una faccia e una presenza scenica straordinaria e la scena post-credit fa tirare un sospiro di sollievo a tutti e crea le migliori aspettative possibili per Fast 10.
Quindi, in conclusione, non il miglior Fast & Furious di sempre, ma forse quello a cui sarà più facile volere bene.

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