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Aline, il biopic di Céline Dion… senza Céline Dion

Aline, il biopic di Céline Dion… senza Céline Dion

Di Marco Triolo

Attenzione perché forse stiamo per entrare in una nuova era dei biopic musicali. Dopo il successo di Bohemian Rhapsody, il mondo del cinema è stato colto da una frenzy paragonabile a quella del banchetto di Pappa e Ciccia. Improvvisamente, assicurarsi i diritti dell’immagine di una rockstar a caso è diventata una scommessa sicura. Sia chiaro, il genere andava forte anche prima, ma il film su Freddie Mercury e i Queen ha messo in evidenza un elemento ormai considerato fondamentale in questo tipo di progetti: l’ufficialità.

Ufficialità nel senso di “avere i diritti delle canzoni”. Una roba che pare scontata, no? E invece non lo è affatto. E gli esempi non mancano: c’è Stardust, un biopic su David Bowie con Johnny Flynn che non poteva usare le canzoni del Duca Bianco. André 3000 ha invece interpretato Jimi Hendrix in Jimi: All Is by My Side, in cui la cosa più vicina a riproporre un concerto di Hendrix è il momento in cui il chitarrista esegue alcune canzoni dei Beatles con i Beatles tra il pubblico (storia vera). È un bel problema, specialmente se l’artista in questione ha creato dei brani iconici che ne hanno plasmato l’immaginario. Come fai a raccontare Jimi Hendrix e non proporre Foxy Lady? Il pubblico se l’aspetta e automaticamente fai la figura del poveraccio.

La vecchia soluzione: i biopic “per procura”

Qualcuno ha rimediato creando dei biopic “per procura”, storie molto simili a quelle di un artista realmente esistito, ma coi nomi cambiati. Così eviti il problema alla radice: lo spettatore non si aspetta di sentire QUELLE canzoni perché il tuo protagonista non si chiama “David Bowie” ma “Brian Slade” (sì, sto parlando di Velvet Goldmine). Tutti contenti? Più o meno. Girala come vuoi, ma non è mica la stessa cosa. Se metti in cartellone il nome DAVID BOWIE stai vendendo un tipo di film, se scrivi Velvet Goldmine verrà inevitabilmente meno gente.

Ma adesso è arrivata la rivoluzione, il fulmine nella bottiglia, l’idea che salverà capra e cavoli: il biopic coi nomi cambiati MA CON LE CANZONI UFFICIALI COSÌ LE PUOI CANTARE COI TUOI AMICI. Il primo è in arrivo, è un apripista, un pioniere che risponde al nome di Aline. Ovvero il film su Céline Dion con le canzoni di Céline Dion cantate però da “Aline Dieu”. Che è come se uno fa un film su David Bowie e lo chiama “Bavid Dowie” fischiettando mentre scorre annunci di ville in vendita a Beverly Hills.

Aline, di produzione franco-canadese, uscirà in Francia a novembre e sarà presentato fuori concorso a Cannes in luglio. È diretto e interpretato da Valérie Lemercier. Volete vedere il trailer? Eccolo qua.

La svolta

A prima vista, nonostante sia “liberamente ispirato” alla vita di Céline Dion, non si discosta dal canonico biopic in cui viene raccontata l’ascesa di una star della musica in maniera abbastanza esaustiva. Non pare una rielaborazione troppo fantastica alla Rocketman (che pure aveva i diritti delle canzoni e del nome di Elton John), o una trasposizione allegorica delle sfide di una cantante per emergere. È un biopic. Un biopic di Céline Dion. Ma senza Céline Dion.

Il potenziale è enorme. Puoi scrivere “Céline Dion” in grande sul poster e poi, in piccolo, tipo clausola di contratto, “Con le canzoni di”. Puoi fare come hanno fatto i produttori di Aline e usare un logo che ricorda la firma di Céline. L’importante è che ottieni i diritti delle canzoni, le riarrangi, ci piazzi qualche bella coreografia in cui le fai esplodere, e per il resto conti i soldi. Praticamente sarebbero dei musical senza essere musical, il che, ancora una volta, è prendere due piccioni con una fava: il pubblico che non ama i musical “perché a un certo punto si mettono a cantare” è meno infastidito quando le canzoni fanno parte della storia.

Quanto devono sentirsi scemi adesso i produttori di Stardust e Jimi: All Is by My Side? Quanti facepalm si staranno dando per non averci pensato prima? E Sacha Baron Cohen starà forse pensando “Con gli stessi baffi avrei potuto interpretare Reggie Hermes, leader della rivoluzionaria band King”?. Non lo so. So solo che una strada è stata indicata, e niente sarà più come prima.


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