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Godzilla vs. Kong – Abbiamo un vincitore! La recensione dell’ultimo film del Monsterverse

Godzilla vs. Kong – Abbiamo un vincitore! La recensione dell’ultimo film del Monsterverse

Di Andrea Suatoni

Nel 1954 arrivava per la prima volta sul grande schermo Godzilla, immenso mostro marino preistorico capace di sputare raggi atomici e caratterizzato da un atavico odio per l’umanità. Un mostro che, figlio del timore verso l’energia nucleare,  si accaniva sugli uomini inermi ma al tempo stesso complici della propria sorte, in quanto responsabili della creazione del “Re dei Mostri”.
Spesso goffe o addirittura trash, a volte volutamente ed altre meno, le pellicole sulla “saga” di Godzilla si sono moltiplicate negli anni: quelle del Monsterverse di Warner Bros offrono solo l’ultima incarnazione di un filone che non ha mai faticato a farsi largo fra le preferenze del pubblico, che oggi è stato rinnovato e modernizzato portando probabilmente ai migliori “episodi” dell’epopea di Godzilla.

Il Monsterverse ha reso mostri come Godzilla e King Kong praticamente credibili, addirittura tridimensionali: Godzilla, Kong: Skull Island e Godzilla 2: Il Re dei Mostri hanno avuto il merito non solo di rileggere in chiave moderna il mito dei kaiju, ma anche di fornire una spiegazione relativamente accurata e verosimile alla loro esistenza e funzione, fino a dotarli di emozioni e forse anche di sentimenti. Godzilla vs. Kong si inserisce al termine di una quadrilogia di film di cui dovrebbe essere l’estremo coronamento, in un gioco di crossover e rimandi che fa un po’ il verso ad un Marvel Cinematic Universe che ha ormai fatto scuola: ma dopo ben 3 pellicole che lo hanno preceduto, cosa può dare di veramente nuovo allo spettatore?

Godzilla Vs. Kong

CHI E’ CAUSA DEL SUO MAL…

Il cattivo, come ormai abbiamo imparato, è sempre lui: l’uomo. Che sia perché ha inquinato il pianeta senza pensare alle conseguenze, perché interferisce con l’equilibrio dei Titani o per semplice fanatismo suprematista, la morale finisce sempre per essere la stessa: il vero “mostro” siamo noi. Un concetto che, se da una parte si lega in una continuità apprezzabile ai film precedenti, dall’altra risulta ormai ridondante: vero è che dovremmo aspettarci fin dall’inizio che la sospensione dell’incredulità venga spinta oltre i massimi livelli consentiti in pellicole di tal genere, ma qui sembra quasi che determinati personaggi agiscano solamente in funzione proprio di tale continuità.

I protagonisti umani sono solo “un’aggiunta” nei film del Monsterverse, perfetti per imprimere maggior drammaticità alle epiche scene di distruzione totale causate dai kaiju (le vere star al centro della scena) e carichi di simbolismo spesso didascalico. In Godzilla vs. Kong in particolare gli stereotipi legati ai personaggi sono più accentuati più che in passato, ed anche figure a cui ci eravamo affezionati (come la Madison di Millie Bobby Brown, qui sottotono rispetto al suo solito) finiscono per passare quasi inosservati.
Unica eccezione, la piccola Jia: il personaggio interpretato dall’esordiente Kaylee Hottle (attrice che come il suo personaggio comunica con il linguaggio dei segni) non pronuncia neppure una parola nel film, ma le sue scene con Kong sono sempre emozionanti.

DAL SOGGETTO ALLA SCENEGGIATURA

Possiamo solo immaginare quanto difficile possa essere stato a livello di scrittura immaginare uno scontro fra mostri giganteschi, che finiscono anche per lottare contro un robot alto più di 100 metri (si, MechaGodzilla è parte integrante della storia, e la sua entrata in scena farà sicuramente saltare sulla sedia anche il fan meno entusiasta) e rendere tale lotta credibile e drammatica.
In questo senso, Godzilla vs. Kong rappresenta una sfida vinta solo a metà. Sulla carta, la trama di fondo del film non solo regge, ma si rivela anche profondamente strutturata rispetto alle pellicole precedenti: i rimandi, i collegamenti ed il percorso del Monsterverse trovano il loro apice massimo nel film, che ne ricollega praticamente tutti i pezzi creando un affresco coerente con sé stesso e sostanzialmente appagante. L’altra faccia della medaglia però è una sceneggiatura che, tanto nei particolari quanto negli snodi di trama secondari, più e più volte si mostra incerta e frettolosa, priva delle spiegazioni necessarie nonché piena di momenti completamente nonsense.

Un peccato, perché per quanto sia semplice notare nel progetto grezzo delle linee guida che portano in una direzione interessante, i vari snodi narrativi intermedi presentano soluzioni che sviliscono a più riprese gli intenti originali. Cercare di non porsi troppe domande sul come o perché accadano certe cose o chiudere un occhio su determinate scelte narrative secondarie permette sicuramente di godersi molto di più il film.

LA VITTORIA FINALE

Alcune cose funzionano più di altre all’interno del film; a ben guardare in realtà, praticamente tutto ciò che c’è di buono in Godzilla vs. Kong deriva da ciò che è stato ereditato dai capitoli precedenti della saga.
Esistono due grandi eccezioni però, elementi discriminanti che rendono il film una visione assolutamente obbligata per i fan del genere. La prima è MechaGodzilla, la vera grande novità sullo schermo e la versione meccanica del celebre mostro, protagonista della battaglia più spettacolare del film. La seconda si riferisce invece al risultato dello scontro finale: il titolo del film è Godzilla vs. Kong in fondo, e se in moltissimi sicuramente prevedono un “politicamente corretto” pareggio verrano invece smentiti. Se da ragazzini infatti anche voi vi chiedevate “E’ più forte Godzilla o King Kong?”, da oggi potrete avere una risposta canonica.
Infine, vogliamo sottolineare un altro elemento sicuramente positivo: il film è pienissimo di citazioni all’anime di Neon Genesis Evangelion. Alcuni combattimenti (uno in particolare giocato nelle acque oceaniche), diverse battute e situazioni e addirittura elementi di design o scelte narrative omaggiano continuamente l’opera di Hideaki Anno. Vedere per credere.

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