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Bob Odenkirk da avvocato a “nessuno”, storia di un successo

Bob Odenkirk da avvocato a “nessuno”, storia di un successo

Di Lorenzo Pedrazzi

Se i talenti precoci sono chiamati enfant prodige, come possiamo definire quelli che esplodono in età matura? Una definizione retorica non c’è, e forse è meglio così. Tendiamo a credere che il cammino professionale di un artista (o di qualunque altra figura) proceda per tappe predefinite, ma non sempre le occasioni giuste arrivano in tempi rapidi. Talvolta, le opportunità giungono al culmine di un duro lavoro che si protrae per anni, se non addirittura decenni. Nel caso di un attore, poi, si tratta spesso di recitare all’ombra di colleghi più famosi, in ruoli marginali, fino a quella “svolta” che cambia ogni prospettiva.

È così che potremmo riassumere la carriera di Bob Odenkirk. L’amatissimo Saul Goodman di Breaking Bad ha trascorso circa vent’anni come autore comico e interprete di personaggi secondari, sul grande e piccolo schermo, prima di esplodere nella serie di Vince Gilligan. Un percorso che lo accomuna a Bryan Cranston, anch’egli diventato una star grazie al medesimo show. Da quel momento in poi, i suoi orizzonti sono diventati molto più ampi.

Gli esordi come autore

Nato a Berwyn (Illinois) nel 1962, Robert John Odenkirk frequenta diversi college a Milwakee, Carbondale e Chicago, dove si laurea nel 1984. In questi anni fa le sue prime esperienze come autore comico presso una radio universitaria, e studia improvvisazione al Players Workshop della Windy City. È qui che conosce Robert Smigel, inaugurando una collaborazione che nel 1987 lo porta al Saturday Night Live. Nello storico show del sabato sera – dove lavora fino al 1991 – conosce Ben Stiller e Conan O’Brien, che successivamente lo recluteranno per The Ben Stiller Show (vincitore di un Emmy per la scrittura) e Late Night with Conan O’Brien.

Ormai navigato sia come autore sia come performer, nel 1995 crea Mr. Show con David Cross, che aveva incontrato al Ben Stiller Show. La trasmissione, composta da vari sketch comici, va in onda su HBO per quattro stagioni, e ottiene altrettante nomination agli Emmy. Da uno degli sketch nasce il film Run Ronnie Run!, scritto e interpretato proprio da Cross e Odenkirk, ma il risultato non soddisfa i due autori, che accusano New Line e il regista Troy Miller di averli esclusi dal montaggio definitivo.

Nel frattempo, tra gli anni Novanta e i primi Duemila, Bob appare in vari film piuttosto noti, come Fusi di testa 2 – Waynestock, Un uomo in prestito, Il rompiscatole, Sognando Broadway e Monkeybone. Inoltre, ne dirige tre: Melvin Goes to Dinner, Let’s Go to Prison e The Brothers Solomon.

La svolta con Breaking Bad

Sul fronte televisivo, le sue esperienze sono altalenanti. Bob Odenkirk partecipa a vari show (compresi Arrested Development, Entourage, Weeds e How I Met Your Mother), ma i pilot che scrive e produce non diventano mai delle serie. Viene anche preso in considerazione per il ruolo di Michael Scott in The Office, ma la produzione opta per Steve Carell. Bob farà però un memorabile cameo nella stagione finale, dove interpreterà un capufficio molto simile a Michael.

Nonostante le delusioni, la rivalsa è vicina. Nella seconda stagione di Breaking Bad, gli autori Vince Gilligan e Peter Gould hanno bisogno di una nuova “spalla comica”, dato che Hank – traumatizzato dopo aver visto la testa decapitata di Tortuga – non può più ricoprire quel ruolo. Pensano quindi a un avvocato che possa togliere Walt e Jesse dai guai se ne hanno bisogno, e Gilligan concepisce il nome Saul Goodman, contrazione della frase «[It]’s all good, man» (“Va tutto bene, amico”). poiché molti membri della troupe sono fan di Mr. Show, il primo attore a cui pensano è proprio Bob Odenkirk.

Saul dovrebbe apparire solo per tre episodi, ma la performance di Bob è troppo valida per rinunciarvi così presto: Gould e Gilligan decidono allora di renderlo centrale fino all’ultima stagione. L’interpretazione dona infatti al personaggio maggiore umanità, e Saul guadagna spessore, diventando anche la guida di Walt nel sottobosco criminale di Albuquerque. Il suo modo di parlare è una creazione di Odenkirk, ispirata al leggendario produttore Robert Evans.

Better Call Saul

Il successo e Better Call Saul

Breaking Bad e Saul Goodman imprimono il volto di Bob nell’immaginario collettivo, stravolgendo la sua carriera nel migliore dei modi. Gould e Gilligan ne sono talmente impressionati da dedicargli lo spin-off Better Call Saul, in procinto di concludersi – dopo sette anni di successi – con la sesta stagione, in arrivo nel 2022. Odenkirk ha così modo di approfondire la storia dell’avvocato, esplorando la trasformazione di James “Jimmy” McGill – questo il suo vero nome – in Saul. Acclamata dal pubblico e dalla critica, la serie ottiene ben 39 candidature agli Emmy, e quattro ai Golden Globes (tutte per l’attore protagonista).

Il ruolo di Saul gli spalanca orizzonti che prima sembravano irraggiungibili. Lavora con registi del calibro di Alexander Payne (Nebraska, 2013), Steven Spielberg (The Post, 2017) e Greta Gerwig (Piccole donne, 2019), ma appare anche in The Spectacular Now, The Disaster Artist, Non succede, ma se succede… e Dolemite Is My Name. Inoltre, presta la voce a Winston Deavor ne Gli Incredibili 2.

Allo stesso tempo, però, non rinnega il suo primo amore. Nel 2015 esce infatti su Netflix lo show comico W/ Bob and David, da lui realizzato con David Cross, e basato su Mr. Show. Sempre per il colosso dello streaming, Odenkirk co-sceneggia, produce e interpreta la commedia noir Girlfriend’s Day, un film che desiderava fare da 16 anni.

Nuove strade: Io sono nessuno

Questo ci porta a Io sono nessuno, film di Ilya Naishuller che arriverà il prossimo 1 luglio nelle sale italiane. È stato scritto dal Derek Kolstad di John Wick, e permette a Bob Odenkirk di mettersi in gioco nel genere action a quasi sessant’anni. Nulla di strano: da Liam Neeson in poi, il cinema sta valorizzando moltissimo gli attori “maturi” come eroi d’azione.

Fisico tonico e faccia da spaghetti western, Bob interpreta un uomo apparentemente ordinario che sfida un’organizzazione criminale russa, scatenando una devastante bufera di proiettili e cazzotti. Tra scontri parossistici e combattimenti viscerali, l’ex autore del SNL si sente a casa: l’approccio ironico del film, che premia l’esagerazione e non si prende troppo sul serio, sembra fatto apposta per lui.

È l’ennesima evoluzione di una carriera mutevole, dove Odenkirk dimostra ancora una volta l’ampiezza della sua gamma espressiva. «I’m nobody» dice il suo personaggio alla polizia nella prima scena del film: un “nessuno” solo di nome, ma non certo di fatto.


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