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M.O.D.O.K., la recensione del primo episodio

M.O.D.O.K., la recensione del primo episodio

Di DocManhattan

M.O.D.O.K., o se vogliamo fare i precisi Marvel’s M.O.D.O.K., è la nuova serie animata Marvel, realizzata in stop motion e in uscita negli USA il 21 maggio su Hulu. Da noi e in altri mercati uscirà lo stesso giorno sul canale Star di Disney+. Non con tutti i 10 episodi in blocco, come avverrà Oltreoceano, ma al ritmo di un episodio a settimana. Abbiamo visto in anteprima i primi due, e oggi vi posso parlare del primo, “”If This Be… M.O.D.O.K.!”. E, più che altro, provare a spiegare che effetto fa guardare quel tipo di umorismo alla Family Guy calato in un mare di citazioni Marvel. Niente spoiler, tranquilli.

Dunque. Chi sia M.O.D.O.K., come la sua storia sia legata a quegli apicoltori mancati delle Avanzate Idee Meccaniche (A.I.M.) con le loro tutine gialle, e cosa significhi quell’acronimo, lo si è detto in un articolo tutto dedicato ai trascorsi a fumetti di questo capoccione assassino. M.O.D.O.K., la serie, è una produzione in stop motion creata da Jordan Blum e Patton Oswalt (che dà anche la voce al protagonista), prodotta da Marvel Studios e Marvel Animation, e animata da Stoopid Buddy Stoodios, lo studio co-creato da Seth Green ai tempi di Robot Chicken.

Modok recensione episodio 1

UNA GALLINA ROBOT MARVEL

Ed ecco, Robot Chicken è esattamente l’esempio più facile da spendere per spiegare com’è M.O.D.O.K., con che tipo di umorismo si gioca le sue gag, con quale nonchalance prova a far ridere facendo esplodere teste o animali domestici. O segando il braccio a un povero tizio, perché il protagonista non va tanto per il sottile con il suo raggio laser sparato dalla fronte. Prendete quel tipo di comicità fracassona, ammiccante ed estremamente calata nel contesto che ci circonda (i social network e i danni che facciamo, anche a noi stessi, usandoli), e ora pucciatela in un mare di citazioni Marvel che manderanno i vecchi fan della Casa delle Idee in brodo di juggernaut (no, il Fenomeno non c’è, era solo una battuta scema).

E a proposito di battute sceme. Non tutte le gag fanno ridere, magari, ma ho trascorso sempre con il sorriso sulle labbra quella ventina di minuti che il primo episodio si è portato via. Con qualche genuina risata qui e là, perché sì, M.O.D.O.K. fa ridere, è scritta bene, e si prende pure la briga di imbastire un discorso, al di là delle gag da Adult Swim. E pure su un doppio livello, toh. La vita di George Tarleton alias M.O.D.O.K. va infatti a rotoli tanto professionalmente quanto dal punto di vista familiare. L’A.I.M. è in bancarotta, perché lui è un capo inetto, come gli ricorda in continuazione la sua rivale per la leadership, un’altra vecchia conoscenza dei lettori Marvel: Monica Rappaccini (Wendi McLendon-Covey).

Modok recensione episodio 1

CRISI VUOL DIRE SCELTA (PIÙ O MENO)

E la crisi finanziaria della compagnia che si occupa di sviluppare armi di distruzione di massa e nuovi metodi di tortura genera l’interessamento di una società tech che non è Google, ma potrebbe proprio sembrare tanto-tanto Google, che vuole acquisire l’A.I.M. Il che, a sua volta, porta a quelle dinamiche da capo carismatico di una società che finisce per esser buttato fuori dalla stessa, un grande classico della Silicon Valley. Quanto alla famiglia e alle difficoltà che George affronta nel rapporto con sua moglie, sotto le gag c’è il tema sempreverde di chi scopre che una relazione è andata male perché era troppo preso a parlarsi addosso e non ascoltare. Esattamente come fa il nostro autocompiaciuto, verbosissimo capoccione.

In sintesi, divertente, visivamente godibilissimo – ma io adoro queste robe in stop motion, non faccio testo. Cavolo, che nostalgia per il purtroppo breve periodo in cui mia figlia era in fissa per gli episodi di Shaun the Sheep – e pure con una storia da seguire, che si tratti di riconquistare la leadership, un posto nel cuore dei propri affetti, o più semplicemente di conquistare il mondo, dai. Del secondo episodio torniamo a parlare la prossima settimana.

Ah, sì: alla battuta sul divano e lo stivale mi sono ribaltato, lo confesso.


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