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Cronache da un mondo parallelo: la recensione di Summertime 2

Cronache da un mondo parallelo: la recensione di Summertime 2

Di Lorenzo Pedrazzi

Distribuita da Netflix il 29 aprile del 2020, a poche settimane dalle prime vacanze in pandemia, Summertime si è trovata in una situazione davvero insolita: il corso della Storia ha infatti reso vetusta la sua idea di estate spensierata, legata a quella “normalità” che davamo per scontata fino a pochi mesi prima, e che ora prende le sembianze di un’utopia nostalgica. Gli autori hanno però deciso di trarne un’opportunità, facendo tesoro di questa conseguenza involontaria. La seconda stagione, ambientata l’estate successiva, ignora deliberatamente il Covid-19 e prosegue per la sua strada come nulla fosse, continuando a offrire un’evasione dalla realtà che ci circonda: come se Summertime si svolgesse in un mondo parallelo, una fantomatica Terra-2 dove la pandemia non è mai successa.

È una scelta sensata, perché coerente con la natura dello show. Raramente i teen drama ci offrono uno spaccato verosimile dell’adolescenza o dei suoi contesti sociali (e quando lo fanno spesso non vengono premiati), quindi il genere esiste già su un piano diverso di realtà. Basta guardare l’avvenenza dei personaggi per rendersene conto, o notare i corpi statuari che sfilano in spiaggia sullo sfondo: Summertime non ha mai cercato il verismo, e trascurare la pandemia è solo un altro passo in quella direzione.

Sapore di mare, un anno dopo

Come accennato sopra, la seconda stagione si svolge un anno dopo. Summer e Ale, incapaci di reggere una relazione a distanza, si sono lasciati: lui vive a Barcellona con Lola, sua partner nella vita e nella scuderia spagnola per cui corre; Summer, invece, si è appena diplomata, e progetta di frequentare l’università a Parigi con Edo. Il loro rapporto è diventato romantico da qualche mese, mentre Sofia è ancora insieme a Irene, con cui dovrebbe partire per una vacanza in Grecia. Dario, ormai un assiduo frequentatore dell’universo femminile, inanella un’avventura dietro l’altra, approfittando del suo lavoro di rider per conoscere ragazze nuove. Resterà colpito dall’affascinante Rita, donna più grande e con figlio al seguito.

Le cose si complicano quando Ale torna a Cesenatico per presentare Lola ai suoi genitori. Un incontro fortuito con Summer risveglia i sentimenti di entrambi, che mettono in dubbio le loro attuali relazioni. Intanto, Isabella parte in tour con le sue canzoni, e Antony rimane a casa con le figlie. Blue conosce un ragazzino ambientalista che raccoglie i rifiuti sulla spiaggia, e al Bagno Paradiso arriva un nuovo cuoco, Jonas, avventuriero giramondo che trasmette a Sofi la passione per la fotografia. Come se non bastasse, Giulia fa capolino da Vicenza: ufficialmente per passare qualche giorno con i suoi, ma in realtà per riconquistare Edo.

Vita colorata

Nonostante l’ellissi temporale (parzialmente colmata tramite flashback), la seconda stagione di Summertime riprende le fila senza traumi, anche perché segue l’evoluzione naturale dei protagonisti. Insomma, nessuna delle novità rappresenta una sorpresa: la prima stagione racchiudeva già “in nuce” i futuri sviluppi dei personaggi, dalla separazione tra Summer e Ale alle disinibite avventure sessuali di Dario. In generale, si nota anche una maggiore scioltezza del cast, che ha acquisito maggiore spontaneità ed esperienza, pur incespicando in alcune occasioni. Il migliore resta Andrea Lattanzi, ma le stesse Coco Rebecca Edogamhe e Amanda Campana dimostrano di essere maturate parecchio come attrici.

Il problema risiede però nella sceneggiatura: anche questa serie, come altri show e film italiani di Netflix, è troppo “scritta”. Si affida eccessivamente ai dialoghi per comunicare sentimenti, concetti e reazioni emotive, dando luogo a momenti didascalici che irrigidiscono i personaggi. C’è una sensazione di schematismo diffuso, che si riflette persino nella struttura ricorrente degli episodi, sempre la stessa, reiterata fino alla fine: i protagonisti continuano ad allontanarsi e riavvicinarsi, passando da un confronto chiarificatore all’altro, intervallati da vedute della riviera romagnola e canzoni modaiole che sottolineano l’atmosfera. Peraltro, in questo caso si aggiungono le poco credibili trasferte lampo a Barcellona e ritorno, con una facilità che suona inverosimile anche senza pandemia.

Gravata da snodi narrativi un po’ faciloni, la serie cerca di dissimularli con la sua riconoscibile grammatica espressiva: una volta tanto, la fotografia luminosa non è un semplice “Apri tutto” in stile Occhi del cuore, ma un sistema efficace per accogliere i colori dell’estate, con il suo sole abbacinante e le sue giornate lunghissime. I costumi dai toni accesi e le scenografie variopinte seguono la stessa idea visiva, allontanandoci ulteriormente dalla nostra concezione di realtà. È davvero un altro mondo, colorato e dolce come i ricordi delle estati passate. In tal senso, l’estetica di Summertime funziona.

Ambizioni e disincanto

Resta comunque il pregio maggiore della serie, soprattutto se confrontata con altre produzioni italiane: lo sguardo disincantato sul sesso e sulle relazioni. Pur senza mostrare nulla di esplicito, Summertime mette in scena rapporti spigliati, spesso occasionali, dove il sesso non è appesantito da un insopportabile moralismo sensazionalistico (al contrario di Baby, per dire). Come nella prima stagione, anche stavolta le relazioni amorose vengono demistificate, riconoscendone la fluidità e la precarietà. Siamo ormai lontanissimi da Tre metri sopra il cielo, romanzo di Moccia che è stato usato solo come pretesto, ma con cui lo show ha ben poco in comune.

Una nota di merito anche per le maggiori ambizioni produttive. Oltre a svolgersi tra due nazioni diverse, la seconda stagione integra molto meglio l’universo delle corse motociclistiche, che guadagna maggior peso e screen time. L’intrattenimento ne giova, anche in virtù di una regia professionale che valorizza lo spettacolo. Sarà interessante scoprire se nella terza stagione – già annunciata in tempi record – le ambizioni cresceranno ulteriormente, e il finale induce a credere che sarà così. Se solo trovasse una maggiore naturalezza nella scrittura, la crescita della serie potrebbe diventare più completa.


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