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Black Widow, tra cinema e fumetti

Black Widow, tra cinema e fumetti

Di DocManhattan

“La spia che venne dal freddo”, come nel libro omonimo di John le Carré divenuto, proprio in quegli anni, il celebre film omonimo di Martin Ritt. Ma Natasha Romanoff, la Vedova Nera, veniva dall’Unione Sovietica e non da Berlino Est, e, come diversi futuri colleghi negli Avengers, da principio nei fumetti è una cattiva. Le avventure dell’eroina che tra due giorni arriverà sul grande schermo in Black Widow partono infatti nel remoto 1964. La testata Tales of Suspense ospita ai tempi, dall’anno precedente, le avventure di Iron Man. Sul numero 52 (data di copertina: aprile 1964), ad assistere allo scontro in copertina tra l’eroe corazzato di Tony Stark e la sua controparte sovietica, la Dinamo Cremisi, c’è una figura vestita di viola. E dai capelli ross… no, neri.

storia vedova nera

Una freccia punta verso la donna e ne illustra sin dalla copertina il nome da battaglia: “Presentiamo una nuova, meravigliosa minaccia, la Vedova Nera”. Nella storia all’interno dell’albo – un soggetto di Stan Lee sviluppato da N. Korok (uno dei tanti pseudonimi usati da un cartoonist di origini italiane, Don Rico) e disegnato da Don Heck – il Cremlino manda a occuparsi di Tony Stark questa femme fatale che incarna tutti gli stereotipi da spy story, Natasha Romanoff. Sfuggita alla fine del numero, la Vedova Nera si ripresenta nel numero successivo.

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È ancora un villain di secondo e forse pure terzo piano, perciò a pochi importa che i suoi capelli oscillino, a seconda delle vignette o delle copertine, tra il nerissimo e il rosso in queste sue prime apparizioni. Natasha fa la svenevole e usa tutta una serie di trucchi con Tony, come il gas paralizzante da borsetta. Sempre ossessionata dalla paura che i suoi compagni oltre cortina la vogliano morta in caso di fallimento, la Vedova Nera torna in azione qualche numero dopo, su Tales of Suspense 57. Con un nuovo alleato: Occhio di Falco.

Ipnotizzato dalla bella Natasha (anzi, dalla “fatalmente bella”, come recita la didascalia qui sopra) Occhio di Falco viene spinto dalla sue lusinghe ad affrontare il “mortale nemico” della donna, Iron Man. Come si suol dire, tira più una corda dell’arco.

Tra i due, la Vedova e Occhio di Falco, nasce una relazione che va avanti per un po’ di tempo. Stanca del suo passato e delle pressioni e minacce di Mosca, Natasha decide nel frattempo di tagliare i ponti con l’Unione Sovietica, ed esattamente come Occhio di Falco, passa nelle fila dei buoni. Hawkeye – che cattivo non lo è mai stato davvero – diventa uno degli Avengers sin dal 1965, membro della nuova formazione di Vendicatori messa in piedi da Capitan America dopo l’abbandono di quelli originali. È il quartetto di outsider formato da Cap, Occhio di Falco, Quicksilver e sua sorella, Scarlet Witch. Quattro su cinque sono ex criminali. La Vedova Nera, invece, impiegherà un po’ più di tempo per ottenere la tessera del club.

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Nella seconda metà degli anni 60 e all’inizio degli anni 70, Black Widow torna in diverse storie degli Avengers. Ha ancora i capelli scuri, e indossa uno strano costume con mantellino corpetto, calze e tutina a rete.

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Entra negli Avengers nel ’73, in una storia scritta da Steve Englehart e disegnata dal co-creatore del personaggio, Don Heck. Natasha accetta l’offerta di Cap di diventare un’Avenger. Offerta rivolta anche al suo compagno dell’epoca, Daredevil, che però rifiuta (e che non prende benissimo l’entusiasmo con cui lei invece si butta in questa nuova avventura). Siamo negli anni 70, come detto, e Natasha, come si nota, ha già il suo look classico che la accompagnerà fin dentro l’MCU: la tuta integrale nera e i capelli rossi.

Un look creato dal grande John Romita (Sr.) per l’apparizione di Natasha in una storia di Spider-Man del 1970 (Amazing Spider-Man 86).

Tornando a Natasha e Daredevil, i due hanno avuto una relazione molto lunga, proseguita per anni, tra alti e bassi, addii e rimpatriate. Due personaggi particolarmente adatti a un’ambientazione metropolitana, nelle storie degli anni 70 come in quelle, nel decennio successivo,

firmate da Frank Miller (in cui Natasha ha però i capelli corti e una tuta grigio cenere con un ragnone sopra). Una coppia talmente duratura che per molti numeri la testata di Daredevil ha cambiato titolo negli anni 70 in “Daredevil and the Black Widow”, seguendo un’usanza sperimentata all’epoca dalla Marvel, cioè affiancare al nome del protagonista dell’albo quello di un comprimario, per dare una scossa alle vendite.

Il fumetto, che all’epoca raccontava le storie della coppia di avventurieri in costume trasferitisi a San Francisco, conserverà questo titolo per un anno e mezzo, tra il ’72 e il ’74. Sempre sulla Costa Ovest degli Stati Uniti, nel 1975, la Vedova Nera entra a far parte di un’improbabile accozzaglia di eroi nota come I Campioni.

Sulle pagine di The Champions 1 (ottobre 1975), di Tony Isabella e (ancora) Don Heck, viene lanciato un fallimentare team di eroi composto da due X-Men originali (Angelo e Uomo Ghiaccio), da Ercole, Ghost Rider e, appunto, Natasha. Dura poco: il fumetto chiude dopo sole 17 uscite.

Pochi lo sanno, ma proprio negli anni 70 si è parlato di un possibile film dedicato a Daredevil e Black Widow. Intorno al ’75, trentacinque anni prima del debutto della Vedova Nera di Scarlett Johansson nell’MCU con Iron Man 2, i diritti per una serie sui due eroi metropolitani e amanti vengono acquistati… dall’allora moglie di David Bowie, Angela “Angie” Bowie. Angie ha un’opzione per un anno, durante il quale studia un possibile film con lei nei panni di Natasha e Ben Carruthers in quelli di Daredevil. I due fanno una serie di scatti di prova in costume a Londra, ma del film non se ne fa nulla. Il progetto è troppo costoso.

Tutto quel che ne resta sono una manciata di scatti in bianco e nero, con il povero Carruthers (scomparso a inizio anni 80) nei panni del più improbabili e scappato di casa dei Matt Murdock…

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