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Pride: Tutto sulla docuserie su Disney+ sulla lotta per i diritti LGBTQIA+ in America

Pride: Tutto sulla docuserie su Disney+ sulla lotta per i diritti LGBTQIA+ in America

Di Andrea Suatoni

E’ arrivata oggi su Disney+ sotto l’etichetta Stars Original la miniserie in 6 parti Pride, che si aggiunge alla già lunga lista sulla piattaforma online di contenuti LGBTQIA+.
PriIde è una docuserie che, in 6 episodi, racconta diverse fasi della lotta americana (ancora oggi in corso) per il riconoscimento dei diritti delle persone LGBTQIA+: partendo dagli anni ’50 e fino ai 2000, ogni episodio copre un decennio, ed è narrato secondo un diverso punto di vista da un regista parte della comunità stessa.

PRIDE

La serie è stata strutturata in decenni per due diversi motivi: tale divisione da una parte permette una continuità semplice e lineare, mentre dall’altra offre ai registi la possibilità di operare su una “scatola chiusa”, un periodo finito all’interno del quale lavorare esprimendo al massimo la propria arte e il proprio stile personale. I cineasti hanno infatti potuto scavare molto in profondità in relazione ad ognuno dei periodi storici correlati, mettendo insieme un racconto organico che alza il velo su episodi sia eroici che drammatici, parte integrante della storia dell’America ma raramente portati alla luce.

EPISODIO 1 – ANNI 50: LA GENTE FACEVA LE FESTE

Il primo episodio è diretto da Tom Kalin, regista il cui film d’esordio, Swoon (1992), fu premiato (fra gli altri) al Festival Internazionale del Cinema di Berlino e al Sundance Film Festival; è conosciuto anche per il film Savage Grace (con Julianne Moore e Eddie Redmayne). Kalin è uno degli esponenti del New Queer Cinema ed uno dei membri fondatori del collettivo di attivisti Aids Gran Fury.

L’episodio offre uno sguardo sulle vite di alcune persone queer, che negli anni ’50 vivevano una vita all’insegna della repressione, impossibilitate dalla società e dalla politica (complici anche una serie di norme governative contro  la comunità LGBTQIA+) del tempo a vivere appieno la propria sessualità. Vista la scarsità di materiali e video dell’epoca, alcune sequenze nell’episodio sono state rese utilizzando, sulla base di esperienze reali, degli attori.

EPISODIO 2 – ANNI 60′: RIVOLTE E RIVOLUZIONI

Il regista del secondo episodio è Andrew Ahn, coreano-americano nato e cresciuto a Los Angeles. Lo conosciamo principalmente per il suo Driveways, presentato in anteprima al Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2019 e nominato agli Indipendent Spirit Awards, ma anche per Spa Night, il suo pluripremiato film d’esordio.

L’episodio racconta il decennio che terminò con i moti di Stonewall, che segnano il vero e proprio inizio delle lotte della comunità. Ahn ripercorre la storia di alcune donne queer di colore e di alcune donne transgender che giocarono un ruolo fondamentale nel preparare la strada per le rivolte e le rivoluzioni che offrono il titolo all’episodio.

EPISODIO 3 – ANNI ’70: L’AVANGUARDIA DELLA LOTTA

E’ la regista Cheryl Dunye a dirigere il terzo episodio, anche lei parte della corrente culturale New Queer Cinema nata nel 1992. La ricordiamo per The Watermelon Woman, premiato nel 1996 al Festival Internazionale del Cinema di Berlino come miglior film a tematica LGBTQIA+, ma anche per Stranger Insider, presentato in anteprima al Sundance Film Festival nel 2002, e per la serie Queen Sugar. Attualmente è in produzione una sua pellicola con l’attrice transgender Laverne Cox in veste di protagonista.

La Dunye inserisce anche sé stessa fra le testimoni di un periodo che visse pienamente, assistendo alla prima marcia in assoluto del Gay Pride e mostrando come gli anni ’70 abbiano contribuito alla nascita di un primo movimento nazionale.

EPISODIO 4 – ANNI ’80: UNDERGROUND

La coppia di registi formata da Anthony Caronna e Alex Smith dirige il quarto episodio. Caronna, fattosi le ossa nel teatro sperimentale, è da pochi anni approdato al cinema; conosciuti sono il suo Success, un film concerto sperimentale, e il documentario Susanne Bartsch: On Top, che ha realizzato insieme a Smith, con il quale ha anche prodotto il film Wrinkles the Clown.

Il quarto episodio è ambientato principalmente a New York, città che vide l’ascesa dal Gay Liberation Front e che diventò una meta quasi salvifica per svariate persone queer a Manhattan. Gli anni ’80 sono però anche quelli passati tristemente alla storia per l’epidemia di HIV e le numerossime morte per la conseguente AIDS, in un epoca in cui le autorità si disinteressavano completamente al problema.

EPISODIO 5 – ANNI ’90: LE GUERRE CULTURALI

Yance Ford, regista transgender, dirige il quinto episodio. Nel 2017 al suo esordio con il docufilm Strong Island vince moltissimi premi, fra cui un Emmy e il premio speciale della giuria al Sundance Film Festival (aggiudicandosi anche una nomination agli Oscar).

Il regista si sofferma sulla delusione della comunità LGBTQIA+ dovuta alle mancate riforme che ci si aspettava dal nuovo governo di Bill Clinton. Le varie comunità iniziavano a trovare delle loro identità, alla luce delle “guerre culturali” che portarono alla nascita del lato più politico dell’attivismo.

EPISODIO 6 – ANNI 2000: Y2GAY

Il sesto episodio è infine diretto da Ro Haber, regista di genere non binario che abbiamo visto al lavoro sulla serie Pose di Ryan Murphy.

L’episodio copre gli anni dai primi 2000 fino al presente, ed evidenzia in particolare come la cultura pop abbia fortemente contribuito alla rottura di determinati stereotipi e alla diffusione della rappresentazione ad ampio spettro, pur non senza limiti e difetti.


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