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Senza infamia e senza lode: la recensione di Senza rimorso

Senza infamia e senza lode: la recensione di Senza rimorso

Di Marco Triolo

Stefano Sollima si è ormai fatto un nome a livello internazionale come affidabile e talentuoso regista d’azione. Ha travalicato i confini nazionali senza compromettere lo stile che lo ha fatto decollare con serie come Romanzo criminale e Gomorra, anzi, arricchendolo grazie ai contributi di un’industria, quella americana, che mette a disposizione un arsenale impensabile nel nostro paese.

Con Soldado aveva confezionato, insieme allo sceneggiatore Taylor Sheridan, un valido sequel di Sicario. Per questo la notizia che i due sarebbero tornati a lavorare insieme a Senza rimorso, primo capitolo di un potenziale franchise dedicato al John Clark di Tom Clancy, aveva destato reazioni positive. La scelta di Michael B. Jordan, star carismatica dotata del physique du role, nel ruolo principale, era stata la ciliegina sulla torta. Senza rimorso aveva la potenzialità di fare quello che la saga cinematografica di Jack Ryan – membro dello stesso “universo condiviso” di personaggi nei romanzi di Clancy – non era mai riuscita a fare: lanciare un vero e proprio franchise.

Un film troppo generico

È con grande dispiacere, dunque, che dobbiamo constatare come, al contrario, Senza rimorso sia un action spionistico estremamente generico. Ben confezionato, ci mancherebbe, e con un Jordan che ce la mette tutta. Ma senza anima. Persino la solitamente complessa e mai banale scrittura di Sheridan qui si adagia sui cliché del filone e troppe volte finisce per sbraitare i punti chiave della storia, quasi che non avesse tempo e voglia di approfondirli. Esempio: la premessa vede John Kelly (vero nome del protagonista) impegnato in una missione in Siria che finisce male. La sua squadra di Navy SEALs ha pestato i piedi ai russi sbagliati, e un gruppo di sicari ne uccide alcuni membri. Nel suo caso, i killer uccidono sua moglie incinta, ma falliscono nell’eliminare John. Il quale, ripresosi, decide di vendicarsi. La storia è piuttosto semplice e l’abbiamo vista un milione di volte, eppure la sceneggiatura si premura di far letteralmente gridare diverse volte a John quanto la moglie e la figlia mai nata gli manchino. Lo scopo è creare empatia verso la sofferenza del personaggio, ma, a ben guardare, queste scene servono solo a mettere una pezza a un altro problema: che la scrittura di Sheridan non è riuscita a spiegare, a priori, la posta in gioco. A rendere quel forte senso di attaccamento e famiglia che dovrebbe far scattare la rabbia cieca di John.

E questo perché, lo abbiamo detto in apertura, Senza rimorso è estremamente generico. Uno come Sheridan e uno come Sollima non ci mettono niente a confezionare una cosa del genere. Ma stupisce che il trattamento sia stato riservato a un film che, teoricamente, era piazzato come inizio di qualcosa. Il suo passaggio diretto su Amazon Prime Video non dà grande fiducia sul potenziale di questo franchise. Ma chi se ne frega, non è che ogni film debba avere per forza uno o più sequel: sarebbe stato sufficiente divertirsi per un paio d’ore. E invece ci si trova ad assistere un po’ apatici a una sequela di scene. In America li chiamano “set pieces”, cioè quelle scene che sono talmente complesse da contare più della trama in termini di vendibilità di un film, e dunque vengono studiate nei dettagli, pre-visualizzate, e fanno insomma da perno al resto. Ma la storia ci insegna che, quando manca il tessuto connettivo, possono essere anche le cose più spettacolari ma non riescono a tenere alto l’interesse.

Le scene d’azione

Ecco, in Senza rimorso non sono nemmeno così spettacolari. C’è una sequenza in un edificio abbandonato a Murmansk (in realtà Berlino) che dovrebbe essere il pezzo centrale, la lotta per la vita in cui gli eroi, assediati, devono riuscire a evadere. Ma è ridotta a una sequela di sparatorie che, dopo un po’, diventano ripetitive. Un po’ tutte le scene d’azione del film sono così, in realtà: si spara molto dagli angoli, e c’è poco contatto fisico. Nelle poche scene corpo a corpo, Sollima, ancora una volta, si comporta come un mestierante e non lascia il segno. C’è una scena in cui John affronta a mani nude dei secondini in tenuta anti-sommossa, preparando il campo in modo da avere il vantaggio, che sulla carta dovrebbe essere molto cool. Dovrebbe essere il momento in cui capiamo di che pasta è fatto questo tizio. Chi legge i romanzi di Clancy lo sa già, probabilmente, ma lo spettatore medio deve capirlo qui. E invece si risolve tutto con una scazzottata veloce che, nell’era degli stuntman diventati registi, non impressiona.

Oltretutto il film commette il peccato di essere prevedibile. Uno sguardo ai personaggi, e un singolo sguardo dei personaggi, e avrete già capito dove tutto quanto andrà a parare in termini di doppi giochi e redenzioni. Non è sempre necessario stupire, ma per lo meno bisognerebbe tentare di confondere le acque, e Senza rimorso non solo non lo fa, ma sembra che non gli interessi nemmeno.

Quando il franchise conta più del film

Lo ripeto, è un vero peccato. Personalmente faccio il tifo per Sollima, ma anche per Sheridan e Michael B. Jordan. Il resto del cast era interessante: Guy Pearce, la rising star Jodie Turner-Smith, Jamie Bell. Era una bella squadra, ma forse il campionato sbagliato. Forse si chiedeva loro di piazzare un “marchio” per lanciare qualcos’altro, anziché concentrarsi su un film e poi vedere come sarebbe andata. È un po’ l’errore che si fa quando si cerca di imitare la Marvel e si pone più attenzione al progetto generale che al singolo film (cosa che, va detto, anche la Marvel ha fatto). Ed è incomprensibile nel caso di un film che nasce da una linea di adattamenti che, a parte la doppietta di Harrison Ford nei panni di Jack Ryan, non hanno mai generato sequel. Forse era il caso di realizzare un action memorabile e preoccuparsi solo dopo del resto. Per il bene di Michael B. Jordan, speriamo che il suo John Clark abbia una seconda occasione per redimersi.

Senza rimorso è disponibile su Amazon Prime Video. Guarda anche:

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