The Conjuring 3 – Il vero caso che ha ispirato il film

The Conjuring 3 – Il vero caso che ha ispirato il film

Di Andrea Suatoni

Arriva oggi 2 Giugno nei cinema italiani il terzo film della saga The Conjuring, con protagonisti i coniugi Warren alle prese con dei casi soprannaturali. In The Conjuring – Per Ordine del Diavolo i personaggi interpretati da Patrick Wilson e Vera Farmiga si troveranno ad indagare sul caso di un uomo, Arne Cheyenne Johnson, che dopo essere stato accusato di omicidio dichiara di essere posseduto da un demone. I fatti si basano su un reale processo avvenuto nel 1981, conosciuto anche come Demon Murder Trial o Devil Made Me Do It Case.

L’INIZIO: DAVID GLATZEL

L’antefatto (siamo nel 1980) riporta a David Glatzel, un ragazzino di 11 anni, fratello minore di Debbie, la moglie di Arne Johnson. Quando David si recò nella nuova casa di Debbie ed Arnie per aiutarli con il trasloco, iniziò a non sentirsi a proprio agio, affermando di vedere un misterioso uomo anziano che lo terrorizzava. Con il passare dei giorni, il comportamento di David diventò sempre più strano e preoccupante, mentre il ragazzino continuava a raccontare alla sorella degli avvistamenti dell’uomo, che minacciava la famiglia di non trasferirsi stabilmente nella proprietà.
Successivamente, pare che sul corpo del giovane David iniziarono a comparire graffi e lividi inspiegabili; i suoi familiari testimoniarono anche che a volte la voce di David assumeva delle caratteristiche demoniache e che una volta lo avevano visto aggredito da una sorta di entità invisibile. A questo punto la famiglia Glatzel decise di rivolgersi ai famosi demonologi Ed e Lorraine Warren (gli stessi che hanno ispirato la saga The Conjuring), che giunsero ad una conclusione per loro sicura: David era posseduto.

IL “PASSAGGIO”

Ed e Lorraine Warren praticarono quindi ben 3 esorcismi sul ragazzino, durante i quali riportarono inquietanti testimonianze: pare che David infatti, con voce demoniaca, avesse descritto ai Warren nei dettagli l’omicidio che Arne avrebbe compiuto in seguito. Proprio Arne, presente nell’ultimo tentativo di esorcismo di David (che sembrò andare a buon fine), si rivolse al ragazzino affermando disperato di essere disposto a prendere il suo posto: è in questo momento secondo i coniugi Warren che il demone che possedeva David avrebbe “migrato” verso Arne.

Alcuni giorni dopo, Arne ebbe un incidente d’auto; successivamente, in aula di processo, avrebbe raccontato che dopo l’incidente si sentì spinto ad esaminare un pozzo presente nella proprietà dove aveva appena traslocato con Debbie: davanti ai giudici, Arne giurò di aver visto il demone che risiedeva nel corpo di David e che quello fu il suo ultimo momento di lucidità prima della “possessione”.

Debbie ed Arne, ancora spaventati dall’accaduto, decisero quindi di trasferirsi, ma nel nuovo appartamento iniziarono a manifestarsi strani avvenimenti: secondo Debbie, Arne aveva, in momenti di trance, comportamenti identici a quelli che aveva avuto suo fratello David.

L’OMICIDIO

Nel Febbraio del 1981, Bono, il datore di lavoro di Debbie, invitò la donna, insieme a sua sorella Wanda (e la figlia di questa, Mary, di 9 anni) e a suo marito Arne ad un pranzo. Bono si ubriacò moltissimo, e in preda ai fumi dell’alcool prese in ostaggio la piccola Mary, suscitando la reazione scatenata di Arne: nonostante Debbie cercasse di frapporsi fra i due, Arne aggredì Bono con un coltello e lo uccise “ringhiando come un animale“, raccontò la stessa Debbie alla polizia.

Il giorno successivo all’omicidio, Lorraine Warren informò la polizia locale che Arne era secondo lei sicuramente posseduto da un demone durante il crimine commesso. La notizia arrivò velocemente ai media, che ne fecero un caso nazionale; nel frattempo l’avvocato di Arne decideva di intraprendere come linea difensiva proprio la strada della possessione demoniaca.

IL PROCESSO

L’avvocato Martin Minnella cercò quindi in aula di sostenere la tesi della possessione demoniaca, coadiuvato dai coniugi Warren e dalle testimonianze della famiglia di Debbie. Ed e Lorraine Warren attestarono ed accertarono “legalmente” la possessione, ma la prova non venne ritenuta valida dal giudice Robert Callahan, che riteneva il tutto una montatura per proteggere l’assassino e che giudicò le prove inconcludenti e non scientifiche. La difesa dovette ripiegare su delle attenuanti in via di difesa personale di Arne: la giuria quindi si trovò a giudicare solamente l’esistenza di tali attenuanti, mentre un giudizio sulla eventualità si una possessione venne ritenuto non ammissibile.
La giuria dichiarò quindi infine Arne Johnson colpevole di omicidio di primo grado; Arne venne condannato a 10 anni di prigione, ma finì per scontarne solamente 5.

 

DOPO IL PROCESSO

La vicenda ebbe una enorme risonanza; la NBC ne trasse un film, mentre un’autrice pubblicò, assistita da Lorraine Warren, un libro sull’accaduto intitolato The Devil in Connecticut, i cui ricavi sarebbero stati, per volontà di Lorraine stessa, condivisi con le famiglie di Debbie e Arne.

Nel 2006 Carl Glatzel, fratello di David e Debbie, decise di agire in giudizio contro autori e publisher di The Devil in Connecticut, libro che lo dipingeva come uno dei “villain” della vicenda. Carl affermò che l’intera storia della possessione demoniaca era stata una montatura di Ed e Lorraine Warren creata sfruttando una malattia mentale del giovane David; i coniugi Warren avrebbero quindi convinto la famiglia a perpetrare l’idea della possessione dopo l’omicidio commesso da Arne, promettendo che i media li avrebbero resi milionari e che l’uomo avrebbe potuto evitare così il carcere.

Debbie ed Arne, di idea opposta a Carl, continuarono a difendere l’operato e le opinioni dei Warren, che dal canto loro avevano anche la conferma di molti preti esorcisti che erano arrivati alle loro stesse conclusioni. Carl sarebbe stato quindi secondo loro solamente alla ricerca di denaro, che sperava di ottenere screditando i Warren tramite un suo libro che uscì nel 2007, Alone Through the Valley.

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